Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Aprile - ore 21.50

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Ismajli il muro: "Sognavo la serie A e ora voglio rimanerci con lo Spezia"

L'acquisto più costoso dello scorso mercato in rampa di lancio. "Mi dicevo: per diventare un vero difensore, devi andare in Italia. Panucci e Reja mi hanno dato tanto con l'Albania. Ho lavorato sodo e sofferto tanto per arrivare fino a qui".

il personaggio
Ardian Ismajli

La Spezia - Fortemente sognata, fortemente voluta. Ardian Ismajli alla fine ci è arrivato in Italia per giocare in serie A. Il campionato con cui ha sempre voluto confrontarsi, almeno da quando gli dissero che quei guantoni, regalo di uno zio che glieli aveva presi in Germania (e ora è il suo procuratore), li doveva posare. Era nato per stare dentro il campo, così gli dissero da ragazzo. Con quelle qualità, quei tempi innati, le gambe lunghe e il baricentro che si abbassa nella corsa e diventa un fattore di vantaggio nel momento del contrasto. Il giovane Ardian era ormai un difensore, con una fissa: "I cinque grandi campionati europei li guardavo tutti. Amavo molto la Bundesliga, ma da difensore volevo la serie A. Mi sono detto: se ce la fai qui, allora ce la puoi fare ovunque. E adesso ci voglio rimanere con lo Spezia".

Il calcio italiano si è accorto dello Spezia. Prima tanti complimenti e pochi punti contro le grandi. Contro il Milan invece avete portato a casa tutto: la vittoria e gli elogi dei critici.
“Sono emozioni che non si possono spiegare. Nessuno se lo sarebbe aspettato e forse anche questa è stata la nostra forza. Il resto delle piccole squadre, le neopromosse che lottano per la salvezza, partono dal presupposto di concentrarsi sulla difesa. Noi no, noi facciamo grande pressione sugli avversari, vogliamo tenere il pallone. Noi ragioniamo come fossimo il Barcellona (ride, ndr). Davvero, è qualcosa di emozionante quando tutto ciò per cui lavori dà i suoi frutti. Le vittorie contro Napoli e Roma sono state fondamentali per darci sicurezza. Quando sai di aver giocato bene, ma non vinci, non è la stessa cosa".

E' stato sul taccuino di tanti club italiani negli scorsi anni. Però c'è voluto lo Spezia per portarla in serie A. Lo sa che è uno degli acquisti più costosi della storia del club?
“Vero, prima di oggi ero già stato vicino all'Italia. Ma l'Hajduk Spalato non mi aveva lasciato andare e in effetti mi hanno permesso di crescere come calciatore e come persona. Il direttore Meluso mi seguiva da tempo, mi voleva già portare a Lecce nel gennaio 2020. Allora fu Igor Tudor a bloccare la mia cessione, perché volevano raggiungere la Champions League e mi riteneva fondamentale. Io mi sentivo già pronto a fare il grande salto. E' importante avere passione, lavorare sodo, ma anche trovare persone che credano in te".

Ma lei aveva mai sentito parlare dello Spezia Calcio prima della chiamata?
"Non direttamente. Ho sempre seguito i cinque grandi campionati europei, ma non la serie B. Però avevo un amico, un mio vicino a Spalato, che ad agosto mi parlò dello Spezia Calcio. Aveva visto la semifinale di ritorno contro il Chievo e mi raccontò di questa squadra che aveva fatto una rimonta pazzesca dopo aver perso l'andata. Mi disse che secondo lui sarebbero andati in serie A. Chiaramente non c’era ancora niente a livello di trattativa. Io sapevo che il direttore Meluso mi voleva portare in Italia se avesse trovato un altro club in serie A. Quando poi ho visto che era proprio lo Spezia, mi sono detto: Eccoci, ci siamo!".

Lei ha avuto due allenatori italiani con la nazionale albanese. Uno è Cristian Panucci e l'altro è Edy Reja. Entrambi sono suoi estimatori. Possiamo dire che un po' d'Italia l'aveva già conosciuta anche prima di arrivarci?
“Li ringrazio, loro sanno che sono uno che lavora duro, che sono un professionista e quanto ci tengo a dimostrarmi tale. Penso solo a fare il mio lavoro, non guardo ad altre cose. Mi hanno aiutato entrambi moltissimo. A Panucci sarò sempre grato perché è lui che mi ha portato per la prima volta in nazionale. Sai, non è come lavorare in un club in cui c'è l'osservazione quotidiana a mostrare che tipo di atleta sei. Lui mi ha dato una chance e ha capito quanto sono dedicato, che voglio sempre dimostrare il mio valore sul campo. Edy Reja ha una grande esperienza, ha allenato club importanti come Lazio, Atalanta e Napoli. In questi mesi ci sta facendo crescere moltissimo, sia come singoli che come collettivo".

Allo Spezia invece la storia è partita in salita: il problema con le pratiche da extracomunitario, il Covid. Poi ha dovuto attendere per trovare spazio con Italiano, visto che si erano già create delle gerarchie
“La prendo un po' alla lontana. Non è stato facile diventare un calciatore professionista. Quando sono arrivato dal Kosovo (giocava nell'FC Prishtina, ndr) a Spalato per giocare con l'Hajduk, dopo tre mesi mi hanno portato subito in prima squadra. Però per trovare spazio e impormi come un titolare ci sono voluti anni. Puoi anche essere Messi a livello di qualità, ma ogni manager ha le sue idee ed i suoi giocatori, quelli che ritiene più adatti al suo gioco. E allora la fiducia te la devi conquistare. Io ai tempi ero solo, sapevo di poter giocare ad un buon livello e aspettavo solo un'occasione per dimostrarlo. Ci ho sempre messo il cuore, così dopo due anni, e migliorando un passo alla volta, sono arrivato a giocare in pratica tutte le partite. Non è stato un percorso semplice..."

... era pronto a lavorare per conquistarsi nuovamente la fiducia anche qui insomma
"Esatto. Quando sono arrivato allo Spezia sapevo che avrei dovuto affrontare lo stesso percorso. Ricominciare è sempre difficile. Ho giocato la mia prima partita a dicembre contro l’Inter. Sai, in Croazia ci sono tre o quattro squadre di livello mentre le altre avversarie sono più abbordabili. In Italia di avversari semplici non ne esistono. Quando sai di aver fatto bene, allora migliora anche la tua fiducia e poi arriva ad un punto in cui non ti interessa più chi hai davanti. Questa è la mia forza: credo in me stesso e in quello che facciamo e voglio diventare un giocatore sempre migliore in futuro".

Avrà giocato dieci partite, ma intanto le sono già toccati Lozano col Napoli, Lukaku con l'Inter e Ibrahimovic con il Milan...
"Tutti e tre sono fortissimi, tre giocatori con caratteristiche diverse. Lozano è velocissimo, Ibrahimovic ama ricevere il pallone tra i piedi, Lukaku in progressione è devastante. Soprattutto gli ultimi due, sono autorevoli sia fisicamente che mentalmente. Ma se rimani concentrato, se ti sei preparato a dovere, allora sai sempre cosa fare. Se poi tutta la squadra fa la prestazione, come è successo allo Spezia, allora questo ti aiuta molto". 

Spalato è una bellissima città sul mare, ma tanto male non le è andata a livello di panorami
"Decisamente. La Spezia mi piace molto e poi mi sono innamorato subito del golfo: Porto Venere, Lerici... Ogni volta che posso vado, sono luoghi dove trovare relax. Il mare è un fattore importante quando non sono al lavoro".

Lei viene dai dintorni di Pristina, è nato proprio nel periodo della guerra. Quanto ha inciso sul suo carattere l'esperienza di quegli anni tragici?
“La mia famiglia ha sofferto molto. Quando è scoppiata la guerra io avevo due anni, dovemmo abbandonare tutto. Siamo tornati dopo la fine per creare una nuova vita e ricostruire il Paese. Con l’aiuto di dio, siamo qui".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia

























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News