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Pulzetti ora è mister: "A Maggiore direi: rimani un altro anno allo Spezia"

L'ex mezzala di Di Carlo allena in serie D, da dove è partito Italiano. "Sono straordinari, ma guai a mollare adesso".

lo ha visto sbocciare
Dario Del Fabro tra Granoche e Pulzetti

La Spezia - "Un mese fa era ancora strano sentirsi chiamare così. Ora mi ci sono abituato. Era quello che desideravo". Che i dilettanti veneti possano essere trampolino di lancio per chi diventa mister dopo una lunga carriera? Italiano dimostra che è possibile, Nico Pulzetti invece inizia adesso la sua gavetta al di qua dell'area tecnica. A 37 anni è l'allenatore del Montebelluna da febbraio, da quando il direttore sportivo Marco Conte gli ha chiesto di lasciare il centrocampo per cui lo aveva acquistato l'estate prima. "Quando ho firmato mi vedevo giocare ancora un paio d'anni e poi magari trovare un posto nelle giovanili. Ma quando si è presentata quest'occasione non ci ho pensato due volte".
La mezzala, 50 presenze nello Spezia tra 2015 e 2017 e un paio di play-off promozione giocati, si era trovato svincolato per qualche tempo due anni dopo, finita l'esperienza al Padova. Ha scelto allora di iscriversi al corso UEFA B di Coverciano, si è diplomato e ha poi continuato a giocare. Fino a poche settimane fa.

Ha avuto tanti allenatori importanti in carriera. Le sue basi da calciatore sono davvero variegate.
"Una peculiarità della mia carriera è aver avuto diversi allenatori, ritrovati spesso in fasi diverse. Di Carlo l'ho avuto a Cesena e poi mi ha rivoluto allo Spezia. Bisoli mi ha allenato per ben tre volte: Bologna, Cesena e poi Padova per un anno e mezzo. Ho seguito Ficcadenti per un anno e mezzo. Con Ventura ho lavorato sei mesi all'Hellas e poi di nuovo a Bari. Pioli mi ha avuto prima a Chievo e poi a Bologna per due anni. Da calciatore, sono sempre stato richiesto dagli allenatore che mi avevano conosciuto e che hanno visto la persona che ero. Questo è un grande orgoglio. Mi ispiro a tutti questi che ho nominato, ma spero anche di metterci del mio"

Come si gestisce il passaggio da calciatore ad allenatore, per alcuni traumatico e per lei così repentino?
"Per trent'anni sei stato abituato a fare ciò che ti veniva detto. Nella mia vita, dai 6 ai 37 anni, c'era qualcuno che mi pianificava la giornata d'allenamento. Da un giorno all'altro sei invece tu a farlo per un gruppo. Per me comunque non è stato complicato perché ero già entrato in quest'ottica. Da anni provo a ragionare da tecnico, mi formo e nel tempo libero scrivo tanto e butto giù le mie idee. Soprattutto cerco di non copiare nessuno, di sviluppare qualcosa di personale"

La storia dice che la serie D può essere l'inizio di una bella storia per un allenatore, una palestra molto formativa
"Io di carattere sono puntiglioso, curo i dettagli e non do nulla di scontato. Soprattutto in queste categorie, in cui hai tanti giovani che devi far crescere in fretta. Molti vengono da settori giovanili dilettantistici. Le regole obbligano a metterne quattro dentro in ogni momento ed è un passaggio da gestire. Bene dare subito possibilità di giocare, ma si rischia di bruciarli e abbassare la qualità dell'allenamento e del campionato. Un allenatore in serie D ha anche questa responsabilità. Io credo che, qualsiasi sia la categoria, se un giovane è forte, alla fine gioca. Anche mordendo il freno impari come rapportarti, impari il sacrificio, impari ad ingoiare rospi. Per me è stato così nella mia carriera e rimane il mio credo. C'è chi esordisce a 16 anni e chi viene fuori più in là con l'età. Non siamo tutti uguali"

E il modulo?
"Il Montebelluna era strutturata per un 3-5-2, era stato fatto un buon lavoro sul mercato. Io sono passato però alla difesa a quattro anche per necessità, abbinato ad un centrocampo a tre. Non ho avuto tante difficoltà a fare giocare la squadra così, ma credo anche che ci si possa adattare agli avversari. Non sono un integralista. Ho provato a mettere giocatori in altri ruoli rispetto a quelli che avevano inizialmente, perché anche questo è importante. Diciamo che la mia idea sarebbe il 4-3-1-2"

Cosa ne pensa di questo Spezia, matricola coraggiosa della serie A con 32 punti?
"Con Italiano stanno facendo cose straordinarie. Essere lì a questo punto del campionato, con quel vantaggio... tanta roba. Mancano tante partite, ma ce la possono fare. Ne hanno le capacità, ho visto vittorie meritate e mai casuali. Tutti i miei complimenti, un campionato così nessuno se lo sarebbe aspettato”

Un gruppo con tanti debuttanti. Lei che ha masticato la categoria, vede calciatori pronti a confermarsi in serie A?
"La linea di demarcazione è sottile. Io ho fatto tanta A e tanta B e ho cambiato tante squadre. Penso ci siano calciatori che in alcune squadre rendono e in altre meno. Nello Spezia vedo sicuramente tanti profili che possono rimanere in categoria. Mi hanno detto una cosa una volta, che oggi ritengo una grande verità: una possibilità viene data a tutti, ma confermarsi è la cosa difficile. Se arriva la salvezza, come penso, confermano l'ossatura della squadra e fanno un'altra buona stagione... beh, allora puoi dire di avercela fatta"

Cosa consiglierebbe a Giulio Maggiore, che è sbocciato in maglia bianca da suo compagno di squadra?
"Sta facendo un grande campionato a livello di rendimento. In più segna gol importanti, che è un bel biglietto da visita. Però per me, giocarsi un'altra carta allo Spezia e fare bene una seconda stagione, e forse anche meglio, ti permette magari di fare due salti in avanti il prossimo anno invece di farne uno solo oggi. Comunque ha imbroccato, non mi sorprenderebbe ci fosse attenzione attorno a lui. Magari mi sbaglio, ma se vuole un top club deve fare almeno un altro anno a questo livello. Per il resto non mi stupisco, era già maturo quando giocava con me in serie B a 19 anni. Non è forse bellissimo da vedere, ma è veloce di testa, è rapido anche se non sembra. Poi c'è sempre per i compagni, puoi sempre contare su di lui"

Un'altra bella storia è quella di Giuseppe Mastinu, arrivato fino a San Siro dopo aver esordito tra i professionisti quasi a 25 anni
"Beppe ha una forza d'animo incredibile. Per me è un talento vero, che ha solo avuto sfortuna in carriera con gli infortuni. Allo Spezia si è fatto male nel suo momento migliore. Ma può ancora dimostrare tanto, so che gioca nel Pisa. Ci sentiamo, con lui come con tanti compagni di quel periodo e con tanti di quelli che lavorano ancora oggi nello Spezia. Nel mondo Spezia ho passato un anno e mezzo fantastico. Anche grazie a chi sta dietro le quinte, che sono la vera locomotiva dello Spezia. Penso ai dirigenti, impiegati, magazzinieri... sono davvero i primi tifosi. Li vedi al lavoro e capisci cos'è la passione. Non sono lì solo per lo stipendio. Queste persone fanno bene al mondo dello sport"

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