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"Musetti, nervi da campione"

Lorenzo Musetti

- Lorenzo Musetti: dopo la vittoria su Tiafoe e soprattutto su quella precedente sul top ten Schwartzman, non mi volevo perdere il quarto con il bulgaro Grigor Dimitrov anche se il match disputato sul cemento di Acapulco per la differenza di fuso si sarebbe giocato alle antilucane 5 del mattino. L’orologio biologico mi ha fatto aprire gli occhi alle 4 ma le ciglia hanno preso il sopravvento facendomeli quasi istantaneamente chiudere. Per questo dell’incontro mi sono visto, anzi, meglio, gustato solo il secondo set. Il risultato ormai è noto: l’italiano ha prevalso per 6-4 7-6, tie break vinto 7 punti a 3.
Il Gregorio oggi vanta il rispettabilissimo numero 16 del ranking Atp, la classifica dei giocatori professionisti, ma nel alla fine del ‘17, il suo anno migliore, è arrivato ad essere numero 3 del mondo aggiudicandosi il Master di fine stagione, l’evento conclusivo di ogni anno, la sfida fra gli otto che hanno conseguito il miglior punteggio dell’annata per piazzamenti e risultati, per stabilire chi di loro sia il Maestro. Dimitrov, 30 anni a metà maggio, 1,89 d’altezza per 80 chili di peso (i numeri del fisico sono ormai determinanti in ogni attività sportiva), è un giocatore potente con un diritto che non appena la palla si alza di qualche centimetro diventa un poderoso colpo di maglio portato dall’alto verso il basso.
Un giocatore del genere lo controbatti picchiando più di lui oppure correndo mantenendo una ferrea concentrazione per opporre l’agilità anche mentale alla vigoria. Se poi c’è il tocco e la sensibilità di palla, se al momento buono assesti il colpo del ko, beh, tanto di guadagnato.
Lorenzo Musetti è di Carrara, ha appena compiuto 19 anni. I suoi connotati sono 185 centimetri d’altezza e 75 chili, il suo colpo è un rovescio tirato con la sola destra, stranezza in un mondo di bimani. Lo gioca coperto, dal basso verso l’alto per arruffare il pelo della palla e portarla in angoli stretti, ma è sufficiente il flettere lieve del polso per tagliarla con il movimento opposto conferendole effetto diverso, un taglio che rallenta il ritmo nel corso dello scambio per disorientare l’avversario offrendogli una palla più lenta a cui non basta opporre la racchetta per mandarla di là come Dio comanda.
Tutti gli aficionados tricolori fanno il tifo per lui come per Sinner: sono le speranze azzurre, così fondate che tutti ce le invidiano. Per i fans spezzini c’è, però, un motivo in più per gioire, ma anche soffrire se del caso, per le imprese di Lorenzo. Lui è di Carrara, dunque figlio della Lunigiana, ma soprattutto il coach che l’ha scoperto e formato i è un figio de ciassa Brin, Simone Tartarini che giusto due anni fa la federazione ha premiato come migliore coach per il suo lavoro.
Dunque, in quel secondo set, quello che ho visto, c’è stata battaglia. Dimitrov ogni tanto regalava, cosa che ieri l’altro Karatsev contro Sinner non ha fatto, ma i regali nello sport non sono quasi mai una buona predisposizione d’animo: dipendono dalle condizioni in cui ti fa giocare l’avversario, dallo stato d’animo che induce costringendo a giocare colpi strani, o disperati, per reagire alla strategia messa in atto dall’avversario. Musetti ha giocato mostrando a Dimitrov una sicurezza che il bulgaro ha tentato di scalfire alzando il ritmo: spesso c’è riuscito ma nei momenti buoni (per noi) fortunatamente no.
Il dritto di Lorenzo non è sempre un colpo vincente e su questo deve lavorare perché se avesse quella sicurezza avrebbe potuto vincere prima. Ha smarrito infatti diversi match point, quattro sul 5-4 servizio Dimitrov, tre addirittura consecutivi. Dimitrov è stato bravo a tirarsi fuori dalla situazione critica usando la prima di servizio, ma almeno in un’occasione Lorenzo avrebbe potuto fare più male con uno winner tirato al momento buono.
Ha smarrito tanti match point ma non si è scoraggiato, cosa che sarebbe stata normale in un ragazzino. Ha retto mentalmente dimostrando una solidità nervosa da campione affermato, cosa che ci fa confidare in lui per il futuro brillante che è a portata delle sue mani.
Intanto, domani c’è Tsitsipras: io sono fiducioso.

A.S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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