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Pastorino chiede un referendum per depenalizzare l’eutanasia

dopo il caso welby
welby

Liguria - Ha preso il via oggi a Genova il processo d’appello a Marco Cappato e Mina Welby, accusati di aver aiutato Davide Trentini, malato di sclerosi multipla, nel suicidio assistito. Cappato e Welby furono assolti in primo grado a Massa, la procura però fece ricorso all’assoluzione. Oggi nell’aula del tribunale di Genova sono presenti Marco Cappato e Mina Welby, mentre all’esterno si è svolto un presidio di Possibile, +Europa, Volt, Radicali e associazione Luca Coscioni. Ha partecipato al sit-in anche il capogruppo di Linea condivisa Gianni Pastorino.

“Ho deciso di aderire perché ritengo giusto dare a Luca Coscioni e a Mina Welby tutto il mio appoggio, – dichiara il consigliere regionale Gianni Pastorino – purtroppo la sentenza di primo grado è stata appellata, ma sono fiducioso che, quanto riconosciuto in primo grado, sia confermato dalla Corte d’Appello di Genova”.

Nel frattempo ha preso il via da questa mattina la promozione della campagna referendaria per “legalizzare il suicidio assistito e depenalizzare l’eutanasia”. Occorreranno 500 mila firme, da raccogliere in tre mesi, luglio, agosto e settembre, per dire sì ai due quesiti depositati in Corte di Cassazione dall’associazione Luca Coscioni e da alcuni rappresentanti del comitato promotore.

“Aderirò alla campagna referendaria lanciata dall’associazione Coscioni perché credo che in questa materia sia necessario un intervento normativo del Parlamento – prosegue il capogruppo Pastorino – che riconosca, nei casi già previsti da altri parlamenti europei, la possibilità di ricorrere ad un suicidio assistito. È necessario evitare, come spesso invece è accaduto, l’accanimento terapeutico che finisca per peggiorare le condizioni di disagio e di estremo dolore che provano persone che sono vittime di patologie irreversibili ed estremamente invalidanti”.

Il consigliere regionale Gianni Pastorino parteciperà attivamente alla certificazione delle firme visto che, per la prima volta, la normativa lo consente. “Questa è una battaglia che riguarda la libertà di ricerca scientifica, la libertà di cura e la libertà di decisione sul fine vita. È una battaglia che ci ricorda di occuparci della sanità, dell’organizzazione del sistema sanitario e dei diritti delle cittadine e dei cittadini”, chiosa il capogruppo Pastorino.

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