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Bocca di Magra e la memoria perduta

di Giorgio Pagano

Luci della città
San Pietro Vara, Oratorio di Santa Maria della Spianata

- Sono riuscito, in fase “zona gialla”, a vedere i Giardini di Bocca di Magra, o meglio gli ex Giardini. Ho compreso la necessità di costruire argini contro le piene del fiume: ma i lavori eseguiti hanno esasperato il carattere di cementificazione delle rive. Così come ho compreso che l’area aveva bisogno di un restauro: ma in realtà è stata trasformata, e ha perso la sua identità. Non ci sono più i Giardini, al loro posto c’è una piazza di asfalto, sia pure “natura”, simile a quelli di tante altre località (si veda la foto in basso). Bocca di Magra ha perso, in questo modo, una sua specificità. La prosecuzione dei lavori nel lungofiume, ispirata agli stessi criteri con l’obiettivo della realizzazione di un parco urbano ad asfalto “natura”, aggraverà il risultato. A meno che il Comune di Ameglia non torni indietro.
Il Comitato Bocca di Magra, il movimento civico -non partitico- che si è battuto e si batte contro questa trasformazione, ha spiegato l’origine dell’errore: si è pensato a Bocca di Magra come tipica località della Liguria, ma così non è. Bocca di Magra è una località di origine più recente, terra di confine, originale perché non più Liguria e non ancora Versilia. Leggiamo un documento del Comitato:
“L’insediamento di Bocca di Magra inizia a popolarsi solo alla fine del XIX secolo. Prima di allora era soltanto uno scalo e ricovero opportuno ai piccoli navigli in attesa di entrare nel golfo della Spezia. Alla metà del XVIII secolo il rifiorire dell’attività portuale lungo il fiume favorì nuovi insediamenti: alla metà del XIX secolo l’amegliese Luigi Germi installò una modesta capanna per farne una trattoria ad uso dei naviganti; negli stessi anni, da Montemarcello scesero a Bocca di Magra alcune famiglie e verso il 1890 arrivarono altre famiglie da San Benedetto del Tronto. Alla fine dell’Ottocento si presume che Bocca di Magra avesse assunto un suo carattere di villaggio alquanto popolato. Dopo il 1855 i Fabbricotti avevano acquistato gran parte dei terreni oltre Magra e buona parte di Bocca di Magra e all’inizio del Novecento completarono la costruzione del sontuoso castello prossimo al convento di Santa Croce. Anche i servizi legati all’attività del Castello favorirono l’avvio dei due nuovi centri agricolo-marinari (oltre a Bocca di Magra anche Fiumaretta). Quando Don Lorenzo Celsi realizzò a Bocca di Magra asilo e chiesa, la frazione assunse un definitivo assetto di centro abitato.
Questi brevi cenni sull’origine dell’insediamento moderno di Bocca di Magra, bastino a concludere quanta distanza lo separi dalla tipica località marittima della Liguria.
Questo fraintendimento ha portato:
1) Colori e materiali non coerenti al contesto
2) Omogeneità dove invece dovrebbe essere specificità.”
Purtroppo è andata così. Nei Giardini il suolo a prato è stato sostituito, come detto, da una piazza di asfalto. Sono stati tagliati alberi pluridecennali e piantumate nuove essenze in filari che impediscono alla vista il panorama delle Apuane. Sono stati inseriti colori e moduli decorativi tipicamente liguri (rosso e grigio a richiamo dei carruggi, bande parallele) che non corrispondono alle tipicità dei colori di Bocca di Magra (sabbie e scisto). Si è costruito un luogo che contrasta con gli usi sociali degli abitanti, che non a caso lo hanno sempre chiamato “Giardini”. Il secondo lotto proseguirà questa trasformazione “snaturante”.
Il Comitato Bocca di Magra ha incontrato nei giorni scorsi l’assessore comunale Bernava, ma l’esito non è stato per nulla soddisfacente. Leggiamo ancora un testo del Comitato:
“Il rammarico più grande riguarda il metodo adottato dal Comune: informare la comunità a cose fatte, con ascolto ormai solo formale, con chiusura totale per quanto riguarda la parte strutturale (scavi e pavimentazione). Unica modifica al progetto sembra ad oggi possibile per la sistemazione del verde, affinché la piantumazione di alberi ad alto fusto in filari non possa recare danno di luce e umidità alle abitazioni.
Per il Comitato la progettazione degli spazi pubblici dovrebbe essere frutto di interlocuzione tra chi ha la responsabilità di governo del territorio, chi lo progetta e chi lo vive. Una progettazione ‘calata dall’alto’ rischia di essere una violenza, quando non interpretasse le reali istanze della cittadinanza, come è successo agli ex-Giardini e come sta per ripetersi in questo caso. Il Comitato si augura che le promesse dell’assessore Bernava ad aprire un tavolo di confronto possano presto concretizzarsi in un nuovo incontro con il Comitato".
Bocca di Magra ha subito violenze certamente peggiori in passato. Nel libro mio e di Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” è raccontata la battaglia degli “Amici di Bocca di Magra” -Valentino Bompiani, Giulio Einaudi, Mario Soldati ed altri intellettuali- “a far diga contro l’avanzata del cemento e la sparizione del verde” a Bocca di Magra. In pieno Sessantotto se ne fece interprete il giornalista spezzino Gino Patroni:
“È quasi incredibile come siano cambiate le cose e i personaggi a Bocca di Magra nel fervido giro di questi ultimi anni. I terreni sul fiume avevano modesto valore catastale, si poteva ottenerne a ettari a prezzo di esproprio: oggi si è giunti alle 10-15 mila lire il metro quadro, le due sponde del fiume verso l’estuario si sono popolate di case, di ville, di luci, di attracchi. […] già l’acqua non è più la stessa (all’inquinamento non si sfugge), il pesce l’ha abbandonata da tempo verso profondità più pulite, meno impure. Viene a mente Eraclito. Tutto scorre. E scorrendo trasmuta.”
Patroni si schierava con gli intellettuali, però con il suo scetticismo:
“Ma finiranno come gli Eroi delle Termopili. Travolti e trafitti dagli arcieri della speculazione, dell’iniziativa privata, al suono di quella fanfara che si chiama denaro”.
Purtroppo i fatti gli diedero ragione. Bocca di Magra non è più quella descritta dal poeta Vittorio Sereni in “Un posto di vacanza”: “Era in principio solo canne…”. Ma, nonostante tutto, è riuscita a conservare gran parte del fascino di un tempo. Ora l’avversario non è la speculazione ma la mancata consapevolezza della “coscienza del luogo”, della necessità di mantenere le risorse ambientali e paesaggistiche del luogo, la sua identità, la sua memoria, i suoi usi sociali. Non c’è futuro se cancelliamo le radici. Anche per questo i processi partecipativi, in questo caso del tutto mancati, sono fondamentali nelle trasformazioni urbanistiche.
Forse c’è ancora tempo per un ripensamento del Comune, per evitare che anche le donne e gli uomini del Comitato facciano la fine, come gli intellettuali degli anni Sessanta, degli “Eroi delle Termopili”.
Buona Pasqua a tutte e a tutti

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Bocca di Magra, gli ex Giardini (2020) Comitato Bocca di Magra


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