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L'ex Rivalta: "Spezia strabiliante ma l'Atalanta non sarà distratta dal Real"

Oggi allenatore nelle giovanili della Spal: "Divario netto ma le squadre hanno approccio simile, Italiano sta facendo cose egregie. Ho ricordi bellissimi della stagione aquilotta, contento di aver contribuito alla conquista di coppe e promozione".

"ai giovani trasmetto passione"
Claudio Rivalta

La Spezia - “Venerdì sera lo Spezia non parte battuto perché si sta comportando in maniera fantastica, la squadra di Italiano sa sempre quello che vuole e questo le da' delle possibilità”. Così a CdS Claudio Rivalta, aquilotto della stagione dei tre trofei con Serena nel 2012 e punto di forza nella difesa dell'Atalanta fra il 2004 e il 2009. Un doppio ex del prossimo anticipo di Serie A che metterà in palio punti importanti per entrambe le squadre nelle quali ha vissuto annate importanti che hanno contribuito a formarne il bagaglio esperienza che oggi, da allenatore, porta sulla panchina dell'Under 16 della Spal.

Al di là dell'evidente divario in classifica ci sono affinità fra Spezia e Atalanta?
“Le differenze tecniche sono marcate ma nell'approccio entrambe sono molto propositive e coraggiose, hanno allenatori che vogliono squadre sempre aggressive. I bergamaschi arriveranno all'appuntamento dopo San Siro e prima della trasferta di Champions a Madrid ma il gruppo di Gasperini ha dimostrato di non avere problemi di motivazione e sarà concentrato al massimo sull'impegno di campionato perché è ormai abituato ad avere impegni frequenti e importanti. La stagione dello Spezia fin qui è stata ottima, con prestazioni di livello e un gioco convincente quindi si giocherà le proprie possibilità”.

Alla sua prima esperienza nella massima serie lo Spezia fin qui si è fatto valere ottenendo anche risultati importanti. Si aspettava un campionato simile da parte degli aquilotti? Che effetto le fa vedere il club nel calcio dei grandi?
“Non mi aspettavo questo impatto, conosco Italiano e so che è un allenatore molto preparato che mette sempre in campo squadre molto aggressive che sanno in ogni momento quello che devono fare, ma questi risultati sono inaspettati e per questo ancora più belli e strabilianti. Come tutti stanno giustamente riconoscendo l'allenatore e la squadra stanno facendo cose egregie. Ho sempre pensato e sperato che prima o poi per il club sarebbero arrivati i meritati traguardi perché già ai miei tempi c'era Volpi e la società aveva tutte le possibilità per potersi strutturare e costruire una dimensione anche in questa serie. Sono convinto che riuscirà a salvarsi ma anche nel caso in cui un domani non dovesse riuscire a mantenere la categoria, facendo tutti gli scongiuri del caso, avrebbe comunque basi molto solide”.

Che ricordi conserva della sua esperienza spezzina? Un'unica stagione con tre trionfi ma forse mai apprezzata pienamente dalla piazza.
“Ho ancora oggi ricordi bellissimi, un'annata sorprendente e bella nonostante qualche difficoltà. Iniziammo con Gustinetti e una squadra allestita per vincere il campionato a mani basse ma non mancarono i problemi e il gruppo ci mise un po' a trovare le giuste alchimie e a cementarsi nel modo ottimale. L'arrivo di Serena ci diede compattezza e tranquillità e avviò la lenta rincorsa che ci portò a sorpassare il Trapani e a vincere il campionato, poi la Coppa Italia e la Supercoppa. Probabilmente le grandi aspettative e la cavalcata concretizzata solo alla fine hanno un po' affievolito l'attenzione su una stagione da ricordare. Per me è stato un anno molto particolare caratterizzato anche da un intervento a dicembre ma ho sempre sentito la vicinanza della società e del mister che mi ha sempre stimolato, per questo sono stato contentissimo di avere giocato le ultime partite e di aver dato il mio contributo, è stata una gioia incredibile”.

L'esperienza con la Dea è stata invece più lunga, in anni in cui era vista più come una fucina di giovani talenti, oggi è invece una realtà riconosciuta anche a livello europeo
“A Bergamo ho vissuto anni bellissimi in una società organizzata e sempre presente. La dimensione però era ben diversa da quella attuale, la famiglia Percassi ha sviluppato il progetto in maniera fantastica continuando a dare grande importanza al settore giovanile e a portare giocatori in prima squadra ma ottenendo risultati incredibili con Gasperini. Ora la 'difficoltà' sarà quella di inserire in un contesto così alto i ragazzi del vivaio che magari dovranno fare uno o due anni fuori prima di entrare anche se il livello è già notevole visto che giocatori come Kulusevski o Diallò hanno subito spiccato il grande salto alla Juventus e al Manchester United”.

In un calcio sicuramente diverso da quello che la vide mettersi in luce a Cesena e Perugia cosa insegna oggi ai suoi ragazzi?
“Cerco di trasmettere loro la passione per quello che stanno facendo e la gioia in ogni singolo allenamento per fargli apprezzare al massimo il lavoro che facciamo. In campo come fuori, visto che oggi ci sono molte più aspettative, l'approccio è sempre più spesso rivolto alla possibilità di carriera e sempre meno al piacere di giocare e crescere. Il nostro ruolo è anche quello di tenerli con i piedi per terra e concentrati su un lavoro che si costruisce giorno dopo giorno”.

Quali sono invece i suoi obiettivi dopo questi anni nelle giovanili di Cesena e Spal?
“Ho fatto esperienze bellissime che mi hanno dato, e mi stanno dando, tantissimo ma voglio continuare a crescere dopo il settore giovanile. Mi sento pronto e ho l'ambizione di confrontarmi anche con gli adulti e con altre categorie”.

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