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Ultimo aggiornamento: Giovedì 05 Agosto - ore 22.46

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Canoni "vergognosi", i lidi privati dilagano. La legge? In Liguria non si applica

Legambiente traccia un quadro drammatico: il 69,9% delle coste sabbiose liguri occupate. Il 40% dovrebbe essere libero per legge, ma non ci sono sanzioni per chi non la rispetta.

la denuncia
Stabilimento balneario

Liguria - Trovare una spiaggia libera in Italia è sempre più difficile. Oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le Regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018) registrando un incremento del +12,5%.
E' la fotografia di Legambiente sul Belpaese del mare pubblico negato, contenuta nel nuovo Rapporto Spiagge 2021. E la nostra regione spicca. In Liguria, per quanto riguarda le concessioni marittime, a fronte di 114 km di spiaggia, la percentuale di costa sabbiosa occupata da stabilimenti, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici è il 69,9%, il dato peggiore in Italia. Fanno compagnia l’Emilia Romagna con il 69,5% e la Campania con il 68,1%. "Tra i comuni costieri, il record spetta a Gatteo che ha tutte le spiagge in concessione, ma si toccano numeri incredibili anche a Pietrasanta con il 98,8% dei lidi in concessione, Camaiore 98,4%, Montignoso 97%, Laigueglia (92,5%, Rimini 90% e Cattolica 87%, Pescara 84%, Diano Marina con il 92,2% dove disponibili sono rimasti solo pochi metri in aree spesso degradate".
Un benessere per pochi. "I canoni che si pagano per le concessioni sono ovunque bassi e in alcune località di turismo di lusso risultano vergognosi a fronte di guadagni milionari. Ad esempio per le 59 concessioni del Comune di Arzachena, in Sardegna, lo Stato nel 2020 ha incassato di 19mila euro l’anno. Una media di circa 322 euro ciascuna l’anno".

Un bene, quello delle coste, la cui manutenzione pesa invece sulla casse dello Stato. "L’erosione costiera riguarda circa il 46% delle coste sabbiose e si sta accentuando a causa della crisi climatica. La spesa per combatterla - con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni – è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dalle concessioni balneari (83milioni gli incassi effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili).
Uno dei problemi è che si continua ad intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1.300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. E poi c’è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la Penisola il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 km su 87 km interdetti a livello nazionale".

“La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni con nessun Paese europeo. Un patrimonio ambientale e pubblico così straordinario - dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente – deve essere gestite nella massima trasparenza, tutelando il diritto a fruire delle spiagge. Oggi non è così, non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, per cui assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. Chiediamo alla politica e ai balneari di smetterla di parlare della Direttiva Bolkestein, lasciando la questione delle aste alla magistratura, e di affrontare assieme finalmente le questioni delicate che interessano le coste italiane, come l’erosione, il diritto alle spiagge libere e la qualità dei servizi, la tutela della costa".
Il dossier evidenzia come in Italia non esista una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Alcune Regioni sono intervenute fissando percentuali massime, ma poche sono quelle intervenute con provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione

Paradossale la situazione della Liguria, dove con la Legge regionale 13/2008 si è stabilita la porzione di litorale di libero accesso: qui i Comuni sono obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari, e autorizzare interventi che eccedano l'ordinaria manutenzione. Il problema principale è che la Legge, ad anni di distanza dalla sua emanazione, non viene rispettata perché non prevede sanzioni per chi non la applica.
Per quanto riguarda l’erosione costiera la costa della Liguria che ha una estensione di 350 km, con 108 km di costa bassa e 197 di costa alta (Dati Tnec 2018) nel 1970 (Commissione De Marchi) presentava problemi di erosione delle spiagge per circa 8 km di litorale, già protetti al 90% con barriere di scogli: un piccolo tratto a est di Chiavari e altri tratti tra S. Bartolomeo al mare e Ventimiglia. Circa 20 anni dopo, dai dati ricavati da APAT 1995, le coste in erosione ammontavano a 61 km. Nella monografia sullo stato dei litorali italiani del GNRAC (Gruppo Nazionale di Ricerca sugli Ambiti Costieri) pubblicata nella rivista Studi Costieri nel 2006, per la Liguria vengono stimati in erosione 31 km di litorale.

Gli ultimi dati censiti dal Ministero dell’Ambiente (Linee Guida Nazionali su erosione costiera - 2018) riportano in erosione 18 km di litorale (il 16,7% delle coste basse). I km di spiaggia in erosione sono quindi diminuiti negli ultimi 20 anni, anche perché si è intervenuti con diversi ripascimenti (1,5 milioni di metri cubi di sabbia dal 2003 al 2013 secondo i dati TNEC del Ministero Ambiente, ma almeno altrettanti dal 1985 al 2003) e questo ha lenito parzialmente le emergenze, ma sempre per lassi di tempo molto brevi, massimo 2-3 anni.

Negli ultimi 15 anni (sempre dati Ministero Ambiente) sono stati erosi circa 100.000 metri quadrati di arenile (come dire una spiaggia lunga 10 km e larga 10 metri).
"La fruizione libera delle spiagge fa un passo indietro anche a causa della pandemia, aumentando gli spazi occupati da sdraio e ombrelloni a disposizione di chi ha le concessioni - dichiara Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria - Gli investimenti per i ripascimenti e i nuovi progetti per le difese a mare, tra pennelli e dighe, a causa delle mareggiate sempre più intense causate dai mutamenti climatici, sono stati ingenti e vanno a sommarsi agli interventi degli scorsi anni, in diversi casi trasfigurando il paesaggio e non essendo efficaci. Dove possibile sarebbe necessario rinaturalizzare gli spazi costieri con un’opera che dalle foci dei torrenti desse nuovo equilibrio ai bacini idrografici di fiumi torrenti e rii, garantendo l'apporto naturale di materiali a difesa della costa. Sarebbe anche l'occasione per indagare la sorgente di un inquinamento che fiumi, rii e torrenti portano in mare e che determinano in queste zone una scarsa qualità delle acque costiere". Invece, la regione Liguria conta quasi 1.000 opere rigide complessive, diffuse praticamente su tutta la lunghezza della costa.

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