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Quando Giuseppe mi disse: "Hanno rapito Aldo Moro"

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Aldo Moro

- Il 16 marzo 1978, 43 anni fa, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro. Quel giorno lo ricordo così bene che in questa puntata più che una storia spezzina, parlo di me. Successe un giovedì perché in quel giorno uscivo da scuola prima del solito, alle 11. Insegnavo ai Prati di Vezzano, la media che c’è adesso non era ancora stata costruita e le aule delle lezioni erano nella sacrestia della chiesa di Santa Maria del Molinello, un nome che ricorre nella storia locale per essere stato la sede di acque medicamentose. Zona fredda, sottomonte, per andarci una stradina fiancheggiata da campi che ghiacciava d’inverno e che percorrevo ogni mattina sceso dall’11 alla fermata del ponte di ferro che segnava il confine fra i comuni della Spezia e Vezzano. Poi, quando l’area è stata ristrutturata il ponte di ferro è sparito sostituito dal cemento. Tanti anni che non ci torno, chissà se il posto della fermata la chiamano ancora così.

Dunque, quel giovedì mattina, appena uscito, mi avvio tranquillamente a prendere il bus per il ritorno che mi deposita in piazza del mercato. Lì la fermata era quasi vicino a via del Mille, nella parte orientale del mercato. È quasi archeologia dire dell’antico assetto urbanistico della città dopo la creazione della zona pedonale, ma anche così si ricostruisce un’immagine che non esiste più: per chi vuole rinfrescare la memoria e per chi quella memoria non può averla causa giovane età. Scendo e subito incontro il signor Giuseppe, una persona gentile che aveva un negozio davanti a casa. Lo
saluto, lui mi ferma e mi chiede se sapevo che cos’era successo e subito, senza aspettare la risposta, mi dice ansimante del fattaccio.

La notizia mi cala addosso come una bomba. Non ne avevo sentito niente e manco m’immaginavo una cosa del genere, che le Br potessero sfidare lo Stato riuscendoci. Il clima era quello, l’ammazzatina era all’ordine del giorno e se non miravano al corpo tiravano alle gambe, ma che potesse riuscire un’operazione del genere non l’avrei mai pensato possibile e così mi chiesi chi ci fosse dietro ad una roba del genere. Di corsa a casa, Stefania ed io incollammo gli occhi alla televisione. Non aveva il telecomando ma era a colori anche se la maggior parte delle trasmissioni, notiziari compresi, era in bianco e nero. Ci furono cortei e manifestazioni ma poi è finita com’è finita. Io continuai ad imbarcarmi sul solito 11 e pochi giorni dopo lessi sulla parete del bus una scritta a pennarello su due righe. Nella prima avevano vergato “W le Brigate rosse” e sotto “E blu del Genoa”. Nonostante tutto, in qualcuno la sensibilità era quella.

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