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Mieli a Sarzana: "Questo è il governo Draghi-Meloni. Amnistia per terroristi? Dico sì"

"Se le cose hanno un senso, l'attuale presidente del consiglio sarà eletto alla prima votazione, come Ciampi".

"Extracomunitari in carcere per piccoli reati"
Paolo Mieli e Filippo Paganini

Sarzana - Val di Magra - Non solo un'analisi dettagliata e complessiva dei Fatti di Sarzana del 1921, ma anche uno sguardo ad alcuni grandi temi politici dei giorni nostri. Così ieri sera Paolo Mieli a Sarzana, all'evento organizzato alla Firmafede (QUI, ndr) in occasione del centenario di quell'episodio di resistenza ante litteram che lo storico e giornalista ha illustrato con perizia, toccandone la complessità e i vari aspetti. Così l'ex direttore di Corriere e Stampa quando il moderatore Filippo Paganini lo ha interrogato sull'attuale situazione governativa: "Si è parzialmente sospeso il conflitto per consentire a Draghi, se ce la farà, a tirarci fuori nelle condizioni economiche più appropriate da una pandemia che ancora non è alle spalle. Guardando la scena politica sembra che l'unico vero sostegno a Draghi sia la Meloni, che fa opposizione in modo ordinato, non rompe mai le scatole. Questo passerà alla storia come il governo Draghi-Meloni. La leader di Fratelli d'Italia, che tra l'altro ora è il partito di maggioranza relativa, fa opposizione come qualsiasi governo vorrebbe vederla fare. Invece i partiti che sono nell'alleanza di governo si scontrano su ogni questione, anche sulla pandemia, che ancora non è alle spalle. Al momento sono tutti armati come prima. Questo un governo di unità nazionale? Una finzione, non c'è lo spirito riscontrato in altri momenti della storia. Stanno lì odiandosi e ognuno pensa ai fatti propri. Ad ogni modo la verità verrà fuori quando si eleggerà il Capo dello Stato”. In merito, ha continuato Mieli, “se le cose hanno un senso, sarà Draghi, eletto alla prima votazione come fu per Ciampi. E al posto di Draghi va la Cartabia per guidare il Paese a fine legislatura. Se invece si va avanti come in questi giorni allora sarà uno spicinìo...”. Sottopostogli da Paganini l'ipotesi Pier Ferdinando Casini per il Quirinali, Mieli ha osservato: “Può essere eletto solo quando si scannano. Trovano uno simpatico, per bene, prima con Berlusconi, ora eletto in un seggio iper comunista di Bologna. Casini è l'Italia come la conosciamo da anni, quindi alla fine, per resa, per rassegnazione, per un voto iniziato a ridosso di capodanno e che dura fino a Pasqua, esce Casini, e a me starebbe bene anche Casini, basta che si volti questa pagina senza morti né feriti”.

Si è parlato anche di amnistia per i terroristi rossi e neri degli Anni di piombo. “Credo che la maggior parte di voi sarà in disaccordo – ha dichiarato Mieli -, ma io dico sì. Anche per quella che è al situazione carceraria, e perché dobbiamo riunificare il Paese in termini generali, con provvedimenti di pacificazione, invece di eccitare gli uni contro gli altri. È il momento di ricominciare e quando si ricomincia, nella storia, c'è sempre un atto di clemenza. Sì all'amnistia per i terroristi rossi e neri. E sì all'amnistia per gran parte dei detenuti. C'è una quantità impressionante di detenuti extracomunitari in carcere per reati di piccolissimo calibro, non è una cosa che fa onore al nostro Paese. So che è impopolare, ma io all'amnistia sono favorevole”. Tema toccato anche guardando a settant'anni fa, all'amnistia di Togliatti: “Se non l'avesse concessa probabilmente l'Italia sarebbe precipitata nella guerra civile, come in Grecia, e il Pci sarebbe finito fuori legge e con esso l'intera sinistra. A Togliatti possiamo rimproverare molti torti, ma quello fu un atto di lungimiranza, che mostrò anche dopo che subì l'attentato, quando fermò il popolo insorto”.

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