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La... rimembranza di Picasso

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La... rimembranza di Picasso

- Vanta non pochi estimatori anche a Sprugolandia. “Les Demoiselles d'Avignon”. Opera fondamentale nella carriera di Pablo Picasso rappresenta cinque signorine della Città dei Papi che si atteggiano in movenze diverse davanti agli occhi di chi le guarda. Incuranti l’una dell'altra, sembra che ciascuna di esse, disdegnando la relazione con le altre donne, sia attenta solo a farsi ammirare dai più o meno occasionali spettatori.
Come sa chi mi segue, mi capita ogni tanto di salire su al Parco della Rimembranza, forse inseguendo il ricordo di quando ci andavo da bimbo e di quando ci portavo i figliuoli. Tanti anni fa.
Allora il Parco era più frequentato e riempito dalle urla di quanti giocavano lì dentro magari inseguiti da cani che con i loro latrati contribuivano a riempire l’aria del posto. Oggi, al contrario, è un luogo solitario dove neppure vedi le coppiette; forse la troppa ombra che non manca neppure quando il sole è a picco, incute timore. È un peccato perché stare lì è bello, essere in città ma fuori dal suo rumore.

Ho già detto che gli unici abitanti del posto, almeno i visibili, sono i residenti del laghetto che è all’ingresso, ai piedi della collinetta. Ho già proposto qualche puntata fa, magari lo ricordate, che quello specchietto d’acqua venga intitolato alla Tortuga per la presenza di non poche tartarughe che animano la vita sociale dello stagno: c’è chi nuota in solitario e chi in branco ma ci sono anche quelle che, evidentemente amando la tintarella, se ne stanno bellamente distese su di uno scoglio bianco che poi è solo un sasso, compiendo l’unico movimento di girare ogni tanto di qualche grado il capino che, guarda caso, ha una forma cubista, proprio come i volti delle signorine di Picasso.
Ma non è solo questo particolare che mi indirizza la mente al dipinto del grande Pablo. È che, al pari delle protagoniste di quel famoso olio su tela, su quel sasso, anche se potrebbe ospitarne di più, ci sono solo cinque rappresentanti della comunità del lago e ognuna di esse, sebbene debba stare per necessità di spazio gomito a gomito con la vicina (ma forse nel caso di specie o sarebbe meglio dire placca a placca, ovviamente della corazza), è completamente indifferente di chi sia e che cosa faccia chi le è comunque prossima: proprio come le signorine del Pablo che esprimevano con la loro distanza non fisica ma relazionale, la difficoltà di comunicazione. Le tortues appaiono monadi capaci di attività propria ma di natura distaccate da quanto è loro esterno. Con la loro difficoltà relazionale quanto le tartarughine del Parco di Gaggiola ci rappresentano?

PS: questa è la 200° puntata della Rubrica. Ringrazio chi mi legge e chi mi fa leggere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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