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La morte di Aldo Moro in un'Italia barcollante

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Aldo Moro

- Proprio oggi, quarantadue anni fa, venne assassinato Aldo Moro dopo quei 55 giorni di prigionia in cui ci fu di tutto: dalle sedute spiritiche per indicare il covo ai depistaggi fino al ritrovamento non si sa quanto casuale di documenti.
Quel giorno era un martedì, uscivo da scuola all’una e tornai a casa con il solito bus. Dopo il pranzo, radio e tv spente, portai mia figlia che appena camminava in piazza Brin e lì, mentre lei giocava con gli amichetti, uno mi disse quello che era successo.
Bimba in braccio e a casa di corsa per accendere la tv. È inutile dire che la commozione era tanta in tutto il Paese e anche nelle strade cittadine la si sentiva, radicata e greve. Mentre tutti si chiedevano quale sarebbe stata la reazione dello Stato e quale futuro ci aspettasse, saltava fuori di continuo la questione della mancata trattativa con i rapitori perché fosse liberato l’illustre prigioniero. Perfino Waldheim, Segretario Onu, aveva lanciato “ai membri delle Brigate Rosse” un appello che suscitò una ridda di proteste perché essere il suo gesto un implicito riconoscimento del gruppo terrorista.
Fu un dibattito intenso, spesso rabbioso che si combatteva persino nelle aule della scuole: non perché in quelle sedi la politica non debba entrare, ma perché la strumentalizzazione toglieva veridicità ad ogni argomentazione. Discutendo su trattativa sì-trattativa no non si uscì mai fuori dell’ideologia perché in definitiva lo scopo non era trovare la soluzione capace di non infrangere la legge, bensì far vincere la propria linea politica, conquistare un voto in più. Vivevamo un periodo convulso in cui non c’era giorno che non si registrassero atti di violenza politica: dalle pallottole alle sprangate, dalle macchine bruciate ai rapimenti. L’inflazione galoppava (si usava questo verbo) a doppia cifra falcidiando i consumi del lavoro dipendente ed il calo delle vendite si ripercuoteva sulla produzione. Nella crisi ogni settore della società era coinvolto anche se, come al solito, la speculazione faceva affari.
In quel tempo Moro non era tanto il Presidente della DC quanto soprattutto la personalità che voleva un cambiamento politico per tenere in piedi uno Stato che troppo spesso barcollava. Il suo assassinio veniva sentito come l’attacco ad un progetto politico avanzato anche se ora, chiedendomi se il successo del suo piano avrebbe potuto evitare Tangentopoli, do una risposta negativa tanto inquinato era il sistema.
Eppure, alla fine si è prevalso sul terrorismo.
Oppure, non serviva più e l’han tolto di mezzo perché avevano trovato altri mezzi per imbonire la gente.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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