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Scenetta di Pasqua

di Beppe Mecconi

Uova

- Scena: Famiglia seduta al tavolo durante il pranzo di Pasqua. Sono quasi al dolce, c’è chi cambia le stoviglie mentre gli altri chiacchierano.
Il nonno alla nipotina: “Maddalena, ti ha dato tanti compiti la maestra per le vacanze?”
La bambina: No, non tanti nonna, però vuole un tema sulla Pasqua, anche quest’anno... Mi dite qualcosa di un po’ diverso? Non le solite cose che scriveranno tutti.
Lo zio professore: Ma certo, ascolta bene. Probabilmente la più antica tra le tante storie sull’origine della Pasqua è legata al culto del sole. Per gli antichi egizi il suo ciclo rappresentava il ritorno alla vita, una promessa di fecondità e di rinascita. Nei giorni in cui noi festeggiamo la Resurrezione di Cristo l’antico popolo del Nilo celebrava Ra, il potente dio dalla testa di falco, il loro dio del sole.
E sai cosa avvicina l’antico culto egizio del sole alla nostra Pasqua? L’uovo! Simbolo di fertilità per eccellenza che anche quell’antico popolo era solito scambiarsi durante l’equinozio di primavera, quando il giorno e la notte sono lunghi uguali. Quello è il giorno che annuncia il ritorno della primavera, il passaggio dalla stagione fredda, dove il buio e il sonno regnano sulla natura, a quella dove il ritorno del sole permette ad alberi, fiori, animali di tornare alla vita. È il più grande “rito di passaggio”, e questo ci porta anche all’origine del termine ebraico che indica la Pasqua, Pèsach, passaggio appunto, che ricorda il lungo viaggio degli ebrei in fuga dall’Egitto.
Ma tornando alla simbologia dell’uovo… questo simbolo di buon augurio lo ritroviamo anche presso altri antichi popoli, ad esempio i persiani, che festeggiavano l’arrivo della bella stagione scambiandosi un uovo di gallina; o i romani, che sotterravano nei campi un uovo dipinto di rosso per scongiurare i temporali e le altre calamità che potevano distruggere i raccolti.
Pausa, beve un sorso d’acqua, poi riprende:
Se il significato dell’uovo e il suo utilizzo in tanti paesi e in epoche diverse è comprensibile, la spiegazione di un’altra tipica cosa su questo tavolo è decisamente più misteriosa: la colomba.
La nonna: Viene dalla Bibbia! Che dice che Noè si convinse che il diluvio universale fosse finito quando una delle colombe da lui liberate tornò all’arca con nel becco un rametto di olivo.
Lo zio professore: Sì, ma qual è stato il passaggio che ha permesso alla colomba di passare da elegante metafora della riconciliazione di Dio con gli uomini alla dolce specialità caratteristica delle tavole in questo periodo? Le origini sembra risalgano al periodo medievale, al giorno nei quale re Alboino, dopo tre anni di assedio, conquistò la città di Pavia proprio la vigilia di Pasqua; e sembra che il re, dopo aver assaggiato un dolce a forma di colomba che gli abitanti gli avevano portato in segno di pace, decise di risparmiare la città dal saccheggio.
Però, nonostante questi antichi e dubbi natali, la colomba ha iniziato ad apparire nelle case degli italiani soltanto dopo il 1930, quando una scaltra ditta dolciaria di Milano iniziò a utilizzare gli ingredienti e i macchinari usati per il panettone anche in primavera, aggiungendo semplicemente glassa all’amaretto e mandorle.
La mamma: Tutto molto interessante. Però la storia più bella che riguarda la Pasqua, secondo me, è quella che racconta di Maria che, annientata dal dolore per la morte del figlio, si era chiusa nella sua piccola casa e ne usciva soltanto quando calava il sole, andava nell’orto e piangeva tutta la notte, finché un cespuglio spinoso, commosso da quell’immenso dolore, appena prima del sorgere del sole raccolse tutte quelle lacrime e le infilò una per una, come fossero preziosissime perle, sulle sue spine, e da quella mattina, nel giorno della resurrezione di Gesù, quel rovo si trasforma in un meraviglioso biancospino che ogni anno torna a fiorire nel giorno di Pasqua.
Attimo di silenzio. Poi...
Il fratellino più piccolo: Zio, belli gli antichi egizi e gli uovi rossi sotterrati, ma a me piace di più la favola della mamma.
Risate, applausi, brindisi, auguri, apertura delle uova di cioccolato.
Fine

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