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Dante, una pace più firmata che trattata. Fra' Ilaro? Fantasia

Il libro del professor Barbero dedicato alla vicenda biografica dantesca dedica interessanti pagine a quella parte di esilio trascorso dal Poeta in Lunigiana.

La commedia in casa Malaspina
Alessandro Barbero al Festival della Mente

Sarzana - Val di Magra - In tanti l'hanno trovato sotto l'albero di Natale, magari divorandolo in un paio di giorni, pagina dopo pagina, trascinati dalla prosa accattivante del professore Alessandro Barbero. Parliamo, facile intuirlo, di Dante, la più recente uscita del popolare storico piemontese. Un libro steso ovviamente per celebrare l'imminente anniversario dei Settecento anni dalla morte del Poeta, scomparso nel 1321, ma ben lungi dall'essere una mera operazione commerciale, anzi è un ulteriore, coinvolgente tassello sul fronte della divulgazione storica rivolta a un ampio pubblico.
Il volume, in uno dei suoi ultimi capitoli, L'altrui scale, non poteva non fare un riferimento al noto passaggio lunigianese dell'Alighieri. Qua Barbero menziona una 'procura', “uno dei pochissimi documenti d'archivio relativi al periodo dell'esilio” (l'ultimo ventennio di vita dantesca, non di semplice ricostruzione), che testimonia “che il 6 ottobre 1306 Dante era a Sarzana, presso i marchesi Malaspina; meglio ancora, che si trovava al loro servizio con un incarico diplomatico”. Relativo, com'è noto, alla pace tra i signori lunigianesi e il vescovo di Luni, da tempo contrapposti. Barbero spiega che l'atto non dimostra che l'autore della Commedia abbia negoziato la fine delle ostilità: il suo incarico era firmarla, cosa che avvenne nel castello di Castelnuovo Magra. “Dante in sostanza – scrive il professor Barbero – presenziò all'atto al posto dei marchesi, che per qualche ragione non volevano essere presenti, e al loro posto baciò il vescovo di Luni in segno di pace”. Per quanto, sottolinea lo storico, l'arenga (cioè il prologo moralistico) del trattato di pace contiene tratti che fanno pensare alla mano dantesca “concludendo che prima di essere nominato procuratore dei marchesi Dante dev'essere stato impiegato nella loro cancelleria per la redazione del testo”.

Altro punto: la redazione 'lunigianese' dei primi canti della Commedia. Il professor Barbero, pur raccogliendo, illustrando e concatenando tracce e indizi con dovuta ed estrema prudenza, ricorda che il minuzioso lavoro degli studiosi sugli elementi cronologici del grande poema dantesco ha spinto gli specialisti a pensare che l'opera, nella forma che conosciamo, Dante cominciò a scriverla nel 1306 o nel 1307, anni del soggiorno lunigianese presso i Malaspina. L'ostentata ammirazione verso i quali – ulteriore aspetto evidenziato da Barbero – sarebbe spia del tentativo dantesco di accreditarsi sempre più presso quelle nobili famiglie appenniniche (non solo i Malaspina) amiche della Firenze dei guelfi neri (che avevano scacciato i bianchi come Dante) con la speranza di poter rientrare nella città d'origine. La penna della storico tocca infine il tema della lettera scritta al signore Uguccione della Faggiola da frate Ilaro del monastero di Santa Croce del Corvo, a Bocca di Magra. Una missiva in cui il religioso racconta di un uomo - Dante - che, passato dal Corvo, gli ha regalato la prima parte di una sua opera in volgare (vi si dovrebbe riconoscere la Commedia), chiedendogli di scriverne un commento, e poi di inviarla al menzionato Uguccione. La lettera si trova in uno “zibaldone autografo del Boccaccio” - l'autore del Decameron è una buona fonte di informazioni dantesche – ed è, scrive Barbero, “senza alcun dubbio un falso, un'esercitazione letteraria o un pastiche, anche se oggi non si crede più che sia stata costruita dallo stesso Boccaccio”. A frate Ilaro, com'è noto, è intitolato il premio di poesia organizzato annualmente dal 'Centro lunigianese di studi danteschi' proprio al monastero di Santa Croce, nel ricordo e nel segno dell'epistola a Uguccione (e quindi dell'incontro tra Ilaro e l'Alighieri) che, come detto, Barbero colloca nell'ambito dell'invenzione letteraria, a debita distanza dalla realtà storica. E per suggerire “le molte inverosimiglianze dell'epistola” si rifà a una serie di recenti studi richiamati nelle note, conditi da un barberianissimo “Ma via!” a commento delle tesi che sostengono l'autenticità della lettera. Chissà che non possa esserci occasione di parlarne a Sarzana, dove soggiornò Dante e dove Barbero, complice il Festival della Mente, è di casa da un pezzo.

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