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Scudetto 1944, lo Spezia si scontra con il pregiudizio

Quel campionato organizzato dalla Repubblica Sociale invece che dal Regno d'Italia non convince tutti in federazione. Il comitato giura di avere le carte per dimostrare l'ufficialità del torneo e rimane in attesa di convocazione dalla commissione.

in attesa di giudizio
Gabriele Gravina

La Spezia - In coda ai casi di Genoa, Lazio e Torino, lo Spezia attende il proprio turno per poter discutere dell'elevazione del titolo onorifico del 1944 al rango di scudetto vero e proprio. Partita in ritardo rispetto alle colleghe di qualche mese, ne ha accumulato ancora in queste settimane. Perché di fatto la discussione sull'impresa dei Vigili del fuoco non è ancora mai approdata alla cosiddetta "commissione dei saggi" composta dal presidente Matteo Marani (vicepresidente del Museo del Calcio di Firenze), e da Francesco Bonini (rettore della LUMSA di Roma), Pierre Lanfranchi (collaboratore della Fifa sulla storia del calcio), Daniele Marchesini (ex docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo) e Sergio Giuntini (direttore del comitato scientifico della Società italiana di storia dello sport). "Abbiamo prodotto una memoria integrativa a supporto della nostra tesi e siamo in attesa di una convocazione", spiega Andrea Corradino, vicepresidente aquilotto e motore dell'iniziativa che, impossibile ignorarlo, non ha mai avuto un battesimo ufficiale da parte della società.

Lo Spezia rispetto alle tre di serie A si scontra con un problema preliminare di non poco conto. E' il fatto che il Campionato Alta Italia del 1944 fu organizzato sotto l'egida della Repubblica Sociale Italiana, nonostante gli organi ad operare fossero quelli della FIGC. Un'origine che rimane impressa nell'aquila che orna la coppa conservata nel comando provinciale dell'ex area Ip, che non manca di generare qualche imbarazzo di carattere politico. Spiegare che lo Spezia dei Vigili del fuoco vinse quel campionato nonostante il regime e non grazie al regime è cosa fattibile, carte alla mano. Sempre che qualcuno voglia leggerle.
Per ora non tutti a Roma paiono essere persuasi del voler mettere sullo stesso piano quel campionato e quelli del 1915, 1925 e 1927 oggetto di disputa. Il comitato spezzino che si occupa di portare avanti la causa (Rondini, Angelotti, Pandullo, Lombardi e Napoletano) assicura di avere carte in grado di dimostrare quanto quel torneo di guerra abbia una patente di ufficialità pari agli altri e probabilmente, visto lo svolgimento sotto le bombe, anche una nobiltà morale maggiore. Rimane da capire cosa ne pensa di tutto ciò il presidente Gabriele Gravina. L'opinione del numero uno della Federcalcio potrebbe avere un peso decisivo.

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