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Le Clarisse rischiarono di cambiare casa per mera speculazione

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Parco delle Clarisse

- La strada che cala al mare dall’alto dei colli che cingono Sprugolandia, giunta sopra al Poggio, appena superata l’Accademia Capellini, effettua una curva abbastanza stretta, quasi a gomito. Giusto lì, se volgi lo sguardo verso il monte, vedi rovine sparse, ruderi diroccati, il resto di quello che c’era prima che i bombardamenti di quasi 80 anni fa sconvolgessero il paesaggio.
Per chi si chiede che cosa fossero i resti la risposta, non difficile, è pronta.
In quella posizione stava il convento delle monache di Santa Cecilia, le Clarisse, che rimasero in quel cenobio per un secolo e mezzo fino a quando nel 1798 le leggi giacobine confiscarono la proprietà così come quelle di tutti gli altri Ordini. Da quella data il monastero delle Clarisse viene adibito a più scopi. Divenuta dapprima scuola per ospitare il Ginnasio, venne poi convertita a lazzaretto nel 1884, l’anno del colera. Al termine dell’emergenza sanitaria fu museo civico ed infine, sua ultima destinazione, lì vennero ricoverate le vecchiette, le donne anziane rimaste sole.
Come detto, il primo scopo del monastero sopra il Poggio fu di alloggiare le Clarisse che vi s’installarono nel 1648. Ma non si pensi che era stato agevole arrivare fino lì, anzi era stata lunga la strada per edificare la loro casa: una fabbrica iniziata nel primo autunno del 1593, propiziata dai soldi acquisito con la vendita delle zifre, le terre strappate al mare e bonificate di cui già s’è detto anche la puntata scorsa.
Come mai occorre tale lasso di tempo per ultimare i lavori? Mancano forse le risorse? Peggio, c’è di mezzo un intrallazzo che è storia curiosa.
Mentre si costruisce, si dice non essere cosa granché bella alloggiare delle suore che, pur sante donne, restano pur sempre delle femmine, in mezzo a due comunità di membri dell’altro sesso. Sopra, infatti, ci sono i soldatacci del Castello e sotto gli Agostiniani che, benché santi uomini, restano pur sempre dei maschi.
Probabilmente, azzardo io, le faccende peccaminose non erano solo fantasia anche se non si erano ancora lette le vicende di Marianna de Leyva al secolo la Signora suor Gertrude.
Si sospesero perciò i lavori e il convento delle Clarisse si decise di farlo a basso, nella via della Chiesa di San Carlo che oggi si chiama Sapri. Lì si spostò la fabbrica fino a che dal pissi pissi non trapelò la verità dello spostamento dovuto non ad una preoccupazione etica, ma solo ad un tentativo di speculazione edilizia.
Morale della favola: l’edificio di sotto fu ceduto al Comune e riprese il lavoro per quello di sopra dove le Clarisse restarono fino a che Napoleone non le mandò via.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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