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Pietro Cavallini e quella stagione politica "irripetibile"

di Egidio Banti

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Palazzo civico colorato di giallo in segno di solidarietà a Patrick Zaki

- "In tanti hanno ricordato in queste ore, giustamente, il ruolo decisivo svolto da Pietro Cavallini nel dare una speranza di vita e un inserimento concreto nella società a ragazzi e ragazze diversamente abili.
Vorrei ora ricordare che questa sua attività, che lo consegna alla storia della città e della provincia, si inseriva in una visione culturale e politica che ha rappresentato uno dei punti di forza della vita spezzina nel secondo dopoguerra.
Con Cavallini, infatti, se ne va uno degli ultimi assessori comunali della prima giunta comunale allora definita di "centrosinistra organico", quella presieduta dal sindaco democristiano Carlo Alberto Federici dal 1961 al 1965. Per la prima volta sedevano insieme in giunta assessori democristiani e socialisti (in quella precedente il PSI dava invece solo l'appoggio esterno). Cavallini era uno di loro. Socialista autentico e convinto, era anche, come un po' tutti i componenti di quella coalizione, un "uomo del dialogo". Sapeva scegliere gli interlocutori giusti, sapendo che non tutti li erano, anche tra gli alleati e magari tra i compagni di partito, ma c'erano. Lo aiutava, in questo, la matrice culturale della pedagogia "laica", che si confrontava in quegli anni con quella dei maestri "cattolici". Alla Spezia i traguardi imponenti del percorso educativo e didattico raggiunti nel dopoguerra si legano proprio alla "competizione", peraltro sempre corretta, tra quelle due grandi scuole di pensiero pedagogico. Cavallini, con il suo "braccio destro" Gianni Nicora, visitava in giro per l'Italia, anche proprio come assessore, i ragazzi diversamente abili rinchiusi, spesso tutta la vita, in istituti difficili già allora da accettare come scelta definitiva. Nasce così, da un insieme straordinario di politica, di pedagogia e di "nuovo umanesimo" democratico, la scelta di campo che tanti ricordano oggi al momento della sua scomparsa.
La stagione delle giunte Federici e Musiani, delle quali Pietro Cavallini fu grande protagonista, fu una stagione, forse irripetibile, di semina e di costruzione culturale e politica. Anche per questo, via via che ci lasciano, dobbiamo rendere grazie a coloro che ne furono protagonisti e assicurare l'impegno ad adeguare ai tempi nuovi quel loro sforzo".

Egidio Banti

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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