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Una notte in ambulanza con i volontari: "Sicurezza di tutti nostra priorità"

Federico e Nicolò militano nella Pubblica assistenza di Vezzano Ligure e raccontano un loro turno del martedì notte, in epoca di pandemia.

le luci, i riti, le sveglie

Sarzana - Val di Magra - Su e giù a bordo dell'ambulanza per tutta la notte. Una storia di volontariato da raccontare con due giovani protagonisti: Federico e Nicolò, 32 e 26 anni, che dedicano il loro tempo libero alla Pubblica assistenza di Vezzano Ligure.
Città della Spezia, assieme a loro, esplora un'altra faccia della notte: quella di chi decide di rimanere sveglio per aiutare gli altri in ogni circostanza. Il primo a raccontarsi, qualche minuto prima che cominci il turno, è Federico che ha passato diciotto anni come volontario per poi diventare l'autista di turno del martedì notte: "Ero appena adolescente e sentivo il bisogno di fare qualcosa per gli altri. Poi un giorno, all’epoca quattordicenne, decisi che era giunto il momento di mettermi alla prova, di misurarmi con nuove esperienze: fu allora che entrai a far parte della Pubblica assistenza". Con lui Nicolò, ventiseienne che alle spalle ha già ben dieci anni di volontariato. Una squadra ben rodata che si alterna con le altre della Pubblica assistenza di Vezzano Ligure. L’associazione di volontariato conta circa ottanta volontari, che nell’arco delle ventiquattro ore garantiscono alla cittadinanza la disponibilità di ambulanze per emergenze e servizi sanitari, per tutti i giorni dell’anno.

A mezzanotte, come nelle favole, comincia il loro turno. Prima di entrare in servizio, il protocollo prevede la verifica del mezzo e un controllo accurato di tutti i presidi e delle attrezzature presenti all'interno dell'ambulanza. La procedura dura una mezz'ora e viene svolta meticolosamente, "perché non possiamo essere disponibili al soccorso con qualche mancanza o qualche malfunzionamento dei presidi; non possiamo essere operativi se non vi sono sufficienti dpi anti Covid a bordo del mezzo" spiegano Nicolò e Federico. Il virus ha stravolto il modo di vivere ogni singolo momento del turno: anche durante la check list si sanificano i presidi, si applicano scrupolosi protocolli di sanificazione dopo aver toccato qualsiasi attrezzatura. “La sicurezza nostra, dei pazienti che trasportiamo e delle nostre famiglie deve essere messa sempre al primo posto - proseguono- è un anno che applichiamo questi protocolli, sono diventati routine ma l’attenzione e la guardia non devono essere mai abbassate. Se fino ad oggi nessuno di noi ha contratto il Covid in servizio lo dobbiamo proprio a questi rigorosi protocolli cui siamo sottoposti”.

Finito il controllo mezzi, se prima del Covid c’era spazio per un po’ di riposo e risate sui divani della sala relax. "I divani sono stati eliminati raccontano - non si riuscirebbe a garantirne un’efficace sanificazione e porterebbero inevitabilmente a non osservare le norme di distanziamento. E allora si fanno due chiacchiere con una sigaretta accesa e ci si accinge a preparare le brande. Eh si, perché nel caso in cui non ci siano chiamate è necessario riposare, tra poche ore suonerà la sveglia e per entrambi inizierà una nuova giornata di lavoro, non ci si può permettere di stare svegli tutta la notte". Anche la camera notte non è più quella di prima: dei quattro letti presenti soltanto i due più esterni possono essere utilizzati, sono necessari almeno due metri di distanza per dormire nella solita stanza “non credo si possa dormire con la mascherina - sorride il più giovane - in ogni caso meglio stare distanti, ci siamo imposti questo regolamento”.

Pochi minuti all’una e si spengono le luci della sede. Ma uno squillo improvviso di telefono sveglia i ragazzi: sono le tre e dieci. Emergenza per sospetto Covid, codice giallo per una persona anziana da ospedalizzare con febbre e difficoltà respiratoria. Neanche il tempo di realizzare e i due scattano verso l’area adibita a “vestizione Covid”: guanti, tuta, calzari, maschera FFP2, visiera; con perfetta sincronia parte il controllo incrociato per verificare l’esattezza della sequenza di quanto indossato. "È ormai un anno che per la maggior parte dei soccorsi è necessario utilizzare questi dispositivi; - dice Federico mentre infila al volo la tuta - le prime volte ci sembravano infiniti i minuti passati a vestirci: nel nostro servizio i tempi di intervento sono fondamentali. Il Covid ci ha insegnato che è bene ponderare ciò che si fa e farlo con calma; una leggerezza o distrazione potrebbe costare cara a noi o al paziente che trasportiamo per cui è bene “perdere” qualche minuto in più ma operare in sicurezza. Oggi però siamo diventati bravi, ci bastano pochi minuti e siamo già sull’ambulanza".
I lampeggianti blu squarciano il buio: l’ambulanza è partita, in pochi minuti raggiungerà la casa del paziente per completare poi la missione una volta terminata l’ospedalizzazione della persona. Qualche minuto prima delle quattro ed ecco l’ambulanza che rientra. È il momento di sanificare, tutto il contenuto dell’ambulanza deve essere trattato coi sanificanti, persino le maniglie delle portiere: nulla deve essere lasciato al caso. “Il prossimo paziente che trasportiamo deve essere al sicuro - dicono- meglio ripetere anche due volte ogni singola operazione ma dobbiamo essere sicuri di ciò che facciamo; il virus è un nemico invisibile che dobbiamo combattere con il buonsenso, rispettando regolamentazioni e pratiche di sanificazione". "Non avremmo voluto essere qui a parlarne dopo un anno - aggiunge Federico- avremmo preferito fosse solo un brutto ricordo, e invece è ancora qui con noi, ancora pronto a strappare troppe vite. Dobbiamo combatterlo con i nostri comportamenti, dobbiamo vincere al più presto questa battaglia e tornare alle nostre vite di sempre".

Sono le quattro e venti, si spengono nuovamente le luci. Squilla ancora il telefono, ma questa volta è la sveglia. Sono le sei e trenta, c’è tempo per un caffè, per dare una pulita alla camera notte e per salutarsi: per entrambi i volontari inizia una nuova giornata di lavoro. L’ufficio e l’officina aspettano Federico e Nicolò che stanchi ma appagati si accingono a lasciare la sede per raggiungere il posto di lavoro. Una squadra è pronta per iniziare il servizio di mattina e dopo questa ce ne sarà un'altra ancora.

I fatti raccontati in questa intervista risalgono all'1 marzo 2021.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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