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Quando Dante entrò a Sarzana

di Bert Bagarre

sprugoleria
Dante Alighieri

- Quest’anno è dantesco: fra quattro giorni l’Italia celebra il Dantedì, il giorno del 1300 in cui il Poeta fissa l’inizio del suo viaggio nell’aldilà, a settembre sono previste altre manifestazioni per il settecentesimo della sua scomparsa.
Dante, inutile dire chi sia e quanto conti, lo si è sempre ricordato nelle località dove il ghibellin fuggiasco riparò dopo essere stato esiliato. Fu spesso anche da queste parti dove i marchesi Malaspina di Lunigiana gli accordarono sempre benevola ospitalità. Chissà se fu dalle parti del Golfo che pure cita nella Commedia, ma certo conobbe l’entroterra.

Dimorò a Mulazzo nel castello di Franceschino che gli fu amico. Era un Malaspina, casata spesso ai ferri corti con i Vescovi di Luni-Sarzana. Uno di questi, Enrico da Fucecchio, occupò i castelli della Brina e di Bolano che erano sotto la giurisdizione dei marchesi rivali che si rivalsero contro i vassalli del Vescovo infuriando attorno a Sarzana. Alla morte di Enrico subentrò nella cattedra episcopale Antonio da Camilla che svolse una politica di segno opposto. Così, dopo 25 anni di lotte cruenti, si prova a trovare un accordo. Guglielmo Malaspina e Guglielmo da Godano, frati minori del convento di Sarzana, avviarono le trattative che ebbero buon esito anche perché favorite da Camilla e Franceschino.

Questi, con il consenso dei parenti Moroello e Corradino marchesi di Villafranca e Giovagallo, profittò della presenza di Dante per dargli mandato di concludere la pace. Il Poeta entrò in Sarzana la mattina di giovedì 6 ottobre 1306 e immediatamente fece autenticare la procura dell’amico Marchese. L’atto fu rogato dal Notaio Giovanni di Parente Stupio nell’antica piazza della Calcandola (oggi Matteotti) con tanto di firme dei testimoni: frate Guglielmo Malaspina, Bartolomeo Tanaregia cavaliere da Lucca, Tommasino fratello del notaro. Il Vescovo risiedeva a Castelnuovo ché Sarzana si era alleata con i Malaspina non accettando l’ingerenza temporale dei Vescovi.

Lì Dante si reca subito dopo l’autentificazione della procura e conclude con il Camilla la pace il cui trattato è rogato dallo stesso notaro Giovanni e controfirmato dai due frati che avevano avviato la trattativa. Nell’atto si assicura che fra le due parti regnerà una “pace vera e perpetua” contrassegnata anche dalla “remissione di tutti i peccati, eccessi e offese”. Al termine della stipula Dante e Camilla si abbracciano e si baciano nella totale commozione dei presenti.
Questa è la pace di Sarzana che Dante negoziò: minima cosa rispetto alla Commedia ed alle altre opere, ma fatto notevole per il nostro territorio.

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