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Ricovero barche a secco: le nuove norme

Assormeggi
Porto a secco

Liguria - Tra i passaggi delle disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 novembre 2017, n. 229, concernente la revisione ed integrazione del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172, in attuazione dell’articolo 1, comma 5, della legge 7 ottobre 2015, n. 167, particolare interesse riveste l’art. 49 “undecies” che disciplina il “Ricovero a secco per piccole imbarcazioni e natanti”.

“Nei beni del demanio marittimo non in regime di concessione di cui all’articolo 28 del codice della navigazione che presentano caratteristiche particolarmente idonee per il ricovero a secco, con provvedimento dell’autorità competente, e’ regolamentata la disciplina del ricovero a secco di imbarcazioni da diporto fino a 12 metri e di natanti da diporto, garantendone comunque la fruizione pubblica e in conformità con i pertinenti strumenti di Pianificazione”. Un importante passo avanti soprattutto per il comparto delle piccole imprese del diporto che il legislatore, con tale dispositivo, ha voluto porre in prospettiva di una domanda sempre più crescente lungo i nostri litorali. Di fatto la norma richiama quanto già disposto dall’articolo 5, comma 2-bis, della legge 28/01/1994, n. 84, al quale era stato aggiunto che “il piano regolatore portuale individua le strutture demaniali da destinarsi … a ricovero a secco di imbarcazioni e di natanti da diporto”. Tradotto in termini semplici questo vuol dire che: ogni porto commerciale ha l’obbligo di avere un piano regolatore PR, e tali PR dovranno ora specificare quali siano le aree destinate agli ormeggi a secco. Molti porti mercantili hanno aree non più utilizzate, qualunque soggetto privato può dunque chiedere ora una concessione demaniale per fare ormeggio a secco, il nuovo codice è lo strumento giuridico per obbligare il porto in questione a rispondere alla domanda riferendosi al piano regolatore. "Siamo convinti che questa tipologia di ricovero imbarcazioni e natanti troverà sempre più spazio lungo le nostre coste - dicono da Assormeggi -. E’ un sistema che assicura sicurezza, praticità e soprattutto garantisce tutela ambientale. I porti a secco sono una valida alternativa fino ad oggi poco sfruttata nonostante il fatto che oltre il 50 % delle imbarcazioni registrate siano di lunghezza inferiore ai 10 metri, nella nostra penisola si continuano a costruire grandi marina incentrati sulle necessità di grossi yacht. In queste strutture, dotate di ogni tipo di comfort, è inevitabile che un posto barca, anche piccolo, venga a costare cifre considerevoli e difficilmente sostenibili da proprietari di natanti con reddito comune. L’alternativa con i porti a secco ora c’è: sfruttiamola!"

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