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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Aprile - ore 10.04

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Una strada porta davvero a Udine: è il "modello Friuli"

Cessione del diritto di superficie e ampliamento in un unico bando, è questa l'ipotesi su cui ragiona lo Spezia dei Platek. Il precedente c'è ma la realtà spezzina ha due peculiarità: la Marina Militare e il progetto del Comune della Spezia.

ipotesi sul tavolo

La Spezia - E' una direzione soltanto metaforica, ma che si fa più chiara ogni giorno che passa. La soluzione friulana al problema dello stadio "Alberto Picco" rimane ad oggi la più gettonata, quella che i Platek stanno approfondendo dal giorno dopo aver compreso la serietà della questione strutturale in casa Spezia Calcio. Quella che, con tutta probabilità non prima di giugno, potrebbe essere infine intrapresa per risolvere una volta e per tutte le carenze del vegliardo di Viale Fieschi. Un modello che ha fatto scuola, perché permette con un solo bando di attribuire una concessione lunga e avviare l'iter per i lavori di ristrutturazione.
La semplificazione c'è, ma i tempi per mettere in pratica un meccanismo del genere rimangono importanti. Soprattutto contando che alla Spezia si parte quasi da zero. L'unico passaggio pronto ad oggi è quello preliminare, ovvero il trasferimento dello stadio Picco all'interno del patrimonio indisponibile del Comune. Operato durante la seconda amministrazione Federici con previsione di andare in concessione per 99 anni, un'opzione che lo Spezia Calcio targato Gabriele Volpi non volle mai veramente prendere in considerazione. Oggi però i presupposti sembrano ben diversi: le intenzioni dei Platek sono di fare dello stadio un asset dello Spezia del futuro.

Bene sapere che tra la pubblicazione del bando da parte del Comune di Udine e l'apertura del cantiere del nuovo stadio Friuli ci vollero due anni e tre mesi. Ma quello fu un lavoro pionieristico che presentò più di un intoppo in corso d'opera e che oggi, proprio studiando il dossier Udinese, si potrebbe evitare. Alla base di tutto ci fu una stima del valore di mercato del vecchio stadio, che l'Agenzia del Territorio stabilì in 28,1 milioni di euro con il via libera della Corte dei Conti. Il Picco, secondo i tecnici del Comune della Spezia che lo hanno valutato, oggi avrebbe invece un prezzo di 6,1 milioni di euro.
Questo passaggio è importante per determinare il futuro canone da applicare al soggetto che rilevasse i diritti di superficie (tipicamente per un tempo lungo, 99 anni). Al valore dello stadio andrebbe sottratto, in parte o del tutto, quello dell'intervento di ristrutturazione a carico del privato che quindi potrebbe rientrare dell'esborso gradualmente. Ad oggi la convenzione Comune-Spezia, estesa al 2026, prevede che l'ente incameri il 3% degli incassi stagionali e a sua volta contribuisca per 100mila euro annui alla manutenzione del bene. L'Udinese paga invece 45mila euro oggi alla proprietà dell'impianto, che rimane di fatto pubblico, con la libertà (e l'obbligo) di gestirlo oltre la fine del secolo.

Due le problematiche che potrebbero mostrarsi all'orizzonte nel caso spezzino. La prima è la particolarità dell'area, stretta tra una strada importante, un parco verde (il Colombaio) ed un parco sportivo (il Montagna). Un progetto di ampliamento andrebbe facilmente ad interessare i terreni confinanti, in particolare quelli appannaggio della Marina Militare con cui ci sarebbe da prendere accordi specifici. E la questione parcheggi sarebbe uno degli aspetti su cui discutere.
Seconda questione, cosa fare del progetto di Dontstop Architettura commissionato dal Comune della Spezia solo pochi mesi fa. L'opera ipotizzata dai professionisti milanesi ha costi importanti - 26.058.160 euro - e sulle soluzioni descritte in quel lavoro lo Spezia Calcio non ha ancora espresso valutazioni di soddisfazione. Sempre per continuare il parallelo, il Friuli costò 30.006.241 euro, ma per un impianto da 25.132 spettatori contro i 16mila proposti per il nuovo Picco.

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