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Ultimo aggiornamento: Giovedì 15 Aprile - ore 09.34

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Tella torna in città, il Picco rimane un'incombenza

Entro giugno ci vuole un progetto esecutivo approvato e finanziato. Lo Spezia rischia di salvarsi e finire a giocare nuovamente fuori. E per ora nessuna città vicina vuole prendersi l'incombenza dell'ordine pubblico.

situazione complessa

La Spezia - All'ultima settimana di giugno, dovesse lo Spezia salvarsi e avere il diritto di giocare per il secondo anno consecutivo in serie A, potrebbe arrivare una doccia fredda. Entro i termini stabiliti per la domanda d iscrizione, lo Spezia e la Spezia dovrà avere in mano il progetto esecutivo approvato per la ristrutturazione del Picco, che comporti un ampliamento fino a 16mila posti a sedere. In mancanza di ciò, i bianchi dovranno andare a giocare nuovamente in esilio per un tempo indefinito. E anche in questo caso, la ricerca di un approdo non pare semplice. E' già una corsa contro il tempo per trovare una soluzione.
Nelle prossime settimane ci si attende un'accelerata, anche sulla scorta del ritorno in città dell'amministratore delegato del club, Nishant Tella. L'emissario della famiglia Platek è dato in arrivo nei prossimi giorni, probabilmente sugli spalti per Spezia-Benevento di sabato prossimo. La sua seconda venuta fisica, che dovrebbe tenerlo in Italia per qualche tempo. Ma i contatti con la sede, da quando c'è stato il passaggio di quote, sono giornalieri e a più livelli. Non si è parlato solo di conti e prospettive finanziarie, ma appunto di problemi infrastrutturali. La compagine americana è ora - ma forse non del tutto durante la fase di trattativa con il gruppo Volpi - ben conscia di cosa serva al Picco per poter sostenere le ambizioni del club.

Il progetto ci sarebbe anche, è quello stilato dallo studio di architettura Dontstop e commissionato dal Comune della Spezia con una spesa di 40mila euro. Per metterlo in pratica ci vogliono 26.058.160 euro. Di questi, il pubblico è disposto a mettere 2.712.355 euro; gli altri 23.345.805 euro sono a carico di un partner privato. Ancora da individuare. L'aspetto non è secondario: perché a fine giugno deve anche esserci la garanzia del finanziamento totale dell'opera approvato (non basta avere i soldi per un singolo settore alla volta) per poter avviare il cantiere e giocare in deroga al Picco anche il prossimo anno.
E qui si installa il primo paradosso. Il progetto c'è, ma è stato confezionato per il club e non dal club, a cui però si chiederebbe di pagarlo. Più facile che Via Melara presenti allora una propria ipotesi di ristrutturazione, meno costosa e più pragmatica. E che magari consideri in sé la possibilità di creare opere accessoria che giustifichino, alla lunga, l'esborso iniziale creando un ritorno per l'investitore. Il gruppo Platek avrebbe infatti mostrato un'iniziale interesse al discorso infrastrutture, ma sempre all'interno di un discorso imprenditoriale.

Gli uffici di Via Melara non sono rimasti con le mani in mano. Per facilitare la comprensione del problema da parte della nuova proprietà è stato creato un report dettagliato che mostra tre scenari. Il primo rappresenta l'intervento di ristrutturazione e ampliamento nel caso in cui fosse il Comune della Spezia ad occuparsene in toto. E qui è bene sapere che i documenti tecnici di Palazzo Civico, che intenderebbe partire con il rifacimento della Curva Piscina, parlano di un orizzonte di 15 mesi per vederla abbattuta e ricostruita. In pratica pronta solo per l'inizio dell'eventuale campionato 2022-23. Nel frattempo, settore distinti diviso circa a metà per dedicarne una parte agli ospiti (sempre che la pandemia molli il freno...).
Il secondo scenario preso in considerazione è quello di un intervento privato, non necessariamente i soli Platek. In questo caso si riparte da zero. C'è da rifare un nuovo progetto, forse sulla base di quello di Dontstop o addirittura accantonandolo del tutto. Bisognerebbe passare dall'acquisto del manufatto o dalla cessione dei diritti di superficie, con tempi burocratici che sono davvero molto lunghi. A Udine ci vollero circa tre anni dall'inizio del dialogo tra società e Comune alla vera e propria stipula della convenzione, con in mezzo confezionamento e pubblicazione del bando. Vero è che quello fu un'azione pionieristica, sulla quale potersi basare per accorciare i tempi.

Il report presenta anche tutte le dinamiche della legge che regola un intervento come il rifacimento di uno stadio. Anche questo un aspetto molto lontano dalla cultura americana. L'elefantiasi della burocrazia italiana è proverbiale, le eccezioni che potrebbero sollevarsi in corso d'opera micidiali contando quanto quell'area sia fortemente delimitata tra strade di importanza provinciale, un parco verde, un parco sportivo regolato da una convenzione con la Marina Militare e alcuni vincoli storico-architettonici (portale del Picco, ingresso e viali del Montagna).
Non a caso il club è già alla ricerca di uno stadio a cui appoggiarsi, in casi estremi, anche per la prossima stagione. La speranza è che i tifosi possano tornare a godersi il calcio dal vivo in tutta Italia, almeno dalla prossima annata. Ma questo è un elemento che complica ogni discorso con realtà vicine. Anche con la stessa città di Cesena, che ospitò gli aquilotti lo scorso autunno, l'accordo prevedeva che in caso di riapertura degli impianti l'accordo sarebbe decaduto. Questioni di ordine pubblico, di rapporti tesi che la tifoseria spezzina ha praticamente con tutti i vicini. Per adesso nessuno ha aperto la porta ed il rischio è di finire molto lontani dalla città.

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