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"Nessun palloncino si librerà nel cielo"

di Bert Bagarre

sprugoleria
Fiera di San Giuseppe

- Fra pochi giorni è San Giuseppe, giorno in Sprugolandia ricorda il Patrono e soprattutto folleggia nella fiera da così tanto tempo che se n’è perso il conto essendo la festa forse più seguita e caratteristica della landa (il Palio, importante pure lui, non s’arrabbi). L’anno scorso fu una brutta sorpresa sapere che, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, non ci saremmo accalcati lungo le bancarelle dea féa. Allora fece scalpore sulla stampa locale la lamentela degli ambulanti che s’erano approvvigionati di mercanzie per poi ritrovarsi, quasi all’improvviso, a non poter esporre tutta quella roba. Certo, lo si sarebbe potuto immaginare, ma si coltivava ancora la speranzella che alla fine si sarebbe messa una pezza. Quest’anno, invece no. La brutta nuova che la fiera non ci sarebbe stata per il secondo anno consecutivo non è stata fulmine a ciel sereno. Lo sapevamo da tempo, ahinoi. Non da un giorno del doman c’era certezza e poi, come già detto parlando del carnevale, viviamo nell’anno II dell’EC, l’Era Covid, il nuovo sistema da tutti adottiato per misurare il tempo anche se non ne trovi uno che non aspiri al ritorno del vecchio metodo.
Buon viso a pessima sorte, dunque, anche se spiace, specie per i bimbi.

Quando a eo un fante, la visita alle bancarelle cominciavamo a sognarla almeno due settimane prima pensando agli spicciolini che m’avrebbero regalato. Non bastavano per comprare i giocattoli costosi come i fucili a aria compressa, ma a casa tornavamo sempre con al collo la resta dee nissee, la collana delle nocciole forate e tenute insieme con lo spago. Oggi una corda dentro un alimento farebbe inorridire l’autorità sanitaria ma sessant’anni fa era una sciocchezzuola cui non si badava. Come ogni altro fante, camminavo esibendola orgoglioso manco fosse un collier di Cartier pensando a quando avrei infranto i gusci con le pinze ché lo schiaccianoci, come sempre, era impegnato a combattere contro il re dei topi. Niente fiera e dispiace anche perché pure quest’anno nessun palloncino riuscirà a liberarsi per librarsi verso l’alto e insidiare ai gabbiani il controllo dello spazio aereo.
I palloncini sono importanti, riflettono il mondo che li crea. Se la società tecnologicamente arretrata non andava oltre la palla colorata, lo sviluppo ha modellato quegli involucri secondo la moda dei cartoni animati sì che sono nati unicorni, fatine, aerei, winx e così via. Ci fosse oggi a féa, sono certo che ne vedremmo una nuova forma: delle belle bocce tonde ricoperte da spunzoni dall’aspetto minaccioso, proprio come il bacillo del corona virus.

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