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Lavoratori ancora in strada: "Penalizzati solo i nostri settori"

Nuova giornata di protesta a Sarzana per il gruppo "Fermi noi, fermi tutti": "Con l'asporto non si mangia, fateci aprire come tutti gli altri".

traffico a singhiozzo
Protesta dei lavoratori sulla Variante

Sarzana - Val di Magra - Pacifica ma efficace prosegue sulla Variante a Sarzana la protesta dei lavoratori riuniti sotto la sigla “Fermi noi, fermi tutti” che chiede al Governo riapeture in sicurezza, ristori e l'attenzione venuta meno in questi mesi della pandemia. Autoritzzata dalla Questura e costantemente monitorata dalle forze dell'ordine la protesta odierna – come quella di una settimana fa – sta causando pesanti rallentamenti alla circolazione con gli automobilisti che stanno attendendo pazientemente in coda, manifestando in molti casi anche solidarietà con le persone in strada.
Il gruppo, guidato da Eros Sabella che per tutta la mattina ha scandito con il megafono le ragioni della mobilitazione, non comprende solo ristoratori e commercianti sarzanesi ma anche titolari di attività di altre zone della Val di Magra. Come Francesco Capoverde del Crazy Beer di Castelnuovo, che a CdS sottolinea: “E' inspiegabile come ad essere penalizzato sia stato principalmente solo il nostro settore. Autogrill, supermercati e altri negozi possono lavorare con le dovute misure di sicurezza, perché noi no? Non si può pensare che l'asporto sostituisca la normale attività anche perché per molti non è attuabile e soprattutto perché se va bene riesci a rientrarci delle spese ma non a mangiarci. Allo stesso modo non è possibile lavorare solo a pranzo, questa non è ristorazione è più un servizio mensa, le aperture serali sono imprescindibili. In molti hanno anche perso dipedenti che dopo tanti anni sono stati costretti a cercare altro perché non si può chiamare la gente per lavorare un solo giorno a settimana. Chi non ha affitti da pagare – conclude - ha comunque dei mutui o spese che non possono essere coperte, così non si può andare avanti. In sicurezza ma possiamo riaprire tutti”.

Stesso stato d'animo per il sarzanese Giacomo Devoto di Officine del Cibo: “Siamo qui in modo pacifico per capire a tutti che non è giusto non poter aprire e lavorare dopo aver adottato sistemi di prevenzione del virus, aver speso soldi per poter invesitre su misure di sicurezza e dipendenti. Io ho appena pagato 10.400 euro di F24 in un momento di difficoltà, per non far rimanere a casa i miei ragazzi, gli ho dato del lavoro e me ne sono tolto io. I miei risparmi di vent'anni di attività li ho offerti in parte a loro perché non arrivava la cassa integrazione, un sistema che non funziona. Non capisco – prosegue – perché ad esempio al mercato del giovedì non ci siano controlli sugli assembramenti o perché i ristoranti non possano aprire quando è stato dimostrato che il virus circola sui mezzi di trasporto pubblico. Ci facciano lavorare come tutti in maniera sicura”.

Infine Roberto Bertagna, lavoratore del settore fieristico che da un anno e mezzo di fatto non incassa un euro: “Siamo rimasti fermi ai mercatini di Natale del 2019 – commenta amaramente – dopo è stato tutto cancellato e le previsioni per i prossimi mesi sono pessime. Eppure si fanno i mercati settimanali e i supermercati sono pieni di gente, ma a noi è stato detto che non siamo “essenziali” per la comunità. In provincia siamo circa un centinaio perché oltre a chi ha i banchi come me c'è chi organizza, chi suona e chi allestisce ma nessuno di noi ha più entrate né ristori però abbiamo spese come tutti. Non possiamo più andare avanti”. Alla protesta hanno infatti aderito anche titolari di palestre e piscine, e lavoratori dello spettacolo.


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