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Il fronte ribelle che fece vincere il divorzio

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Legge sul divorzio

- Quattro giorni fa è ricorso il 47° anniversario del referendum abrogativo sul divorzio che fece nascere perplessità a bizzeffe: sul contenuto ma anche su come esprimersi perché chi voleva mantenere il divorzio doveva scrivere no e chi era contrario doveva invece rispondere affermativamente. Era il primo del genere, ci saremmo assuefatti con i successivi.
Più che voto su una questione civile, fu un grosso scontro che spaccò il Paese su due fronti l’un contro l’altro armati. Chi voleva la cancellazione argomentava, fra le altre cose, che il divorzio contrastava con la dottrina cristiana: per il Vangelo di Matteo (19,6) Gesù ammoniva ché “l’uomo non divida ciò che Dio ha unito”.
Sono sempre stato convinto della bontà di questa affermazione che ritroviamo anche nell’Antico Testamento.
Salomone, grande Re d’Israele, è noto per la sua saggezza. Un giorno, dicono le Scritture (I Re, 3,16-28), gli portarono davanti un neonato con due donne che sostenevano entrambe di essere la madre del piccolo. Ognuna, quindi, lo reclamava. Incapace di decidere, Salomone ordinò ad una guardia di prendere il bambino e di tagliarlo in due parti e consegnarne una a ciascuna delle donne. La vera madre inorridì e disse preferire che il figlio andasse alla rivale piuttosto che fosse così ucciso. Da quelle parole il saggio Re capì che era stata lei a partorire. Le diede il bambino e condannò la bugiarda che voleva un figlio non suo.
Che vuol dire la storia? Che nessuno può scindere il frutto dell’unione che è processo irreversibile, non si può tornare allo spermatozoo né all’ovulo che si sono uniti nel processo della fecondazione per generare un nuovo organismo.
È il gran miracolo della vita. Si può discutere se sia opera della volontà divina o di una combinazione chimica, ma ciò che si è così unito non può essere riportato allo stato primitivo delle due unità.
Sono tutt’altro che teologo ma credo che nessuno abbia mai inteso come ho appena scritto l’episodio di Salomone che mi è stato guida per interpretare anche quelle parole di Cristo: l’indissolubilità non riguarda il contratto ma i frutti che genera.
Per questo, quella mattina del 12 maggio di 47 anni fa votai no per dire sì e il divorzio vinse: non per il mio voto ma per un fronte transpartitico che traversò l’intero Paese e vide moderati e conservatori che si espressero contro le indicazioni dei partiti che votavano.
Ad esempio, ricordo che qui alla Spezia, finora assente nella rubrica che le è dedicata, parecchi cittadini di orientamento non progressista firmarono un manifesto in cui dichiaravano il loro voto negativo.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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