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Ultimo aggiornamento: Sabato 31 Luglio - ore 13.15

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Tra ambizione e la voglia di non uscirne "traditore"

I Platek, che non hanno mai sentito la Fiorentina, irremovibili: Italiano si libera solo dietro pagamento della clausola. Commisso farà il bonifico che chiude la telenovela, che ormai ha un solo esito possibile.

ma il dado è tratto
Vincenzo Italiano

La Spezia - Immaginiamo Vincenzo Italiano chiamasse oggi Robert Platek per dire: "Voglio continuare ad essere l'allenatore dello Spezia, ho detto no alla Fiorentina". Dopo averne ascoltato le lusinghe per una settimana, aver parlato per il tramite dell'avvocato Caliandro di cifre e di prospettive tecniche. Mettiamo lo Spezia fosse disposto a riaccoglierlo, a perdonare la fuitina platonica. Come ne uscirebbe a livello comunicativo? Se la prima mossa della nuova proprietà americana fosse accettare di essere spettatrice passiva della trattativa di un proprio tesserato fresco di rinnovo, in che modo il resto del calcio italiano si approccerebbe in futuro a questo progetto?
E' una domanda che si devono fare anche in Via Melara. E' una domanda che presuppone una sola risposta e che, a rigor di logica, punta ad un solo esito possibile: Italiano non sarà più l'allenatore dello Spezia Calcio. Qualunque cosa succeda. La sensazione d'altra parte è proprio questa. La fase che si vive oggi è quella in cui ci si muove per uscire da questa partita nel miglior modo possibile con l'esterno. La società bianca pare aver chiaro il piano: Italiano si libera solo se viene pagata la clausola. In ossequio ad un contratto firmato solo 18 giorni fa, ma anche per rendere evidente come non ci sia stata trattativa alcuna, ma una volontà unilaterale di chiudere il rapporto.

Da Firenze continua a rimbalzare la voce di contatti tra i club. Dalla Spezia questa voce continua ad essere puntualmente smentita. Lo Spezia è venuto a conoscenza dell'intromissione in corso da tv e web - Commisso e Platek non si sono mai sentiti e neanche Barone e Tella - e ha dovuto anche un po' faticare per trovare conferme dirette dagli interessati. Se dalla Toscana chiameranno nelle prossime ore per comunicare di aver effettuato il bonifico da 1.8 milioni, ecco quello sarà il primo e unico contatto tra le società. Lo Spezia non apre a liberare il tecnico, perché non vuole e perché nessuno glielo ha chiesto. Il resto sono tecnicismi contrattuali, leciti nel mondo degli affari.
Vincenzo Italiano qualche contatto con la Spezia lo ha avuto in queste ore. Il fatto di passare da "mercenario" non gli fa piacere, sente di aver dato tanto a questa piazza per due anni. D'altra parte il tempismo di questa operazione non si può conciliare con un'uscita indolore nei confronti del popolo aquilotto e questo lui lo deve mettere in conto. La pagina Instagram del tecnico è rimasta al messaggio con cui annunciava il rinnovo: "La Spezia è ormai per me una seconda casa, il Picco il suo tempio dove la passione esplode e non vedo l’ora di tornare lì". Era il 2 giugno. Pensare che domani accanto ci potrebbe essere una foto con la sciarpa viola, rende un senso di artificialità che cancellerebbe qualsiasi poesia.

Il punto è che, se questa occasione si fosse presentata solo tre settimane fa, l'addio sarebbe stato salutato da una folla festante di gratitudine. Il disordine altrui è il fattore che scompiglia un percorso, quello dell'Italiano spezzino, che è stato netto. D'altra parte l'occasione, che già aveva cercato invano nelle scorse settimane, è di quelle che non arrivano ogni anno. La Fiorentina è fuori dalle coppe da un po', espulsa dalla nobiltà calcistica italiana, e può affidarsi ad un quasi debuttante. Ha forza economica a differenza di altre medie potenze del campionato, ha prospettiva. Il prossimo anno potrebbe non esserci una casella così perfetta da riempire per un tecnico in rampa di lancio. O magari quel tecnico potrebbe essere Zanetti. La scelta, dal punto di vista professionale, è difficile da discutere.
L'ambizione è caratteristica dell'uomo e si riverbera nelle sue squadre. E' forse bene per tutti seguirla, perché proprio lo Spezia lo dimostra: al di là dei nomi, dei curriculum e dei monte ingaggi, la differenza la fanno le motivazioni. E se di motivazioni non ce ne sono più, bisogna cambiare. "Ho conosciuto un ragazzo appassionato e consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato. Ma se ti chiama la Juventus cosa fai? Ti butti come mi sarei buttato io, anche se a me il tirocinio è servito moltissimo", diceva Italiano parlando di Andrea Pirlo solo tre mesi fa. Non è cambiato lui, è cambiato il contesto.

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