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Otto anni di silenzi sul delitto Morchi, la famiglia attende risposte

La donna venne uccisa nella sua abitazione a Palvotrisia il 14 marzo 2013. L'avvocato Cristiani: "A novembre avevamo chiesto di riaprire il caso ma non ci è stato ancora detto nulla. Silenzio offende anche la comunità di Castelnuovo".

"assurdo pensare a delitto perfetto"
Casa del delitto Morchi

Sarzana - Val di Magra - “Il silenzio sul delitto di Marisa Morchi offende la famiglia ma anche tutta la comunità di Castelnuovo Magra perché è impensabile che un fatto del genere resti avvolto nel porto delle nebbie”. Così a Città della Spezia l'avvocato del foro di Napoli Francesco Cristiani che a nome della figlia della vittima Marina Palma, ribadisce la ferma richiesta di verità sulle sorti della pensionata di 77 anni barbaramente uccisa nella sua abitazione di Palvotrisia la mattina del 14 marzo 2013. A distanza di otto anni infatti l'efferato omicidio che sconvolse la tranquillità della Val di Magra, non ha ancora né un colpevole né tantomeno un movente. Sono state tante, invece, le supposizioni che si sono succedute da quella tiepida giornata ad oggi, fra voci di paese, ricostruzioni sommarie e identikit forniti addirittura dalla trasmissione “Chi l'ha visto?”. L'ultima pista in ordine di tempo era stata quella emersa nel novembre scorso da alcune intercettazioni legate a un'inchiesta della Procura della Spezia su furti e rapine.

“Proprio a fronte di alcuni elementi che a mio parere meritavano un approfondimento – spiega il legale – avevo presentato un esposto alla Procura chiedendo la riapertura delle indagini. Ad oggi però non abbiamo ricevuto alcuna risposta anche se il mio auspicio è che quello spunto investigativo possa aver trovato almeno un riscontro. È assurdo – sottolinea Cristiani – credere che a Castelnuovo si sia realizzato il delitto perfetto del quale non si riesce a individuare non solo l'autore ma nemmeno il contesto nel quale è avvenuto. Da parte nostra abbiamo sottoposto agli inquirenti anche diverse ipotesi investigative che escludono lo scenario della rapina. Già in occasione della nostra opposizione all'archiviazione del caso avevamo posto l'attenzione su una possibile azione criminale riconducibile ad alcuni interessi economici che avrebbero potuto aprire ad un omicidio su commissione. Fin dall'inizio le indagini si erano invece concentrate unicamente solo sulla famiglia”.

Otto anni dopo però nulla sembra essersi mosso attorno ad un episodio avvenuto in pieno giorno e in un'abitazione a bordo di una strada frequentata e circondata da altre case abitate. “Siamo in attesa che la Procura ci faccia sapere qualcosa – sottolinea l'avvocato – ci siamo dati tempo sei mesi per pazientare e poi fare il punto della situazione, cercheremo di capire cosa è stato fatto. Questo – conclude – sembra il tipico caso in cui una Procura si innamora di un'ipotesi investigativa poco concludente condizionando l'esito dell'indagine. La memoria di Marisa, la cui salma era stata restituita alla famiglia solo due anni dopo, merita però rispetto”.

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