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Le zifre, le mura e il convento

di Bert Bagarre

sprugoleria
Le zifre, le mura e il convento

- Nella rubrica dico spesso della parlata di Sprugolandia. Non è il desiderio di riportare in auge un modo di comunicare che l’evoluzione dei tempi da sempre condanna all’alterazione se non a peggior sorte. È piuttosto la volontà di ricostruire attraverso parole ed espressioni la cultura che è stata matrice delle mentalità e dei modi di vita che si sono succeduti fino a dare vita ai costumi che ci contraddistinguono oggi e che a loro volta saranno sostituiti da nuovi modelli comportamentali.
Certo, questo processo è caratteristico di ogni comunità, non solo della gente della Sprugola, ma è sempre bello ripercorrerlo per riportare alla luce momenti dimenticati della terra che abitiamo.

A Sprugolandia, pianura alluvionale, erano tante le zone paludose, spesso contigue al mare. Erano terre inutili ché improduttive ma ingegno e buona volontà degli antichi abitanti le trasformarono in aree feconde, insabbiandole, costruendo canali scolmatori. Diventarono aree rurali che il demanio vendeva utilizzando il danaro così ricavato per finanziare opere pubbliche, una forma ante litteram di privatizzazione.
Quelle terre gli antichi Sprugolotti le chiamavano zifre, parola affascinante per la sua storia che ora raccontiamo.
I numeri che usiamo furono introdotti dagli Arabi che forse li ripresero dai Cinesi. La nuova forma di rappresentare la quantità sveltiva le operazioni commerciali e, soprattutto, introduceva la grande novità dello zero, figura sconosciuta al mondo classico: lo zero in fondo a qualsiasi numero lo moltiplicava per dieci e tutto diventava più facile. Provate a fare i conti con i numeri romani (e greci che seguivano l’identico metodo) e in un attimo capita le difficoltà.

Zero, ma prima era zephirum, deriva dall’arabo çyfr, parola di nobile origine che viene dal sanscrito, la lingua di chi dall’est invase l’Europa imponendo anche la propria parlata. Çyfr vuole dire vuoto proprio perché zero è niente, ma è proprio da çyfr che viene la nostra zifra: una terra vuota perché non dava reddito, uno zero, una nullità.
Però, non appena la si rende produttiva, ecco che la terra vuota consente di mettere da parte una cifra, come diciamo per indicare un bel malloppo di quattrini. Cifra ha la stessa origine di zifra: entrambi i vocaboli sono figli di çyfr. Fascino e stranezza del linguaggio che da dall’identico termine fa scaturire un concetto ed il suo esatto contrario. Oggi non si sa più che cos’era la zifra ma grazie alla loro vendita gli Sprugolotti d’antan ripararono le mura e costruirono un convento, altra gran bella storia questa di cui diremo fra sette giorni.

(continua)

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