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Recos: "Ma quali enormi vantaggi. Esposto ad Anac infondato"

Prosegue il dibattito sul biodigestore. La società del gruppo Iren scrive a Comuni e Provincia, ribattendo a una serie di rilievi formulati dal Comitato Sarzana che Botta.

"interpretazioni arbitrarie"

Sarzana - Val di Magra - Una risposta punto per punto, corredata dalla “disponibilità a qualsivoglia approfondimento”. Questo contiene la lettera indirizzata da Recos, la società del gruppo Iren che intende realizzare il biodigestore di Saliceti, a tutti i Comuni della provincia spezzina. Una missiva, quella sottoscritta dal presidente Castagnetti, che replica ai rilievi formulati dal Comitato Sarzana Che Botta negli scorsi giorni e settimane, rilievi recapitati dagli attivisti alle amministrazioni del territorio e a più riprese diffusi pubblicamente. Per quanto concerne l'esposto all'Autorità nazionale anticorruzione, presentato, oltreché dai Bottas, anche dal Comune di Lerici, Recos fornisce “una serie di ordini di considerazioni che appalesano l'inammissibilità e la pretestuosità dell'iniziativa”. L'avvocato Castagnetti scrive che “i temi sollevati nell'esposto si spingono a cercare di sindacare, e porre in discussione, addirittura la stessa procedura per l'affidamento in concessione del servizio di trattamento della frazione differenziata, che si è svolta e conclusa ben quattro anni fa (nel 2016), e le cui risultanze non hanno costituito oggetto di impugnazione, per cui i relativi atti devono ritenersi ormi consolidati ed inoppugnabili, posto che altrimenti verrebbe eluso il fondamentale principio della perentorietà dei termini impugnatori”. Recosa sottolinea altresì che “se a quell'epoca neppure il soggetto direttamente interessato, cioè l'operatore economico concorrente Rti Bioner, ha contestato le questioni ora in esame, appare del tutto pretestuoso che tali profili siano sollevati nanti l'Anac da un comitato di cittadini il quale è radicalmente privo di legittimazione al riguardo”. Un percorso di aggiudicazione, quello del 2016, rimarcano ancora da Via Picco, “pubblicizzato in ogni sede e in qualunque fase temporale”.

Recos scende poi nel merito delle questioni sollevate dall'esposto, affermando come prima cosa che Recos “ha presentato il progetto del biodigestore in coerenza con gli strumenti pianificatori disponibili riportando un esame della compatibilità con la pianificazione territoriale poi sottoposto al giudizio degli enti preposti. È stato inoltre deciso di intraprendere volontariamente il percorso dell'esame di compatibilità ambientale (la cosiddetta istanza di Via) per agevolare quanto possibile il dibattito pubblico”, esame di Via “che si è concluso positivamente dopo un lungo e proficuo percorso dibattimentale di analisi tecnica”. La società del gruppo Iren ritiene poi non corretti i ragionamenti sulle tariffe: “La tariffa di conferimento della frazione organica prevista dal progetto originario è di 110 euro per tonnellata e la sua spiegazione è trasparente e riportata nei documenti asseverati posti a base dell'aggiudicazione del 2016. L'aggiudicazione prevedeva tra l'altro che tale tariffa sarebbe stata ridotta a 105 euro per tonnellata nel caso della realizzazione della cosiddetta opzione Boscalino (il biodigestore originario la cui realizzazione era stata prevista nel sito di Boscalino di Arcola)”. Recos ribatte anche alla considerazione del comitato secondo la quale il progetto Saliceti porterebbe alla società un enorme vantaggio; a questo proposito nella lettera si legge che, nel progetto presentato alla Regione, c'è “un esampe esplicito delle componenti economico finanziarie” e “nel documento di riferimento è riportato il calcolo sommario del costo sostenuto, inclusa la remunerazione del capitale investito e al netto dei ricavi da cessione del biometano alla rete”. I conti, fatti “utilizzando per analogia il metodo pubblico di Arera (l'autorità pubblica di regolazione per energia, reti e ambiente, ndr)”, dicono, per Recos, che “il sistema di copertura dei costi di investimento e gestione, sottratti i ricavi da metano, è coerente agli indirizzi pubblici e coerente alla normativa vigente, congruo per la comunità ed equo per il gestore, non rappresentando esso alcun enorme vantaggio”.

E poi c'è un ulteriore punto, quello sul quale, probabilmente, gli attivisti hanno spinto di più nelle ultime settimane, sostenendo che Recos ha fatto la gara per aggiudicarsi un determinato servizio, e poi si è ritrovata tra le mani un servizio diverso, che contempla il trattamento di decine di migliaia di tonnellate di rifiuti in più. “Le considerazioni circa il valore complessivo dell'appalto - conclude il presidente Castagnetti - e quindi la paventata illegittimità dell'incremento della concessione sono del tutto prive di fondamento e scarsamente comprensibili in relazione al codice degli appalti. Peraltro, a tale riguardo, va detto che non appare nemmeno chiaro a cosa si riferiscano i numeri riportati che non sembrano supportati se non da alcune interpretazioni numeriche e normative del tutto arbitrarie”. Dal comitato, in merito, avevano ad esempio affermato (QUI) che il business del futuro biodigestore è “superiore al 33% del valore dell’appalto di gara del 2016”. Da vedere se ora, messi nero su bianco da Recos i chiarimenti appena illustrati, il dibattito si allenterà, o se proseguirà, magari anche più fitto di prima.

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