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Nativi e foresti, lo scontro di classe di cent'anni fa

di Bert Bagarre

sprugoleria
Nativi e foresti, lo scontro di classe di cent'anni fa

- Solo tre componimenti partecipano alla rassegna di poesia in vernacolo indetta da "L’Opinione" alla fine del 1924: l’iniziativa non stimolò evidentemente la verve poetica degli Spezzini. Ma sono componimenti vivaci e freschi, immagini di un contesto reale per cui sono lo specchio di situazioni vere, anche problematiche come nel caso della poesia odierna, un sonetto composto da un certo Nissua. Autore dal nome assolutamente indecifrabile ha il pregio di mettere il dito su una piaga che allora era evidentemente fresca e aperta. Infatti, la poesia, pur non avendo apparentemente altra pretesa se non quella di far sorridere, affronta un problema ben sentito in città: la calata degli abitanti della campagna che mirano a conquistare il centro urbano.
Inoltre, nel sonetto si avverte all’istante una certa finezza letteraria, marchio di fabbrica dell’autore. Composto in endecasillabi, le due quartine hanno la stessa rima alternata, mentre ogni verso della prima terzina rima con il corrispondete della seconda. Figurano anche parole “classiche” del vernacolo sprugolotto: acontadinà per indicare il mondo contadino; fito per presto, gallicismo del resto comune alle parlate liguri; lèghi per luoghi. Mentre arvo, aprono, sembra termine superato dato che anchè en ciassa Brin i se diza rèvo, la prima parola, nassù per lassù non è testato nei dizionari dell’idioma di casa.
Comunque, al di là delle notazioni linguistiche, resta il problema che sta alla base della poesiola.
Oggi ci lamentiamo spesso dell’apertura di minimarket che spuntano dovunque come i funghi per vendere generi soprattutto ortofrutticoli. Un problema del genere esisteva anche cento anni fa, ma non nell’identico modo.
Infatti, i proprietari delle botteghe non erano extracomunitari ma venivano dalle vicine campagne da cui scendevano per conquistarsi, come dice il titolo del sonetto, la città dove con gli sprugolotti doc abitavano anche le new entries portate dall’immigrazione. Ma nativi e foresti facevano fronte comune contro chi gradualmente s’impadroniva del mondo del consumo imponendo un monopolio che faceva i prezzi con cui il compratore era obbligato a misurarsi.
Nella poesia compare anche un attacco deciso alla politica dell’amministrazione comunale che pare di capire incoraggiasse la venuta dei nuovi imprenditori del commercio che si arricchiscono a tutto danno di stipendiati e salariati.
Uno scontro di classe, dunque: non fra capitale e lavoro (e quanti ce n’erano a quel tempo!), bensì fra le stesse fasce sociali, con una che investiva il tesoretto accumulato facendolo fruttare nei minimarket del tempo.
Da’n canto …

I Conquistadoi

Nassù en ti lèghi ciü acontadinà. Zia che te zia, camina en sà e en là,
I arivo a lèse e a scrive e a fae doi conti. Dandose aie de marchesi e conti,
Poi i fan fagoto e i calo zü dai monti I veno aa Spèza; e noi … càceghe i ponti
Decisi a conquistae quarche sità. Per fali entrae ciü fito drento en ca.

Quand’ i eno chi … sarvève se a podè. E Dio ne guarda, se a ve ghe scontrè
I arvo e büteghe, e noi tüti a catae; E a ne fe fito a ve ghe scapelae !
I vendo er fumo e noi … vendeghe a Spèza! I ve sfido a düelo per l’ofesa!
Nissua

La rubrica di musa vernacola non farà certo dispiacere ai nostri lettori. Unico e illustre poeta vernacolo, la Spezia ha avuto Ubaldo Mazzini: il quale è stato per tanti anni l’interprete efficacissimo dei costumi e dei sentimenti del nostro popolo. Lungi da noi la pretesa di seguitar la tradizione dell’insigne scrittore scomparso; il nostro è un passatempo settimanale, che nella sua arguta modestia può forse dilettare e ammaestrare.
E poi è acqua della Sprugola …
“L’Opinione”, 6 ottobre 1924, p. 3
I Conquistatori: Lassù nei posti più contadineschi, - Arrivano a leggere e a scrivere e a fare due conti. - Poi fanno fagotto e scendono giù dai monti - Decisi a conquistare qualche città.
Gira e rigira, cammina di qua e di là – Dandosi arie di marchesi e di conti – Vengono alla Spezia; e noi … fagli i ponti – per farli entrare più presto dentro casa.
Quando sono qua, salvatevi se potete – Aprono le botteghe e noi giù tutti a comprare – Vendono il fumo e noi … vendigli la Spezia!
E Dio vi guardi se vi ci scontrate – E se non fate presto a scappellarvi! – Vi sfidano a duello per l’offesa!


2, continua

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