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Ultimo aggiornamento: Martedì 13 Aprile - ore 18.05

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La solidarietà a Leonardo diventi occasione di studio della storia e dei valori della costituzione nelle scuole

Chiediamo al sindaco Peracchini che si attivi per accendere un dibattito serio ed approfondito in città partendo da interventi di public History sul fascismo tenuti da storici di fama nazionale coinvolgendo scuole, istituzioni e cittadini.

la proposta
Lorenzo Forcieri

- Sono trascorse due settimane ormai da quando Leonardo, un giovane di Ceparana, è stato brutalmente aggredito e picchiato perché “antifascista”. Un atto grave, inaccettabile che tutte le forze politiche hanno giustamente condannato, così come facciamo noi di Alleanza Civica-AvantInsieme, manifestandogli solidarietà e vicinanza La colpa di Leonardo agli occhi dei fascisti che lo hanno picchiato è stata quella di essere un cittadino che rispetta la Costituzione della
Repubblica Italiana, perché questo significa, dal 1946, essere antifascista: essere perfettamente in linea, in sintonia con i dettami, con la costellazione di valori propri dei padri costituenti; con coloro che, dopo una dura e crudele guerra di Liberazione, hanno sconfitto il fascismo. Da allora dichiararsi fascista è un reato, grave.

Proprio perché è trascorso del tempo da quel grave episodio di violenza vorremmo, a mente fredda, andare oltre lo sdegno ed interrogarci sul perché qualcuno oggi ancora consideri l’antifascista come un nemico. Perché a settantacinque anni dalla caduta definitiva del fascismo ancora vi siano non solo vecchi nostalgici, ma gruppi di giovani che si dichiarano fascisti e mutuino dal fascismo squadrista i metodi violenti. E, di conseguenza perché ancora oggi sia necessario ribadire, sottolineare l’importanza dell'antifascismo e dei suoi valori come se tutto ciò non fosse un fatto acquisito perché scritto nella nostra Costituzione. In altre parole, la domanda è: perché il fascismo ha ancora presa su un numero non esiguo di persone, specialmente giovani?

Perché non si è mai raccontato fino in fondo che cosa questo sia stato, a partire dalle violenze perpetrate dagli italiani in Africa nei Balcani ed in Grecia? Perché si è sottovalutata la capacità che il fascismo ebbe di permeare e plasmare le coscienze di generazioni di italiani a partire dai pregiudizi razziali? Perché si sono taciuti o minimizzati connivenze e silenzi dello Stato liberale monarchico e di parte delle istituzioni religiose? Perché si è preferito, per opportunismo politico, optare per la continuità lasciando che la defascistizzazione tra il personale dello Stato fosse affidata al lento trascorrere del tempo? Perché la Repubblica non ha saputo, voluto, formare nuovi cittadini pienamente coscienti di che cosa significhi democrazia?

La scuola italiana sembra aver parzialmente fallito nel suo scopo di educare alla democrazia se ancora oggi ci troviamo giovani che rinvengono nei simboli e nei contenuti ideologici del fascismo quanto serve per dar forma al loro disagio, alle loro pulsioni violente; se negli stadi si continua ad inneggiare al Duce e si permette a calciatori di fare il saluto romano. Questo episodio ci ha fatto concludere che da più parti si sia fatto e si continui a fare dell’antifascismo di facciata, troppo retorico, semplicistico ed autoreferenziale e, proprio per questo, incapace di neutralizzare definitivamente quei germi antidemocratici che contagiarono profondamente la società italiana a partire dal 1922.

Per questo riteniamo che alla giusta condanna del gesto debba seguire una riflessione che coinvolga seriamente tutte le forze politiche e sociali affinché si passi da una troppo generalizzata rimozione del fascismo, ovvero da una sua sbrigativa liquidazione che spesso vorrebbe includere anche l’antifascismo, ad una sua più profonda quanto diffusa comprensione. Solo così il nostro Paese potrà definitivamente lasciarsi, a distanza di un secolo, il proprio passato alle spalle e guardare al futuro con speranza e determinazione, poggiando sui saldi pilastri di uno spirito democratico: l’accettazione dell'altro, il rifiuto della violenza come strumento per risolvere le controversie, la fermezza nel difendere i principi sacrosanti di libertà e di solidarietà.

Chiediamo al sindaco Peracchini che si attivi per accendere un dibattito serio ed approfondito in città partendo da interventi di public History sul fascismo tenuti da storici di fama nazionale coinvolgendo scuole, istituzioni e cittadini, pur con le difficoltà connesse all'emergenza pandemica. È davvero giunto il momento di arrivare fino in fondo nella faticosa e dolorosa ricerca della verità sul nostro passato: vogliamo che episodi del genere non si ripetano più in futuro né alla Spezia né in nessun'altra città italiana.

Coordinamento provinciale Avantinsieme

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