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Capellini, illustre figlio che ha segnato la storia della città

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Particolare del monumento a Giovanni Capellini

- Quasi novantasette anni or sono, domenica 28 dicembre 1924 in via Diaz venne scoperto il monumento dedicato a Giovanni Capellini, scomparso un anno e mezzo prima. È un gran masso di calcaree rosse del Parodi in cui figurano un’ammonite e, inserito in un tondo, il profilo del grande scienziato, opera di Angiolo Del Santo.
Allora il monumento era ben visibile mentre oggi una pianta lo cela quasi integralmente alla vista e sul sasso compariva anche un’epigrafe in latino, delle parole (“il sasso riporta le voci della sua mente per tramandarne la memoria”) che la stampa giudica “bellissime nella laconica semplicità” perché contengono l’amore che la città nutrì per l’illustre figlio.
La Spezia fu vera madre per Capellini che, classe 1833, si laureò in Scienze a Pisa grazie al sostegno economico datogli dal Comune. Proveniva da una famiglia modesta e per mantenersi non aveva esitato a fare lavori anche umili: istitutore, rilegatore di libri, costruttore di apparecchi elettrici.
Comunque, quello del Comune fu un buon investimento ché il Nostro fu geologo e paleontologo di fama.
Suscitò scalpore la nomina che nel ’61 lo mandò a insegnare all’Università di Bologna. Troppo giovane si disse ma Capellini smentì le critiche e dell’Ateneo della Dotta fu più volte Rettore. Né si dimentichi che per gli alti meriti scientifici nel dicembre del 1890 fu chiamato a far parte del Senato del Regno, onore che toccava ai membri della Regia Accademia delle Scienze dopo sette anni dalla nomina.
Troppo lungo elencare le onorificenze di cui fu insignito. Basti dire che i riconoscimenti gli arrivarono anche da Paesi stranieri, europei ed americani, tanto era apprezzata la ricerca che conduceva.
Da queste parti è ricordato innanzitutto per essere stato l’autore della carta geologica del Golfo che, oltre ad essere quasi una novità assoluta, fu utilissima per la costruzione dell’Arsenale. Ma come dimenticare gli studi sulla grotta dei colombi alla Palmaria, forse quelli che gli Spezzini conoscono meglio, dove trovò resti e tracce di un primo insediamento umano risalente al Paleolitico superiore ed al Neolitico?
Fu autore anche di una biografia nelle cui prime pagine lascia un ricordo della Spezia prearsenalizia, ricostruzione che fa conoscere un mondo scomparso.
Pur vivendo soprattutto a Bologna, non dimenticò mai la città che l’aveva assistito e quando c’era da aiutare la Spezia in difficoltà, sempre ci fu il suo appoggio.
Scomparve nel 1922 ma nessuno ebbe da ridire quando un anno e mezzo dopo gli s’intitolò la quasi neonata Accademia Lunigianese che da allora è la “Capellini”.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il monumento a Giovanni Capellini, opera di Angiolo Del Santo


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