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E Matteo chiamò Federico: "Non ci possiamo vedere, mi ha convocato Mancini"

I Ricci si inseguono: uno si ferma a Roma dopo la Lazio, ma l'altro è impegnato con il Monza. "Italiano un martello? Sì, ma capisci presto che seguirlo ti farà crescere come calciatore".

storie di famiglia
Spezia-Frosinone 0-1, è festa per i gemelli Ricci

La Spezia - Fosse stata una scusa, avrebbe battuto qualsiasi record di sfrontatezza. Il classico mal di gola, un appuntamento con il dentista ricordato all'ultimo, la macchina che non parte... fino a lì, diciamo che vale praticamente tutto. Ma sentirsi dire: "Scusa fraté ma non ce la faccio a venire, Roberto Mancini mi ha convocato nella nazionale italiana". Una cosa così, non è che se la possano permettere in tanti. A casa Ricci può succedere. "Sì, mi ha chiamato lui per dirmelo. Ero felicissimo, incredulo. Convocato nell'anno dell'Europeo! Mi è dispiaciuto non vederlo, perché aspettavamo da qualche tempo l'occasione giusta per una rimpatriata. Ma è stata una gioia immensa per la nostra famiglia".
E così Roma attende Coverciano, con Federico Ricci a casa grazie al fine settimana libero e la serie B ferma. Settimana dopo, Matteo è all'Olimpico per affrontare la Lazio e poi si ferma da papà Gianluca e mamma Caterina per Pasqua, ma Federico gioca due volte in pochi giorni con il Monza. E allora i due fratelli che hanno fatto la storia dello Spezia Calcio insieme continuano ad inseguirsi.

Chiederle se segue ancora lo Spezia è del tutto superfluo. Ma si aspettava di vederlo così a proprio agio al primo anno di serie A?
“Ci speravo, ma devo essere sincero che vedere lo Spezia andare così bene non me lo aspettavo. Avevo pensato a qualche difficoltà iniziale, che ci sta. E magari poi di vederlo uscire alla distanza. Invece ha iniziato in maniera positiva, il gruppo ha trovato il modo di interpretare il gioco di mister Italiano nonostante fossero cambiati tanti elementi. Le partite sono sempre state belle da vedere, l'identità di squadra mai messa in discussione nonostante qualche sconfitta che è fisiologica. Arrivati a questo punto, hanno tutte le certe in regola per salvarsi".

Sabato contro il Crotone, con cui lei fu protagonista della prima promozione
"Partita importantissima per entrambe. Se lo Spezia vince gli scontri diretti ha la strada spianata verso la salvezza. Il Crotone chiaramente è più in difficoltà. Ma è una squadra che per mentalità non molla mai. E' sempre dura da affrontare perché mette in campo grande agonismo".

Se lo ricorda il gol che ha segnato a Cordaz proprio l'anno scorso?
"Come no! Era una delle prime reti con la maglia bianca. Un bellissimo gol in effetti, sotto la Curva Ferrovia quando ancora c'era la gente allo stadio. Sembra passata una vita. Un gol particolare per me vista l'avversaria. Non bastò ad evitare la sconfitta"

Simy e Messias sono ancora i protagonisti. Anzi, sono in grandissima forma
"Insieme stanno facendo benissimo. Uno segna a raffica, l'altro oltre ai gol ha continuità di prestazioni e giocate. Questo dimostra che ci sono giocatori in serie B che possono fare bene anche in serie A. Basta crederci e dare loro fiducia".

Anche la formula di Italiano funziona in ogni categoria. Il suo essere sempre di sprone riesce a tenere tutta la rosa concentrata
"Se sei un suo calciatore devi avere l'umiltà di accettare anche questo suo essere un martello. Ma Italiano riesce a coinvolgerti soprattutto perché ti propone sempre soluzioni in campo. Capisci presto che è un vincente, che la direzione in cui ti vuole portare è giusta per la squadra e per la tua crescita personale. Insomma, che a seguirlo ne hai solo vantaggi".

"E' il nuovo Juric", dicono alcuni. Ma lei che li ha avuto entrambi cosa dice?
"Certamente non come gioco, in quello sono molto diversi. Entrambi chiedono alle proprie squadre di tenere una pressione alta sugli avversari, ma l'organizzazione è molto diversa. Italiano propone il gioco dal basso, mentre Juric vuole rompere le trame degli avversari e ripartire. Secondo me Italiano è più un De Zerbi nel concetto di pressione offensiva. Normale che come rendimento venga considerato una rivelazione".

Un altro tecnico che conosce bene è Di Francesco. Si aspettava di vedere il Cagliari così attardato?
"Assolutamente no, non me lo aspettavo. Ci sono annate che nascono storte, poi magari l'episodio, un palo, una sconfitta inattesa, un gol preso alla fine... e diventa sempre più difficile uscirne. Hanno giocatori importanti, ma sembra non gli entri la palla in porta. La rosa è da metà classifica in su, sulla carta potevano essere la rivelazione del campionato. E anche questo incide. Uno Spezia magari le difficoltà le affronta in maniera diversa".

La scorsa stagione avete ottenuto la promozione, ma siete stati anche in penultima posizione in autunno...
"Esatto. Lo Spezia è più abituato a questo tipo di situazioni. Quella rimonta ci ha lasciato un segno profondo, la forza che siamo stati capaci di sviluppare stringendoci l'uno all'altro in quel momento difficile è stata la chiave per farcela. Abbiamo saputo soffrire e quando le cose hanno cominciato ad andare bene, ci donava la grinta per non tornare indietro. Quella crescita è stata fondamentale".

Oggi è al Monza, per tutti the next big thing del calcio italiano.
"E' un club in grande ascesa, qui c'è gente che fa calcio ad altissimo livelli da anni, sia nella dirigenza che sul campo. Però non è facile come può sembrare e lo stiamo vedendo. La serie B è un campionato particolare. Fino alla fine bisognerà lottare e dovremo essere perfetti per farcela. Essendo sulla bocca di tutti, le avversarie quando giocano contro di noi trovano motivazioni ulteriori. Oggi tutti vorrebbero giocare con questa maglia, ma ci sono anche altre squadre forti con cui fare i conti. In generale, come strutture e ambizioni, il Monza non c'entra nulla già oggi con la serie B”.

Si dice in estate fosse in parola per rimanere allo Spezia.
"Vero, io sono stato benissimo alla Spezia. Poi ci sono stati dei passaggi societari che hanno cambiato un po' le prospettive. Per me e mio fratello quello è un posto speciale. Avrò sempre un ricordo stupendo: ho ancora tanti amici lì, con cui mi sento spesso".

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