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Sarzana, appena un secolo fa

di Beppe Mecconi

1921-2021
Piano produzione "Nella città perduta di Sarzana"

- A fine maggio del 1979 avevo 23 anni, l’autunno precedente quella santa donna di mia madre mi aveva permesso di iscrivermi al DAMS a Bologna, già dirigevo una attivissima filodrammatica ed adoravo (adoro) il cinema. Su di un quotidiano locale lessi che il regista Luigi Faccini avrebbe iniziato da lì a poco le riprese di un film a Sarzana. Riuscii a scoprire dove abitava, senza vergogna, poco prima dell’ora della cena, bussai alla sua porta. Mi aprì, gli spiegai chi ero, cosa facevo e che sarei stato strafelice di dare una mano sul set. Il mio entusiasmo e la mia “faccia tosta”, immagino, lo colpirono, mi disse di presentarmi il giorno dell’inizio delle riprese. Così feci, dopo avermi “esaminato” mi diede l’incarico, molto ufficioso, di assistente alla regia, alla scenografia e una parte da caratterista, uno degli anarchici al seguito di Ramella.
In quei due mesi di lavoro scoprii, per la prima volta dal vivo, un mondo assolutamente affascinate e persone, maestranze ed attori, davvero meravigliose, con parecchi di loro divenni amico e restammo in contato per molti anni. Ma soprattutto scoprii una terribile storia della quale non sapevo assolutamente nulla.

Il film si intitola “Nella città perduta di Sarzana”, dalle parole che Mussolini pronunciò all’interno del suo discorso dopo essere venuto a conoscenza dei fatti accaduti in quella splendida piccola, storica, coraggiosissima città. Infatti, nel luglio del 1921, dopo mesi di violenze, tollerate se non apertamente favorite dalle autorità, le squadracce fasciste trovarono a Sarzana, per la prima volta nella storia italiana, l'opposizione dei rappresentanti dello Stato e della popolazione.
Il film racconta in flashback quanto accaduto in quei giorni attraverso la dettatura del rapporto del Prefetto Trani, incaricato dall'allora Presidente del Consiglio Bonomi di riportare la pace nella cittadina.
Tutto inizia con l’intervento dei carabinieri, comandati da un giovane tenente, che bloccano un'automobile e due camion con a bordo dei fascisti che avevano appena ucciso per divertimento alcune persone a Tendola durante una festa di paese. I fascisti sono capitanati dal fondatore del fascio di combattimento carrarese Renato Ricci – futuro organizzatore dei Balilla – il quale, nel film, viene schiaffeggiato dal tenente Nicodemi (particolare storicamente dubbio), fatto sta che i fascisti non potendo continuare con i loro mezzi tentano la fuga attraverso i campi ma vengono catturati, con l’aiuto del Comitato di Difesa popolare, ed imprigionati.
A questo punto entra in scena il capitano dei carabinieri Jurgens, che ha il compito di mantenere sotto il suo controllo Sarzana in quanto si erano armati sia gli Arditi del Popolo che il Comitato di Difesa in previsione della spedizione punitiva fascista che da Carrara, era giunta voce, sarebbe giunta per fare uscire di prigione Ricci e i suoi camerati.
L'avvocato Terzi, socialista, sindaco della città, visto la piega che stanno assumendo gli eventi prova, inviando un telegramma al suo partito, di allertare il Governo sul fatto che i fascisti stanno preparando un’aggressione alla città.
Il film continua raccontando che il giorno dopo gli Arditi del Popolo catturano due fascisti spezzini che volevano unirsi alla spedizione carrarina. Uno dei membri del Comitato di difesa invita gli Arditi del Popolo a consegnare i due ostaggi ai carabinieri ma i due vengono uccisi e i loro cadaveri abbandonati (anche questo particolare è controverso, alcune ricostruzioni asseriscono che i due furono catturati ed uccisi dai contadini per vendicarsi delle loro vittime).
Ed ecco che sul finire della notte tra il 20 e il 21 luglio circa 500 fascisti arrivano alla stazione di Sarzana, a piedi seguendo al buio la linea ferroviaria ma al loro arrivo si trovano di fronte i carabinieri schierati dal capitano Jurgens. I due gruppi si fronteggiano, uno dei fascisti, Amerigo Dumini – futuro assassino di Giacomo Matteotti – tratta con Jurgens e chiede di liberare "pacificamente o con la forza", i dieci camerati arrestati, la situazione è ormai carica di tensione e ad un colpo di pistola la situazione precipita, inizia uno scontro a fuoco con vittime da entrambe le parti. I fascisti fuggono ma vengono raggiunti nelle campagne intorno a Sarzana dagli Arditi del Popolo e dai contadini esasperati dalle violenze dei giorni precedenti. Il bilancio sarà di alcune decine di vittime.
Nel frattempo il prefetto Trani, troppo libertario, viene sostituito dal viceprefetto di Genova, Rossi, che ha ricevuto da Roma l'incarico segreto di "normalizzare" la situazione.
Infine i corpi dei fascisti vengono caricati su di un treno con l'onore delle armi mentre ai carabinieri viene dato l'ordine di disarmare gli Arditi del Popolo e il Comitato di Difesa.
Questo è quanto racconta il film (cercatelo su YouTube) che si chiude con una serie di tristi immagini di repertorio della conquista del potere, solo tre mesi dopo i Fatti Sarzana, da parte del fascismo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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