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"Nuova convenzione sì, ma il Picco non sarà venduto"

Il sindaco Peracchini audito in commissione. "Lo Spezia Calcio ci ha chiesto riservatezza. Danno erariale se non si fa il progetto Dontstop? Uno studio di fattibilità era comunque necessario".

l'opposizione incalza

La Spezia - Si torna a parlare di stadio nella terza commissione consiliare. Ad un mesetto circa dal primo appuntamento sul tema, i piani per arrivare all'ampliamento del centenario "Alberto Picco" hanno preso una strada piuttosto precisa ( QUI e QUI), quantomeno in caso di permanenza dello Spezia Calcio in serie A. Pendono ad oggi la richiesta di deroga e la formulazione di una proposta progettuale da parte del club, che salvi, per così dire, alcune delle ipotesi formulate dallo studio di fattibilità commissionato da Palazzo Civico a Dontstop Architettura nove mesi fa.
Aspetti su cui i commissari Guido Melley e Massimo Lombardi hanno chiesto delucidazioni al sindaco, oggi audito nell'appuntamento presieduto da Fabio Cenerini. “Ad oggi le scadenze temporali per la deroghe della Lega Calcio sono imminenti - sottolinea Melley -. Vorremmo capire se ci sono stati accordi di massima con la nuova proprietà dello Spezia Calcio e quante probabilità ci sono di ottenere la deroga che permetterebbe di continuare a giocare al Picco anche il prossimo anno”.

“Lo Spezia Calcio ci ha chiesto riservatezza ed è opportuno aggiornarsi quando il club avrà annunciato di aver finito le proprie valutazioni - avverte subito Pierluigi Peracchini -. Noi abbiamo fatto tutto il lavoro che l'ente poteva e doveva fare. Ovvero, il giorno dopo la promozione in serie A dello Spezia Calcio abbiamo dato incarico di fare uno studio di fattibilità. Il cambio di proprietà in seno al club ha poi cambiato lo scenario sul quale abbiamo lavorato".
Per la prima volta arriva la conferma degli scambi avuti dall'amministrazione comunale con gli emissari attuali dello Spezia Calcio (QUI). "Abbiamo avuto qualche incontro con i loro tecnici e ho incontrato una volta anche l'amministratore delegato (Nishant Tella, ndr). Il progetto da noi messo a disposizione sarà la base di partenza per la proposta della società, almeno a quanto trapela. Ci hanno chiesto due o tre mesi di tempo per capire la realtà italiana e le regole del calcio italiano prima di dire la loro. Ma ormai una scelta definitiva dovrebbe essere questione di giorni".
Sarà il privato a finanziare l'opera, almeno inizialmente. "Sappiamo per certo che lo Spezia vuole giocare alla Spezia e nel più breve tempo possibile e per questo si muoveranno in prima persona da subito - spiega il primo cittadino -. Nella seconda fase ci sarà anche una nostra collaborazione, che però al momento non è ancora stata delineata".

I commissari di opposizione vogliono capire cosa ne sarà del lavoro - costato 40mila euro - svolto dallo studio milanese per conto del Comune della Spezia. “Se il progetto redatto e pagato dal comune dovesse essere accantonato dal club, non ci sarebbero gli estremi per un danno erariale? Il percorso scelto dall'ente non espone a questo rischio?”, punge Massimo Caratozzolo.
"Lo studio di fattibilità è stato creato da professionisti suggeriti dall'allora responsabile strutture del club (Mauro Ferrara, che lasciò il club pochi giorni dopo, ndr). E' comunque un passaggio assolutamente necessario per l'intervento che si vuole perseguire. Sia che se ne occupi il pubblico, sia che se ne occupi il privato. Da parte nostra è stato semplicemente fatto ciò che chiunque avrebbe fatto al nostro posto per risolvere il problema".
“Quali sono le prospettive riguardo alla concessione di un'ulteriore deroga?”, si informa Marco Raffaelli. "La deroga è stata data in base alla Legge Treviso, che prevede l'ampliamento a 16mila posti come obiettivo. L'iter odierno prevede che la società ne faccia richiesta entro il 30 giugno, data ultima di presentazione dell'iscrizione. Il soggetto proponente è quindi la società, che ha in gestione lo stadio", risponde Peracchini.

Guido Melley torna sul progetto di fattibilità presentato a dicembre. "Quello studio era povero sotto l'aspetto degli investimenti commerciali, ovvero il fattore che avrebbe giustificato l'eventuale investimento da parte di un privato. Nulla ostacolava di prevedere un discorso più ampio già allora. Fino a dicembre la società sembrava fuori dai giochi, oggi pare tutto in capo alla società. Ma il bene continua ad essere di proprietà pubblica".
Si chiede se l'ipotesi di vendere lo stadio Picco, ventilata da ambienti dell'amministrazione, sia ancora in piedi. "Lo Spezia esclude, almeno a quanto ci è stato detto a voce, l'acquisto del bene - chiude la porta il sindaco -. Si lavorerebbe al prolungamento della concessione. I lavori? La prassi per la deroga vuole che inizino immediatamente dopo l'iscrizione avvenuta". Si lavorerebbe dunque ad un nuovo contratto sul modello di Udine (QUI).
La realizzazione del progetto Dontstop ha un costo stimato di 26 milioni di euro, di cui 23 a carico dei privati. "Perché non è stata cercata una strada più economica per l'ampliamento? In altre città sono state fatti lavori con cifre molto più contenute?”, sottolinea Federica Pecunia. "Il costo per rifare uno stadio è di molto superiore di mille euro a posto - risponde Peracchini -. Non c'è nulla di anomalo nell'importo che è stato ipotizzato. Il privato ha un ritorno commerciale ed è chiaramente facilitato nel portare a termine l'opera, anche in virtù di tutta un serie di sgravi che abbattono l'importo finale".

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