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Due autori della Val di Magra raccontano il Novecento ai ragazzi di oggi

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Sarzana - Val di Magra - La casa editrice Tomolo Edizioni ha recentemente pubblicato due libri scritti da due autori locali: Olimpia Battaglia di Sarzana e Alberto Sgorbini di Arcola.
Al proposito, di seguito riporto qualche informazione sui libri ed allego le copertine.
Entrambi i libri si rivolgono ai ragazzi del Terzo Millennio, spiegando loro come si viveva nel Secolo scorso e come si poteva essere felici pur possedendo pochissimo.

DA NONNO A NIPOTE: PAROLE NELLA RETE di Alberto Sgorbini
Può la Poesia farsi strada su Facebook e Whatsapp e raggiungere e toccare il cuore sia dei ragazzi del Terzo Millennio sia dei loro tecnologici genitori, sempre saldamente collocati davanti all’onnipresente schermo dei tablet e degli smartphone?

Il nostro autore Alberto Sgorbini, insegnante attualmente in pensione, crede di sì e noi siamo d’accordo con lui!

Nel caso di questo interessante libro, poesie scritte tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 del Secolo – e del Millennio – scorso sono uscite dal cassetto ed entrate nella Rete per raggiungere un ragazzino di 11 anni, Lorenzo, che vive in Emilia Romagna con la sua famiglia.

Uno scambio epistolare via posta elettronica e via Facebook ha permesso all’autore di confrontarsi con la figlia e gli amici, nonostante la distanza fisica: ciò ha portato alla parziale modernizzazione di alcune poesie, al fine di renderle più corrispondenti ai canoni poetici odierni.

La raccolta si apre con il racconto poetico “Che ricordo, caro Lorenzo, della guerra?”, vera e propria fonte storica, preziosa testimonianza del nonno che racconta al nipote le sensazioni, terribili, di paura, provate da tanti bambini durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e la vita quotidiana di quei tempi lontani.

Seguono le Poesie del Secondo Millennio, scritte a partire dalla fine degli anni ’50, che costituiscono il cuore della raccolta.

Le Poesie del Terzo Millennio, di sapore squisitamente moderno, completano la raccolta del nostro autore: tra di esse spiccano “Amica di Facebook” e “A Lori”.

Intensa ed autoironica la poesia “Dell’uomo di Neanderthal”: è di recente rimbalzata nella Rete la notizia secondo la quale nel nostro Dna ci sarebbe una percentuale ereditata dall’uomo di Neanderthal e al proposito il nostro autore si domanda (e si risponde positivamente) se questa percentuale possa aumentare e prendere il sopravvento con l’avanzare dell’età .

Non poteva mancare la sezione Poesie amiche che comprende alcune poesie “veicolate” dalla Rete, giunte ad Alberto attraverso Facebook, ospiti gradite di questa raccolta: “Gli alberi cantano” e “Lo spirito del vento” di Monica Simonazzi.

Il libro si conclude con un racconto creato in team da nonno e nipote: in esso viene spiegato un metodo rivoluzionario per rendere divertente anche per i ragazzi del Terzo Millennio l’altrimenti noiosissima analisi logica… provate anche voi!

UNA BAMBOLA, UN SOGNO di Olimpia Battaglia

Un breve racconto di struggente semplicità in cui le emozioni di una bambina diventano testimonianza di valori profondi. L’autrice si riappropria della purezza di quelle emozioni e ci apre il cuore donandoci la sua esperienza di un’infanzia felice in cui la famiglia era e resta l’elemento determinante per la sua crescita.



Siamo negli anni Cinquanta, subito dopo la guerra, in un delicato momento di ricostruzione; in questo clima, una bambina di cinque anni ci riporta in quel mondo raccontando una giornata particolare della sua vita. Un ricordo forte, vivo, puro, semplice, così come sono i bambini, ma con i toni delicati e sensibili che a loro appartengono.
La storia raccontata nei saggi e nei trattati di filosofia di indubbia testimonianza appare fredda di fronte ad emozioni così pure e così sincere che arrivano direttamente al cuore.



Nel racconto emerge fortemente l’elemento religioso, non tanto nei simboli, come i piccoli altari nelle nicchie disseminati nei viottoli di campagna, non tanto nel rito liturgico della S. Messa ma proprio nella famiglia: fulcro determinante di unione e di fede. Ed è l’unione di questa famiglia che sopravvive agli orrori, alla miseria, alle paure, che riesce a donare a una bambina, nata subito dopo la fine della guerra, un’infanzia felice e spensierata.



Ne sono testimonianza i ricordi così vivi di giochi di bambina, di storie raccontate di fronte al focolare, di corse a piedi scalzi nei boschi, di semplici gesti quotidiani che nel racconto prendono vita con colori magici, con la fantasia di chi osserva il mondo a cinque anni.



L’autrice non si sofferma troppo a raccontare le violenze e gli orrori di quella guerra, non per negarli o dimenticarli ma è come se la stessa famiglia che ha vissuto quelle esperienze non volesse conservare o tramandare rancori ma volesse portare in questa nuova vita un messaggio positivo di pace e di speranza.

La spensieratezza è naturale nell’infanzia ma in questa bambina così piccola e grande al tempo stesso si intuisce una forte consapevolezza di quanto accaduto.



Non c’è bisogno di spendere troppe parole per spiegare che cosa sia una guerra, di qualunque guerra si parli: a questa bambina con gli occhi grandi che osservano e orecchie che ascoltano lo spiega la mamma in una frase semplice “Le guerre non servono a niente solo a seminare morte”.



Non vi è nessuna colpa nel desiderare una bambola a cinque anni e non vi è nessuna colpa nel non poterla regalare alla propria figlia, quando tutto è andato distrutto e si sta lottando per ricostruire; ma ancora una volta l’unione, l’amore, il desiderio di essere sereni risolve queste frustrazioni.



Il racconto diventa, senza volerlo, uno schiaffo al materialismo moderno, allo spreco, alla superficiale apparenza che in soli settant’anni ha preso il sopravvento disprezzando i valori veri, perdendo i sentieri della semplicità; come se lo star bene e l’apprezzarlo non potessero convivere.



Ed ecco che il racconto diventa pedagogico per le nuove generazioni e una fiaba per bambini: una di quelle fiabe in cui il protagonista piccolo e indifeso si trasforma in un piccolo eroe che riesce a risolvere un grosso problema: come fa una bambina di cinque anni a spiegare a mamma e papà che sarebbe stata felice anche senza bambola? Come fa a spiegare loro che le interessava di più vedere i loro occhi brillare di serenità? Alla fine con un “non importa, non importa” ci riesce.

Nell’intento più intimo dell’autrice il racconto è invece un ringraziamento che rende onore a quanti, nel silenzio e lontano dai riflettori della fama, hanno fatto grandi cose.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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