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Da partigiano a difensore della sua villa: il cammino di Vito Gianoni

si è spento a quasi 100 anni
Da partigiano a difensore della sua villa: il cammino di Vito Gianoni

Cinque Terre - Val di Vara - Era uno degli ultimi partigiani cristiani dell'alta Val di Vara, Vito Gianoni, spentosi alcuni giorni fa ormai alle soglie del secolo di vita: avrebbe infatti compiuto cento anni il prossimo 27 ottobre. Era nato a Maissana, dove lunedì è stato sepolto dopo il rito funebre nella chiesa di San Bartolomeo, alla quale era legatissimo. Ma la sua azione, prima di partigiano e poi di amministratore pubblico, si era svolta a vasto raggio lungo tutta la Valle, da Velva a Centocroci, da Varese Ligure a Carro e a Brugnato. Il libro di Amato Berti e Marziano Tasso sulla storia della divisione garibaldina "Coduri" riporta più volte il nome del partigiano "Mais", nome di battaglia di Gianoni. Benché non fosse di sinistra (prima di salire ai "monti" aveva studiato in seminario, a Chiavari, mentre in seguito sarebbe divenuto un personaggio importante della Democrazia cristiana di vallata, vicino alle posizioni di Paolo Emilio Taviani, anche lui comandante partigiano), Gianoni era stimato dai compagni di lotta della "Coduri". Nel 1944 divenne comandante di distaccamento nella formazione "Dall'Orco" ma, soprattutto, quando i partigiani riuscirono a liberare per alcune settimane i comuni di Maissana e di Varese Ligure, Gianoni, per le spiccate doti di governo amministrativo, venne nominato segretario comunale, incaricato dei rapporti, non sempre facili, con una popolazione stremata dalla guerra. Fu così lui ad occuparsi delle prime, provvisorie elezioni amministrative nelle varie frazioni di Maissana, quelle nelle quali come urne elettorali - mancandone di predisposte, avendo il fascismo eliminato ogni forma di votazione per schede - venivano usati i cappelli a larga tesa allora in uso tra gli uomini.

Alla "Repubblica partigiana della Val di Vara" il comune di Maissana ha intitolato di recente una strada a Colli di Ossegna, nei pressi di uno dei comandi partigiani del luogo. Nel dopoguerra, Gianoni divenne funzionario dell'ispettorato provinciale agricolo, adoperandosi molto per il sostegno alle piccole aziende dell'alta Valle, quasi prefigurando la futura "valle del biologico", e fu per lui naturale aderire e poi assumere incarichi anche di rilievo nella Dc. Per i partigiani di matrice cristiana, che non erano pochi, era una prospettiva quasi inevitabile: a Spezia venne dalla Resistenza antifascista una buona parte della nuova classe dirigente Dc, e lo stesso, anzi anche di più, avvenne in alta Val di Vara. Gianoni venne eletto più volte consigliere provinciale nel collegio di Varese Ligure e, dal 1972 al 1975, fu assessore ai lavori pubblici nella giunta di Angelo Landi. In tale ruolo si adoperò non poco per lo sviluppo della viabilità, a cominciare dall'occuparsi, per la parte spezzina, del tanto atteso traforo di Velva (galleria "Cattanei"). Seguì negli anni Ottanta la sua elezione a sindaco di Varese Ligure, dove risiedeva in quegli anni, carica che mantenne sino al 1990. Il legame con la Resistenza, elemento fondativo dell'azione politica democratica, emergeva in lui sempre con lucidità e con forza. Di grande rilievo fu il discorso che tenne il 4 agosto 1985 per l'inaugurazione del monumento partigiano al passo di Centocroci, anche a nome dei sindaci di Albareto e di Tornolo. Presente, come oratore ufficiale, era Benigno Zaccagnini. La lotta di liberazione fu per Gianoni e tanti altri la "leva" di un impegno politico a difesa dei cittadini e della Valle. Il rito funebre è stato concelebrato dall'arciprete di Maissana don Alessandro Celotto e da don Mario Perinetti, cappellano dell'associazione dei partigiani cristiani. Don Perinetti, prendendo la parola dopo il sindaco di Maissana Alberto Figaro, ha ricordato anche le sofferenze provate da Gianoni per la perdita prematura della moglie e del figlio. Tutti i presenti hanno rivolto le loro condoglianze alla figlia Gabriella, al genero e al nipote Andrea.

Egidio Banti

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