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Di cantina in cantina, la Strada del vino non è ancora ufficiale. Ma è già realtà

In Val di Magra un percorso enoturistico naturale di altissimo livello che ha bisogno di strumenti per un definitivo salto di qualità: così diventa volano presidio d'eccellenza, estendibile ai territori circostanti.

una 'route' da scoprire
Di cantina in cantina, la Strada del vino non è ancora ufficiale. Ma è già realtà

Sarzana - Val di Magra - La Strada del vino in Val di Magra non esiste formalmente, ma di fatto c’è già. In pochi chilometri quadrati si concentra infatti la maggior parte della produzione di vino di tutta la Liguria. Non che il Ponente non faccia il suo, anzi. La prima DOP ligure, per dirne una, è il Rossese di Dolceacqua. Ma i numeri non mentono e dicono che circa due terzi della produzione vitivinicola regionale partono proprio da qui. In una cornice paesaggistica, storica e culturale che non ha nulla da invidiare ai cugini d’Oltralpe – più bravi di noi liguri a mettere a sistema un patrimonio inestimabile – nella
valle del Magra si snocciolano, cantina dopo cantina, vigneto dopo vigneto, aziende agricole di eccellenza, per lo più piccole realtà che in una manciata di ettari collinari e, a tratti, pianeggianti, regalano scenari naturali che cambiano contorni e colori con il passare delle stagioni. Ed è nei comuni di Castelnuovo Magra, Luni, Sarzana, Arcola e
Santo Stefano di Magra che si sviluppa il nostro itinerario enoturistico, tra assaggi di gusto e angoli di bellezza.

Tutto ha inizio sulle Colline del Sole.
Il nostro viaggio comincia dall’estremo levante, al confine con la Toscana che con la Liguria condivide la DOP Colli di Luni, ottenuta nel 1989 e fiore all’occhiello di piccole e medie aziende avvezze ad accogliere in vigna e in cantina amanti del vino o semplici curiosi, con la voglia di ascoltare autentiche storie di famiglia, fare un giro tra i filari che
esplodono di grappoli e assaggiare, a fine tour, il frutto di tanta fatica e dedizione. Primo fra tutti, il Vermentino. Le “colline del sole”, dove ci troviamo, sono infatti le “terre del Vermentino”, il vitigno principe fra quelli autoctoni. Gli altri sono il Canaiolo, il Sangiovese, la Malvasia, il Trebbiano, il Merlot, il Cabernet… con cui si ottengono ottimi
vini DOP e IGP. Nel comune di Castelnuovo Magra – dove ha sede l’Enoteca regionale della Liguria e dove ha avuto luogo per 10 anni consecutivi fino al 2019, prima dello stop causa Covid, il festival “Benvenuto Vermentino” – incontriamo la prima cantina del nostro itinerario: l’Azienda Agricola Giacomelli fondata nel 1993 da Roberto Petacchi e una dei caposaldi dei Colli di Luni per i suoi vini così rappresentativi del territorio: vini naturali, coltivati e vinificati come una volta in diversi vigneti aziendali. Tra questi, quello di “Boboli”, uno dei cru storici castelnovesi, che si estende sotto le mura del Castello medievale del borgo. Poco più a valle, Ca Lunae che fa capo alla famiglia Bosoni,
Paolo in testa, cui va il merito di aver fatto conoscere, fuori dai confini regionali, il Vermentino di Liguria. E il riconoscimento ottenuto dall’azienda lo scorso anno – miglior bianco d’Italia al concorso 5 Star Wines di Vinitaly – non ha che aumentato la reputazione regionale, oltre che aziendale.
Nello stesso comune castelnovese – famoso non solo per i suoi nettari ma anche per prodotti gastronomici come la celebre “prosciutta” inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali dal Ministero delle Politiche Agricole – insistono altre realtà del vino. Come Ottaviano Lambruschi, oggi ultranovantenne ma ancora attivo in vigna insieme al figlio Fabio e alla nipote. Tra i vigneti aziendali, dove si produce soprattutto Vermentino, quello della “Sarticola”, storico podere già noto agli antichi romani. A possedere vigneti che sembrano il prolungamento naturale del borgo di Castelnuovo,
tanto celebrato da Mario Soldati, è anche l’Azienda Agricola Linero che più di 50 anni fa si distinse per coraggio e intuizione quando, tra le prime, iniziò a produrre vini rossi in una terra all’epoca vocata (o almeno così si credeva) solo ai bianchi. E successe che il Barbera di Linero fece innamorare un giovane giornalista, Luigi Veronelli, che ne parlò
ne “Il Giorno” nel lontano 1967. Altra tappa del nostro percorso è l’Azienda Nardi Paolo Armando che da anni ha
adottato il metodo biologico per i suoi vini IGP Liguria di Levante, rossi e bianchi. La Bettigna di Nicola Lazzoni e Il Torchio di Gilda ed Edoardo Musetti sono le ultime cantine da non mancare lungo il primo tratto di questa strada del vino, già così ricca di esperienze tra cultura e natura, e sono tutte e due piccole aziende da poche migliaia di bottiglie all’anno, specchio della preziosa produttività vinicola della Liguria che continua nel territorio limitrofo di Luni.

Luni tra testimonianze storiche e antichi poderi
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Le alture di Luni, antica colonia romana fondata nel 177 a.C. i cui resti sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Luni, sono costellate da aree agricole coltivate a oliveti e vigneti. È il caso dell’azienda La Felce di Andrea Marcesini, sinonimo di alta qualità per i suoi vini dal carattere schietto, nonché presidente del primo e unico consorzio di produttori di vino ligure nato poco più di un anno fa: il Consorzio per la tutela di vini DOP e IGP Colli di Luni, Cinque terre, Colline di Levanto e Liguria di Levante appena riconosciuto ufficialmente dal Mipaaf. Segue Terra della Luna di Alessandro Vignali che con passione e competenza coltiva le sue uve autoctone su terreni appartenuti un tempo alla famiglia Fabbricotti, antichi proprietari della Tenuta di Marinella. Mentre Luca Menconi, dell’omonima azienda
agricola, ha sempre raccontato di essersi dedicato al vino dopo aver preso parte a una vendemmia che fu per lui un colpo di fulmine. E decise così di lasciare le onde – era un surfista – per dedicarsi alla vigna. Altre storie che vale la pena conoscere sono quelle della Pietra del Focolare o della Baia del Sole, due cantine che già dal nome ti vien
voglia di ascoltare e “assaggiare”. Da non perdere, inoltre, tra una degustazione con il produttore e un’altra, il Museo Multimediale del Vermentino, inaugurato nel 2011 e che si trova nella Torre del Castello di Luni.

Arrivo alle cantine di Sarzana, passando per quelle di Arcola, fino a Santo Stefano Magra
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Procedendo verso Sarzana, si raggiunge l’Azienda Agricola Il Monticello dei fratelli Neri, più di 12 ettari di vigneti di Vermentino, Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo, Pollera Nera e Massaretta dedicati alla produzione di vini bianchi, rossi e rosati, passito e grappa. E poi l’Azienda Agricola Santa Caterina, un’altra istituzione del vino sarzanese grazie al suo patron, Andrea Kihlgren, che ha ereditato le vigne materne diventando custode di un sistema di valori che coniuga uomo e natura. Il nostro percorso turistico al profumo di mosto ci conduce nel territorio di Arcola, dove hanno sede l’Azienda Agricola Spagnoli Andrea, a 130 m sul livello del mare e l’Azienda Agricola Picedi Benettini Nino, che dal suo fondatore – che ha dato il nome all’azienda ed è scomparso a 92 anni pochi mesi ed è ricordato come uno dei padri del Vermentino della provincia spezzina – ha mantenuto i valori più autentici del fare vino, a partire da un amore sincero per la terra. Il nostro itinerario si conclude a Santo Stefano Magra dove hanno sede due cantine storiche: l’Azienda Agricola Zangani, a conduzione famigliare e che tra i suoi poderi ne annovera uno, il Mortedo, appartenuto alla famiglia Malaspina. E La Cantina del Nonno Pescetto, ultimo esempio di famiglia di viticoltori produttori di vini eleganti e di ottima beva. Insomma il materiale per mettere a sistema questo patrimonio del vino c’è, magari con percorsi segnalati, appositi cartelli, materiale informativo, un portale con una mappa dettagliata legata all’offerta turistica di luoghi che condividono gli stessi valori naturali, culturali e ambientali. Qualcosa che connoti e formalizzi il distretto del vino della Val di Magra. Un distretto che è già realtà.

Annamaria Giannetto Pini

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