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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Aprile - ore 22.16

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Che sia qualsiasi cosa, purché sia ancora serie A

Lo Spezia in cinquanta giorni si gioca la categoria ma anche tante prospettive di futuro. I progetti degli americani, il Picco, la conferma di Italiano e di tanti calciatori emergenti. Sette settimane la cui importanza appare davvero storica.

dieci punti
Esultanza

La Spezia - Da adesso è tutta una corsa a perdifiato. Smaltiti gli impegni delle nazionali, che hanno fortemente inciso sull'attività dello Spezia Calcio con nove convocati, si torna al campionato. Dieci partite in sette settimane, cinquanta giorni la cui importanza per le vicende calcistiche della città saranno valutabili solo dai posteri. La classifica non dona certezze, tranne quella che i bianchi sono in piena lotta per il proprio obiettivo. Con un minimo margine di errore, servono 10 punti per una salvezza che ad inizio stagione era un sogno ed è via via diventato invece il pilastro su cui poggiare un futuro che si riesce solo ad indovinare al momento.

Lo sa Vincenzo Italiano, il tecnico emergente più in vista d'Italia. A chi non lo conosceva piaceva inizialmente il suo coraggio nel proiettare sotto la porta delle grandi un calcio divertente. Convinti gli esteti, gli mancano da portare dalla sua (in certi casi mettere a tacere) i pragmatici. Quelli che 'giocare bene ok, ma se poi retrocedi...'. Fatto questo, parrebbe logico voglia alzare l'asticella delle aspettative di carriera. Le occasioni non gli mancheranno e magari la migliore gliela offriranno gli attualmente imperscrutabili Platek.
Lo sa Mauro Meluso, il discreto costruttore del primo storico Spezia di serie A. Presto vorrà capire le idee di un gruppo che vuole portare un'impostazione tutta nuova per lo sport italiano nelle selezione dei calciatori. Oggi gli tocca l'abito scomodo del parafulmine, quello che attira in silenzio le critiche che piovono nel momento delicato per proteggere la squadra che va in campo. Pare non sia un ruolo gli vada a genio per carattere. Ma ha capito che questo è il tempo di parare i dardi dell'iniqua fortuna per uno scopo superiore.
Lo sanno i dipendenti dello Spezia Calcio, rassicurati sul desiderio di continuità dai nuovi proprietari americani. Le dimensioni del loro progetto sono ancora da valutare. Gli indizi che arrivano dalla Danimarca, che è avanti di poche settimane rispetto all'Italia, troppo pochi per stabilire una regola. Di certo all'orizzonte ci sono questioni da risolvere una volta per tutte. La prima è ovviamente lo stadio Picco con tutto il suo fascino e tutti i suoi limiti. Il ritardo è ormai evidente, la volontà di affrontare il problema ancora no ma ci sono segnali incoraggianti.

Il calcio italiano post pandemia è in pieno rimescolamento di forze. Dopo dieci anni di dominio, questo sarà con buona probabilità quello in cui la Juventus abdicherà allo scudetto. Chi ha costruito dal basso continua ad essere portato ad esempio. Chi ha tenuto i conti in regola soffre meno. Chi viene dalla provincia, con forze fresche ed entusiasmo ,può trovare una maglia più larga per posizionarsi in maniera duratura ad un livello che un tempo poteva solo sognare. C'è lo Spezia insieme al Benevento oggi come fronte di questo movimento, magari domani ci saranno anche Monza o Pisa. Davvero la sensazione è che possa succedere qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa, purché sia ancora serie A.

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