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"Proroga del divieto di spostamenti fra regioni crea ulteriori disagi per chi vive sul confine"

una lettrice sarzanese
Aurelia a San Lazzaro

Sarzana - Val di Magra - Riceviamo e pubblichiamo: "Prorogare ulteriormente il divieto di spostamenti tra regioni, anche se entrambe in zona gialla, comporta una notevole e macroscopica discriminazione di cui nessuno sembra curarsi. A breve sarà passato un anno preciso dal primo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che estende un lockdown generalizzato a tutte le regioni d’Italia, da allora è passata molta acqua sotto i ponti ed i provvedimenti si sono sprecati, tuttavia una cosa che a me, abitante a pochi chilometri da un confine regionale, e a molti altri come me, è apparsa subito chiara sembra non essere stata recepita né dalla precedente compagine di governo, né, evidentemente, da quella attuale. Tutti siamo ben consapevoli della difficoltà e delicatezza della situazione sanitaria, nazionale e mondiale, e, nonostante la frustrazione, tutti siamo ancora disposti a sacrifici, la domanda che mi pongo però è per quale motivo i miei sacrifici dovrebbero essere più cospicui di quelli del resto d’Italia. Questa per me è una chiara discriminazione che si sta ignorando.
Dall’inizio delle misure più stringenti contro la pandemia assunte prima delle feste natalizie, tutt’Italia, nelle più o meno brevi parentesi di “zona gialla”, ha avuto l’occasione di tornare ad assaggiare un po’ di normalità, di tornare ad incontrare i propri affetti, tutt’Italia tranne una categoria: coloro che hanno la sfortuna di risiedere in prossimità di un confine tra due diverse regioni. La mia particolare situazione è tale: il mio compagno vive 3 chilometri dentro il confine toscano (Carrara Avenza, in particolare), io abito 10 km dentro il confine ligure (Sarzana). Sono 13 km a separarci, pochi minuti di auto, ma fino al 27 marzo non ci sarà consentito vederci, neppure se entrambe le nostre regioni tornassero in zona gialla. Di esempi come il mio, io soltanto, ne conosco molti, troppi, quindi è facile immaginarsi quanti altri soggetti siano da mesi costretti in questa situazione, ridotti a non gioire neppure della zona gialla se applicata alla propria regione, poiché, in ogni caso, sono consapevoli di non poter comunque tornare a frequentare amici, affetti, parenti e luoghi abituali, soltanto perché vi è un confine di mezzo. In che modo si può giustificare una tale noncuranza della salute psicologica di soggetti come me in nome di una presunta maggiore tutela della salita fisica? Come può essere meno rischioso per me, abitante dell’estremo levante ligure, poter, in zona gialla, recarmi fino a Genova, se non anche oltre, percorrendo centinaia di chilometri, piuttosto che percorrerne 13 per ricongiungermi con una persona a me cara (ma che legalmente non rientra nella ristretta categoria dei congiunti)? Personalmente non trovo una risposta corretta, dal punto di vista logico, ma anche giuridico, a questi due quesiti e, come me, sono molti a non trovarla. Come evitare spostamenti tra regioni a lungo raggio, pericolosi in una situazione sanitaria simile? Applicare un limite basato su una fascia chilometrica per i territori attorno ai confini regionali sarebbe, a parer mio, la soluzione più equa, semplice ed efficace, anche alla luce del fatto che è noto che i cittadini, per aderire e rispettare le regole imposte dallo Stato, non debbano sentirsi oppressi da esse. Nella speranza, ora che tutto ciò è stato portato alla luce, che qualcuno si renda conto, dopo un anno, di questo disagio forte creato a soggetti in questa condizione e faccia qualcosa per alleviarlo, o quantomeno nella speranza che, finalmente, si inizi a parlarne". (Andreaa Valerio, studentessa sarzanese)

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