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"Rischi per 200mila spezzini, ma siamo rimasti soli"

Il punto sulle azioni legali a contrasto del biodigestore di Saliceti. Discussi i due ricorsi di Santo Stefano, mentre Vezzano tornerà alla carica con Roma. Sisti: "Le bufale di Peracchini". Regoli: "Impossibile incontrare Toti e Giampedrone".

4mila firme contro l'impianto

Sarzana - Val di Magra - “Il biodigestore di Saliceti è un'operazione illegittima e l'inchiesta pubblica è stata attivata per dare una 'copertura' di partecipazione. Il progetto favorisce le esigenze di Iren rispetto alle scelte amministrative e non affronta il rischio inquinamento per le falde acquifere, a cui attingono 200mila abitanti in tutta la provincia”. Così Carla Bertolotti, presidente di Vivere bene la Macchia, ha aperto l'incontro online a tema digestore organizzato dal comitato in collaborazione con il gruppo Facebook Liberamente a Sasteu, che ha ospitato la diretta dell'iniziativa, volta principalmente a fare il punto sulle iniziative legali intraprese a contrasto del progetto di Recos, che lo scorso dicembre ha ricevuto l'ok dalla seduta decisoria della conferenza dei servizi. “In ballo ci sono due ricorsi al Tar, entrambi discussi il 3 marzo e in attesa di verdetto – ha affermato l'avvocato Piera Sommovigo, che segue la vicenda per il Comune di Santo Stefano -. Il primo è contro la delibera con cui la giunta regionale ha indetto l'inchiesta pubblica, in quanto questa parte da un presupposto illegittimo, cioè che l'impianto di Saliceti sia ricompreso nella pianificazione, quando invece il sito individuato è Boscalino. Il fatto che siamo partiti subito all'attacco già sull'inchiesta pubblica – che non è un atto di per sé immediatamente lesivo – ha portato le nostre controparti, Regione e Recos, a sostenere che la nostra impugnativa è troppo anticipatoria. Speriamo che il giudice possa superare questi aspetti formali e procedurali e andare nel merito”. E poi c'è l'altro ricorso, “che contesta alcuni aspetti della conferenza dei servizi: da un lato le integrazioni al progetto prodotte da Recos, dopo le osservazioni della Regione, che a nostro giudizio hanno apportato modifiche sostanziali e avrebbero dovuto comportare la riapertura della fase delle osservazioni, cosa non avvenuta; dall'altro la mancata partecipazione del Comune di Arcola”. E poi, ha ricordato la legale, è stato anche impugnato il verbale della conferenza dei servizi: il ricorso è in corso di deposito presso il tribunale amministrativo.

“Se legittima o no lo dirà il Tar – le sentenze arriveranno a breve – ma non c'è dubbio che la procedura ha subito una forzatura”, ha esordito il giurista ambientale Marco Grondacci, anch'egli ingaggiato dal Comune di Santo Stefano per la pratica biodigestore. Rilevato che “ci ritroviamo un progetto che è tre volte quello iniziale e che costa molto di più”, Grondacci ha segnalato che “in sede di inchiesta pubblica, i comitati che hanno partecipato hanno chiesto che fosse depositata nell'istruttoria la documentazione della Vas di Piano, per dimostrare che in quella Vas si parlava di Boscalino e di diverse dimensioni. Gli uffici regionali si sono rifiutati di depositarla, un fatto molto indicativo: se lo avessero fatto, avrebbero dovuto ammettere che il sito di Saliceti non era nel piano e che andava fatta una variante, con una nuova verifica di assoggettabilità della stessa alla Vas. Sarebbero cambiati gli scenari”. Il giurista ha affermato che “uno dei punti forti delle memorie prodotte da Recos e Regione è che Saliceti era già presente come sito nel Piano rifiuti del 2003. Ma quel Piano comprendeva molto più siti per l'organico, tutti però basati sul compostaggio aerobico, un tecnologia completamente diversa. Inoltre il Piano non era stato sottoposto a Vas, all'epoca non obbligatoria. E dal 2003 al 2021 ne cambiano di cose, il territorio non è congelato”. Per Grondacci “il confronto tra Saliceti e Boscalino è stato giocato solo in termini logistici – il primo è più comodo e costa meno – senza considerare i parametri ambientali. Un confronto sfalsato, perché l'obbiettivo è fare l'impianto a Saliceti, punto e basta”. E a proposito di nodi ambientali, Grondacci ha aggiunto che “i pozzi di emungimento di acqua potabile sono a circa un chilometro dal sito. Ma la Corte Costituzionale ha detto che la legge, che parla di distanza minima di 200 metri, va interpretata in base alle singole situazione e ai siti specifici, tanto è vero che ha considerato legittima una norma regionale, non ligure, in cui si fissava la distanza a 3 chilometri”.

Presente anche la politica. “Con profondo rammarico – ha affermato il vide sindaco di Vezzano, Simone Regoli – registriamo di non aver mai potuto incontrare l'assessore Giampedrone o il presidente Toti perché ci dicessero come mai la scelta su Saliceti, perché si prendessero la paternità di tale decisione. Una paternità chiaramente politica, e non tecnica, come si sbandiera. Come amministrazione abbiamo intrapreso azioni complementari rispetto a quelle santostefanesi. Ci siamo rivolti all'Ispra, che però ci ha dato il benservito senza nemmeno ascoltarci, e alla Presidenza del consiglio, che ci ha detto che non abbiamo potere decisionale sul nostro territorio, invitandoci però a riformulare la nostra istanza, cosa che faremo assieme al nostro avvocato”.

“Non abbiamo mai avuto un confronto con gli enti che stavano preparando questo pacchetto per il nostro territorio – ha concluso Paola Sisti, sindaco di Santo Stefano -. Non siamo mai stati coinvolti o informati, abbiamo subito la scelta. A Santo Stefano i comitati hanno raccolto 4mila firme, c'è una firma in ogni famiglia. Io ho scelto di stare al fianco della cittadinanza e fare tutto il possibile per impedire la realizzazione dell'impianto. Un'operazione i cui contorni si fanno sempre più chiari, una chiarezza deludente per come vengono trattati i territori. Se non facciamo il biodigestore dobbiamo riaprire le discariche? Quando il presidente della Provincia Peracchini lo afferma, dice una bufala: l'organico non va in discarica, questa è una forma di ricatto, non va bene. In questa lotta contro il digestore siamo rimasti soli, noi e Vezzano, quando l'impianto, come riferito dalla perizia Raggi, potrebbe portare problemi a falde acquifere che danno acqua a 200mila spezzini”.

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