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Cantile è tra due mondi: "I doriani meno mugugnoni di spezzini e genoani"

Il giornalista spezzino è stato caporedattore di Samp TV durante l'epoca Garrone. "La Samp non lotterà per la salvezza. Lo Spezia deve investire ora per non finire come il Lecce".

il personaggio
Matteo Cantile

La Spezia - "Mai avrei pensato in quel 1985, quando ho deciso che la Sampdoria sarebbe stata la mia squadra e che l'avrei scelta per giocare al Subbuteo, di vivere una sfida tra i blucerchiati e la squadra della mia città. E invece, due mondi che mi sembravano lontanissimi, si stanno per incontrare". E forse non avrebbe neanche mai pensato di diventare una delle voci della Sampdoria 25 anni dopo. Eppure Matteo Cantile dal 2009 al 2014 è stato proprio questo. Caporedattore di Samp TV, il canale tematico lanciato durante l'epoca Garrone, e poi volto noto di tante televisioni genovesi, da TeleNord a Primocanale, e inviato per Sky e DAZN.
Chi meglio di lui, che ha respirato i fumogeni lungo Viale Italia in quel 20 agosto di festa irrefrenabile e raccontato di Cassano e Pazzini in Champions League, può introdurre alla partita di lunedì? L'unica vera sfida inedita in campionato per i bianchi, che avevano lasciato Liguria, Andrea Doria e Sampierdarenese negli anni Quaranta. Forse davvero la partita che leva la pattina di fossile alla storia più antica degli aquilotti.

Da spezzino tra i genovesi, come si riconosce un genoano da un sampdoriano?
"C'è una certa fisiognomica del tifoso. Se sei cupo, sei genoano; se sei bello alto e biondo, sei sampdoriano. Scherzi a parte, i genovesi in generale mugugnano come tutti i liguri e sono orgogliosi della propria città e della propria storia. Il genoano è più spezzino da un certo punto di vista: polemico al massimo e sempre, un borbottio senza quiete. Il sampdoriano è più sereno, pur essendo passionale come gli altri tifosi. Ma è meno carico di quel pathos negativo tipico".

Frutto dei successi del periodo d'oro dei Novanta? Scudetto, Coppa delle Coppe, la finale della Coppa dei Campioni...
"L'era Mantovani ha indubbiamente cambiato i parametri di pensiero. I sampdoriani hanno fatto proprio lo stile Mantovani, nonostante oggi il club sia in mano ad un presidente che non c'entra niente con quel passato. E questo nonostante tantissimi tifosi blucerchiati di oggi non abbiano mai visto giocare Vialli e Mancini. Il tempo passa d'altra parte. Quando c'è stata Spezia-Genoa, parlando con alcuni colleghi mi sono accorto che ce n'erano parecchi che non avevano vissuto il campionato di serie C1 del 2006. Allora magari avevano dieci anni, ma nel frattempo ne sono passati quindici".

E la Sampdoria di oggi, quella che sta in campo, è soprattutto Claudio Ranieri?
"Non direi. La Sampdoria come rosa non c'entra niente con la bassa classifica. A meno che non si suicidi calcisticamente, cosa che può sempre accadere in questo sport, non rischierà la retrocessione. Non ha forse la forza di puntare a qualcosa di più alto di una media classifica, ma ha calciatori validi: Adrien Silva, Candreva, Ekdal, Audero, Keita, Ramirez, Damsgaard (che è un fenomeno) e ovviamente Quagliarella finché c'è. Una squadra che non vale le prime sette, ma neanche le ultime cinque".

La salvezza, almeno per la Liguria, è dunque al massimo una lotta tra Spezia e Genoa.
"Se guardiamo le liguri, mi aspettavo un Genoa meno peggio di così. Cosa che fa il gioco dello Spezia ovviamente. La Samp invece farà il suo campionato da squadra di mezza classifica, che ogni tanto batte l'Inter e magari poi perde con il Sassuolo".

La vittoria di Napoli lascia una certa ubriacatura in casa aquilotta. La classica rondine che non deve illudere sia arrivata la primavera?
"Lo Spezia è drammaticamente simile al Lecce dell'anno scorso sotto il punto di vista del gioco. Per i salentini un campionato di complimenti, poi la retrocessione. Io mi appello al club, che abbia la giusta lungimiranza proprio in questa fase. Mantenere la società in serie A significa dargli una dimensione nuova, tornare subito in serie B si conclude nell'aver fatto un giro di giostra nell'anno più brutto. Quello senza tifosi".

Il non fare il passo più lungo della gamba è un mantra per il club, ribadito anche all'inizio di questa sessione di mercato.
"Io farei questo ragionamento. Nzola vale già potenzialmente, diciamo, 12 milioni di euro. Andrà in doppia cifra, forse farà anche meglio e avrà sicuramente mercato la prossima estate. Ecco, le entrate che prevedi di fare con lui a giugno devi usarle già oggi per rinforzare la squadra vista la forza economica della proprietà. Questo è il modo per garantirsi un secondo anno in serie A con un tesoretto importante. Già preventivabile, ma da mettere dentro adesso. E' la differenza tra una dirigenza lungimirante e una che vive alla giornata. Per la struttura odierna che ha lo Spezia, rimane complicato salvarsi. Non succederà più di subire trenta tiri in porta e vincere la partita come è successo a Napoli. Diciamo che ti sei ripreso ciò che avevi lasciato alla Lazio, una sconfitta immeritata, o al Parma".

Tra le tifoserie di Spezia e Sampdoria c'è una sorta di amicizia "latente". Un'amicizia che non è mai stata messa alla prova dei fatti. Secondo lei sopravviverebbe ad una prova sugli spalti?
“Non so più interpretare bene gli umori della curva. Però devo dire che da parte sampdoriana non ci sarebbe nessun tipo di ostilità nei confronti degli spezzini. Il motivo è semplice: tutti quelli che non hanno in particolare simpatia il Genoa, sono amati dai sampdoriani. Da parte spezzina invece mi pare di aver registrato più freddezza o indifferenza, anche in occasione della festa promozione di questa estate. Se proprio qualcuno dovesse fare un coro meno amichevole, direi probabilmente arriverebbe da parte spezzina".

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