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Il famoso Carnevale del 1909

di Bert Bagarre

sprugoleria
L'ex sede della Pubblica Assistenza oggi museo Diocesano

- Carnevale ha tanti anni quanto la storia del mondo avendo rappresentato in ogni epoca la voglia che ognuno aveva di mettere da parte almeno per un giorno la routine per diventare altra persona e folleggiare. A quello serve la maschera che coprendo le fattezze, permette di fare ciò che normalmente non si penserebbe. Purtroppo, fra tre giorni termina questo Carnevale senza sfilate di mascherine né feste, secondo martedì grasso dell’era Covid. Forse dovremo abituarci ad un nuovo sistema di datazione: Ante e Post Corona-virus. Si può solo rileggere qualche cansoneta carnascialesca della Sprugola che fu, quando si scatenava il popolo della landa e si sprecavano i veglioni con relativi cotillons. Alla fine a terra c’era un tappeto fatto di tanti tondini di carta colorata, traversato da strisce di mille tinte, arredato da decine e decine di tappi di sughero saltati da altrettante bottiglie.

Si divertivano gli antenati. Magari senza i soldi per imbandire la tavola, ma le palanche per il costume saltavano sempre fuori ché i veglioni erano sempre a tema e chi voleva partecipare doveva vestirsi come prevedeva la festa. Un Carnevale famoso fu quello del 1909, tanto tempo fa. La Pubblica Assistenza per reperire qualche cito organizza il megaveglione “Il Regno di Luigi XV” che il giornalino subito approntato spiega essere stato quello un “fragile impero di cortigiane” che ancora “ispira la moda capricciosa e voluttuaria” del tempo. Lo scrive sulle colonne di quel foglio Ubaldo Formentini, grande letterato del tempo, mentre l’altro Ubaldo, quello che di cognome fa Mazzini, compone una cansoneta dal nome “Baacada”. È questa una parola tanto ostica oggi quanto era corrente allora e quella “Bagattella”, ché tanto significa l’astruso termine, tutti la imparavano a memoria per cantarla a squarciagola; se non riuscivano a trovare l’accordo giusto, magari si facevano aiutare nel solfeggio da qualche goto de vin gianco che, è cosa notoria, ammorbidisce le corde vocali preparandole come si deve ai più arditi acuti.

Poi, cambiando i tempi, ci si è travestiti come l’Uomo Ragno che per fare qualche sgarro a un’industria del caffè non esitava a farsi dare una mano da Zorro mentre Cenerentola e Biancaneve incedevano tenendosi per mano e i cappelli a punta delle fatine agitavano bacchette magiche per trasformare le zucche in eleganti carrozze. Ognuno metteva la maschera che voleva per l’unica occasione annuale in cui è lecito fare il matto, quando si deve bere e battere la terra con il piede come musica ritma. Oggi, purtroppo, la scelta della mascherina è fra chirurgica e Ffp2. Ahinoi.

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