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Ultimo aggiornamento: Domenica 16 Maggio - ore 21.30

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"Servirà un piano per arginare i contagi causati dalle riaperture"

La Fondazione Gimbe mette in guardia: i numeri sono in calo grazie a settimane in rosso-arancione e la percentuale di popolazione vaccinata è esigua.

I punti chiave

Liguria - Mentre i numeri dell'epidemia continuano a scendere molti attendono le riaperture e, confidando nel prosieguo della campagna vaccinale, guardano avanti con fiducia convinti che l'uscita dalla pandemia sia vicina. Molti nella comunità scientifica mettono però in guardia. Tra questi c'è anche la Fondazione Gimbe. La riduzione del contagio, della pressione sugli ospedali e dei decessi dipendono infatti dagli effetti di settimane in rosso-arancione e i parametri non sono ancora così bassi da non far temere un effetto rimbalzo con il ritorno al giallo o al bianco (ricordate la Sardegna?). La Liguria, che pur ha fatto registrare dei miglioramenti dopo che due settimane di zona gialla avevano riportato il contagio a salire vertiginosamente, resta per esempio ancora in sofferenza per quanto riguarda la percentuale di letti di Terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19 positivi, pari al 31 per cento.

A livello nazionale il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 14-20 aprile 2021, rispetto alla precedente, una diminuzione di nuovi casi (90.030 vs 106.326) (figura 1) e decessi (2.545 vs 3.083) (figura 2). In calo anche i casi attualmente positivi (482.715 vs 519.220), le persone in isolamento domiciliare (456.309 vs 488.742), i ricoveri con sintomi (23.255 vs 26.952) e le terapie intensive (3.151 vs 3.526) (figura 3). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:
- Decessi: 2.545 (-17,5%)
- Terapia intensiva: -375 (-10,6%)
- Ricoverati con sintomi: -3.697 (-13,7%)
- Isolamento domiciliare: -32.433 (-6,6%)
- Nuovi casi: 98.030 (-7,8%)
- Casi attualmente positivi: -36.505 (-7%)

"La circolazione del virus nel nostro Paese – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – rimane ancora sostenuta. Con la progressiva riduzione dei nuovi casi settimanali, i casi attualmente positivi, raggiunto il picco della terza ondata il 5 aprile (n. 570.096), sono scesi a 482 mila, numero molto elevato e sottostimato dall’insufficiente attività di testing & tracing". Peraltro, il dato nazionale risente di eterogenee situazioni regionali: infatti, la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta in 3 Regioni e crescono i casi attualmente positivi in 6 Regioni.

"Gradualmente si allenta anche la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – ma il numero di posti letto occupati, sia in area medica che in terapia intensiva è ancora elevato in numerose Regioni". In dettaglio:

Area medica: la curva ha raggiunto il picco il 6 aprile (n. 29.337) ed iniziata la discesa con una riduzione del 20,7% in 14 giorni; tuttavia i numeri assoluti rimangono elevati (n. 23.255) e l’occupazione da parte dei pazienti Covid supera il 40% in 4 Regioni.
Terapia intensiva: la curva ha raggiunto il picco il 6 aprile (n. 3.743), ma la discesa è più lenta, con una riduzione del 15,8% in 14 giorni; restano occupati 3.151 posti letto e in 12 Regioni la soglia di saturazione supera il 30%. "Numeri ancora alti anche per i nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – con una media mobile a 7 giorni di 182 ingressi/die, seppure in diminuzione da un mese".

"Nelle ultime due settimane – precisa Cartabellotta – sono state consegnate circa 5,7 milioni di dosi: numeri in crescita, ma ancora lontani dal garantire le 3,5 milioni di somministrazioni settimanali del Piano Figliuolo".

Vaccini: somministrazioni
Al 21 aprile (aggiornamento ore 7.38) il 18,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (n. 11.240.182) e il 7,8% ha completato il ciclo vaccinale con la seconda dose (n. 4.654.357), con notevoli differenze regionali (figura 6). Nonostante l’incremento del 35,5% delle dosi inoculate nelle ultime tre settimane (figura 7), al 20 aprile la media mobile a 7 giorni delle somministrazioni rimane a quota 315.506 al giorno: oltre 180 mila in meno delle 500 mila previste dal Piano per metà aprile (figura 8). Rispetto alla copertura delle categorie prioritarie definite nell’ordinanza del 9 aprile del Commissario Straordinario, a fronte di notevoli differenze regionali, l’analisi del dato nazionale rileva:
- Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 2.282.611 (51,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.336.007 (30,2%) hanno ricevuto solo la prima dose.
- Soggetti fragili e loro caregiver: dal 20 aprile nel database ufficiale è stata aggiunta una specifica categoria di rendicontazione che riporta 1.847.928 dosi somministrate. "Tuttavia - precisa Gili - non è possibile effettuare ulteriori analisi perché non sono disponibili: la suddivisione tra 1a e 2a dose, il numero totale dei soggetti fragili e loro caregiver e la loro distribuzione regionale".
- Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 284.113 (4,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.133.528 (35,7%) hanno ricevuto solo la prima dose.
- Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 438.890 (6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 965.448 (13,1%) hanno ricevuto solo la prima dose.

"Il Decreto Riaperture approvato ieri dal Consiglio dei Ministri – conclude Cartabellotta – è basato su un “rischio ragionato”: è una decisione politica presa sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, ma al tempo stesso un coraggioso atto di responsabilità del Governo per rilanciare numerose attività produttive e placare le tensioni sociali che affida ai cittadini una grande responsabilità. Chiaramente, se le graduali riaperture saranno interpretate come un “liberi tutti”, una nuova impennata dei contagi rischia di compromettere la stagione estiva".


Al fine di garantire l’irreversibilità delle riaperture, pertanto, la Fondazione Gimbe esorta Governo e Regioni ad elaborare una strategia esplicita e condivisa per arginare la verosimile risalita dei contagi e, soprattutto, un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia.

Box. Keypoints per un piano di uscita dalla pandemia

Dinamiche della pandemia e controllo della risalita della curva dei contagi

Gli effetti di un’Italia rosso-arancione saranno visibili almeno sino a metà maggio: nelle prossime settimane i nuovi casi scenderanno ancora e si ridurrà la pressione sugli ospedali.

Il progressivo ritorno al giallo e la riapertura delle scuole determineranno inevitabilmente una risalita dei contagi, solo parzialmente mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature che riduce l’effetto aerosol.

È impossibile in tempi brevi ridurre l’incidenza settimanale dei nuovi casi al di sotto di 50 casi per 100.000 abitanti, soglia massima per riprendere un tracciamento efficace.

La vaccinazione di over 70 e fragili avrà un impatto rilevante nei prossimi mesi su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus perché la copertura vaccinale della popolazione è ancora esigua.

Strategie di monitoraggio
Il sistema delle Regioni “a colori”, valido secondo il principio di proporzionalità delle misure, richiede un’adeguata revisione dopo quasi sei mesi di “sperimentazione” che ne ha rilevato numerosi limiti.

Servono nuovi parametri nazionali per attuare tempestive chiusure locali ed evitare la diffusione del contagio, arginando così la necessità di restrizioni più estese e rigorose.

Mancati investimenti e adeguamenti
Testing, Tracing & Treating (TTT): laboratori per processare tamponi molecolari; sistemi di tracciamento; app; isolamento monitorato dei positivi e loro contatti stretti; USCA.

Scuole: sistematiche strategie di screening di massa a cadenza periodica; adeguamenti dei sistemi per il ricambio d’aria, nonostante la dimostrata trasmissione per aerosol del Sars-CoV-2.

Trasporti locali: luoghi ad elevata probabilità di contagio, soprattutto nelle ore di punta e nelle percorrenze medio-lunghe.

Smartwork: citato in tutti i provvedimenti come modalità di lavoro da prediligere ove possibile, non è mai stato incentivato tramite misure di sgravio fiscale.

Controlli: molto intensi durante il primo lockdown, si sono progressivamente allentati.

Altro
Uniformarele norme sulla mobilità interregionale a quelle per i viaggi all’estero, sia per limitare i contagi di rientro, sia per non danneggiare il turismo nazionale.

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