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Ultimo aggiornamento: Domenica 01 Agosto - ore 14.09

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Per due velox comunica i dati al posto del marito e si becca una denuncia

Nella lettera di trasmissione dei dati anche una “bella paternale” verso gli agenti.

a santo stefano
Polizia Locale Santo Stefano

Sarzana - Val di Magra - Alla metà del mese di maggio, la Polizia Locale di Santo Stefano ha inviato due verbali per aver violato il Codice della
Strada ad un uomo residente a Genova. In particolare gli è stato notificato che la moto di sua proprietà ha transitato sul territorio di Santo Stefano alla velocità di 87 km/h in un’occasione ed a 65 Km/h in un’altra, sempre nella stessa giornata, a distanza di pochi minuti. Le violazioni sono state accertate a mezzo apparecchiatura autovelox nella zona di
Ponzano, in una località dove diversi anni fa l’amministrazione comunale decise di installare tale apparecchiatura a seguito di alcuni incidenti mortali avvenuti per l’eccessiva velocità che raggiungevano i veicoli nel rettilineo. Ai predetti verbali, poiché è obbligatorio conoscere chi sia stato a condurre il veicolo ai fini della sottrazione dei punti della patente, così come previsto dal Codice della Strada, è seguita la comunicazione dati conducente da parte del proprietario della moto.

Una "letterina" considerata pungente, allegata alla comunicazione dati conducente, che non ha di certo mancato l’obiettivo di attirare l’attenzione delle agenti dell’Ufficio Verbali. Ma la cosa che ancor di più ha attirato l’attenzione, è che, così come le agenti hanno potuto notare dal fotogramma dell’autovelox, le sembianze della persona alla guida della moto, hanno innescato il dubbio che non fosse la donna (moglie del cittadino genovese), che aveva dichiarato di essere alla guida. Sono state subito così avviate le indagini in collaborazione con la Polizia Locale di Genova, richiedendo ai colleghi una serie di accertamenti utili ai fini delle indagini ed è quindi emerso che la donna, una cinquantenne genovese, nel giorno ed all’orario dell’infrazione era regolarmente sul suo posto di lavoro in una panetteria genovese. Così è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria per il delitto di “falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico” prevista e punita dall’art. 483 codice penale, reato ritenuto molto grave e precedibile d’Ufficio, che prevede la pena della reclusione fino a due anni. In merito, per gli stessi identici fatti, si è recentemente espressa la Suprema Corte di Cassazione ribadendo ancora una volta la gravità di tale illecito penale.

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