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Biodigestore, altro ricorso dichiarato inammissibile dal Tar

I Comuni di Arcola e Santo Stefano chiedono l'annullamento del Piano provinciale rifiuti approvato nell'agosto 2018, i magistrati ribattono punto per punto. E a monte rilevano la mancata notifica a Recos.

"Censure infondate"

Sarzana - Val di Magra - Altro ricorso a tema biodigestore dichiarato inammissibile dal Tar ligure, dopo che la medesima sorte era toccata ad altri due ricorsi, come riportato la scorsa settimana. In questo caso si tratta del ricorso promosso dai Comuni di Arcola e Santo Stefano Magra contro la Provincia per l'annullamento della delibera provinciale con cui, nell'agosto 2018, è stato approvato l'aggiornamento del Piano rifiuti provinciale. Tra le ragioni a sostegno del ricorso: il fatto che “prima di procedere all’approvazione della gravata deliberazione, la Provincia avrebbe dovuto provvedere alla surroga di un consigliere dimissionario” (il noto 'caso' della mancata sostituzione del consigliere Natale con la sindaca Sisti); che, si legge, “la previsione inerente alla realizzazione del biodigestore (a Boscalino, come recita il Piano a cui si fa riferimento, ndr) si porrebbe in contrasto con il parere vincolante formulato nell’ambito della procedura di Vas” e “con gli atti di programmazione regionale che non prevedono il conferimento di rifiuti provenienti dalla Città metropolitana di Genova”.

L'inammissibilità, per il Tribunale amministrativo regionale, è innanzitutto legata alla la mancata notifica del ricorso ai controinteressati. “Deve essere riconosciuta la posizione di controinteressata in capo alla Recos S.p.a., aggiudicataria del project financing per la realizzazione del biodigestore”, scrivono i magistrati, che sanciscono “la declaratoria di inammissibilità del ricorso non notificato all’unico soggetto controinteressato (Recos, appunto, ndr”). Poi, “per completezza - scrivono i giudici -, va anche evidenziata l’infondatezza delle censure sollevate dai Comuni ricorrenti”. Per quanto riguarda la surroga, nel verdetto del Tari si legge che “nella materia del funzionamento degli organi collegiali degli enti locali, non è dato rinvenire alcun principio in base al quale la surroga del consigliere dimissionario debba avvenire alla prima seduta del consiglio successiva alla presentazione delle dimissioni” e che “si desume il diverso principio secondo cui, nei dieci giorni successivi alle dimissioni, il consiglio opera regolarmente anche se sprovvisto di un consigliere”, posizione, quest'ultima, che poggia su un pronunciamento del Tar di Reggio Calabria del 2006.

“Le amministrazioni ricorrenti – recita poi la sentenza in merito al secondo argomento sollevato dai Comuni arcolano e santostefanese - sostengono che la previsione inerente al biodigestore in località Boscalino si porrebbe in contrasto con il parere vincolante negativo formulato nell’ambito della procedura di Vas […]. Il tenore letterale dell’atto rivela che, contrariamente a quanto ipotizzato dalla parte ricorrente, non è stato espresso alcun parere contrario, ma solamente evidenziate talune criticità che richiedevano un approfondimento istruttorio. La Provincia si è conformata a tale indicazione e, all’esito della rinnovata istruttoria, ha ritenuto che potessero ritenersi risolte le problematiche segnalate. Quindi, ha correttamente proceduto all’approvazione del contestato provvedimento, non essendo tenuta a trasmettere nuovamente alla Regione gli atti della procedura di Vas ormai conclusa”. Sorte infausta anche per il terzo punto: la programmazione regionale, osservano i giudici, “contempla tre soluzioni alternative per il trattamento dei rifiuti, la prima delle quali comporta 'il conferimento del fabbisogno della zona del Tigullio e Golfo Paradiso' presso gli impianti siti nella provincia della Spezia”. Per tutte queste ragioni, quindi, ricorso giudicato inammissibile e spese compensate.

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