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Ultimo aggiornamento: Domenica 11 Aprile - ore 22.34

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"E' servito un anno per ampliare la tribuna senza sfrattare la squadra"

Sergio Berantelli, direttore dell'ufficio opere pubbliche del Comune di Bolzano, racconta l'esperienza della città alpina alle prese con uno sadio anni Trenta. "Post Covid i lavori più lenti di prima per rispettare le norme di sicurezza".

il caso di bolzano

La Spezia - Ad un primo colpo d'occhio la somiglianza è davvero notevole. Se non ci fossero le meravigliose Alpi alle spalle, invece che i più modesti rilievi del Golfo della Spezia, sarebbero quasi sovrapponibili. Sono d'altra parte coeve la tribuna del Druso di Bolzano e quella dello stadio Picco della Spezia. Entrambe edificate negli anni Trenta, solo una con un destino già segnato. La "Zanvettor", settore intitolato ad un sfortunato calciatore del Sud Tirol morto a soli 24 anni, è già stata demolita e nei prossimi mesi risorgerà. Quasi triplicata nella capienza e pronta per tornare ad essere il biglietto da visita dell'impianto altoatesino. Un'operazione pensata per sostenere le ambizioni del club biancorosso di approdare presto in serie B. Obiettivo dichiarato di una società che da tanti anni fa bene in terza serie, come può testimoniare l'aquilotto Gyasi, che lì sfiorò la finale playoff nel 2018.

Bolzano ha giocato d'anticipo, la Spezia deve invece rincorrere per concordare con il club il rifacimento di uno stadio sottodimensionato per il livello raggiunto dallo Spezia Calcio. Che arrivi la salvezza in questa stagione o meno, le ambizioni della proprietà americana sono quelle di mantenere un club in serie A a lungo. E mettere mano ad una tribuna "storica" è una questione di non poco conto. Lo conferma l'architetto Sergio Berantelli, direttore dell'ufficio opere pubbliche del Comune di Bolzano. Ha seguito il lungo iter della nascita del nuovo Druso a partire dal 2012. Dai primi disegni all'arrivo degli ultimi contributi, nel 2018, da parte della Provincia autonoma e fino allo splendido progetto definitivo creato da Dejaco+Partner, GMP Architekten e studio di ingegneria Bergmeister . Un'operazione totale da circa 15 milioni di euro: due tribune, terreno di gioco, illuminazione, locali interni e varie ed eventuali. Il tutto con la squadra che ha continuato a giocarci dentro: "A parte le prime due partite, giocate a Salò, da fine ottobre scorso la struttura è tornata agibile".

Come riuscire a garantire un aumento di capienza così importante costruendo comunque sul sito della vecchia tribuna?
"A lavori ultimati sarà più profonda rispetto a quella precedente, con una pendenza più dolce, che porterà gli spalti a sfiorare il terreno di gioco. In accordo con tutti i parametri legati alla sicurezza, avrà un gusto all'inglese. Nel punto terminale sarà sopraelevata rispetto al campo di poco più di due metri, una differenza di quota che permetterà di garantire la separazione tra le due aree. Ovviamente nessuna recinzione tipo gabbia, che si usavano in passato. C'era una pista di atletica a quattro corsie che è stata eliminata e le società che la utilizzavano spostate presso l'altro campo d'atletica cittadino, che nel frattempo abbiamo rinnovato con un intervento da circa 2 milioni di euro. Infine la tribuna sarà allungata con due aggiunte che preservano e fanno risaltare la facciata monumentale"

In questo modo la capienza sarà quasi triplicata
"Da progetto definitivo la Zanvettor potrà ospitare 2.783 persone. Poi a livello esecutivo è possibile che venga leggermente limitato per questioni di sicurezza. Ma lo stadio in totale, contando anche la tribuna Canazza da oltre duemila e 800 posti, non sarà sotto i 5.500 posti necessari per fare la serie B"

Quando sono iniziati i lavori sulla Zanvettor?
"La demolizione è iniziata la scorsa estate e si è iniziato a lavorare poi da settembre in poi. Lo slittamento dell'inizio del campionato ci ha fatto gioco. Oggi siamo nella fase in cui si inizia la ricostruzione, mentre di pari passo abbiamo pubblicato i bandi per l'acquisto degli arredi. Contiamo di inaugurare il nuovo stadio il prossimo autunno. In totale ci saranno voluti due anni e mezzo per rifare tutto lo stadio e dovendo lavorare a step. Per la sola tribuna circa un anno dunque".

Il vincolo storico sulla facciata esterna vi obbligava a preservarla. Quanto ha inciso sui tempi di realizzazione?
"Nel bando di gara era già chiaramente esplicitato il fatto che la facciata avrebbe dovuto rimanere in piedi. E' stato necessario rinforzarla prima di procedere nel demolire gli spalti internamente. Senza quest'obbligo forse ci sarebbero voluti un paio di mesi in meno".

Avete deciso di portare avanti il cantiere e continuare ad ospitare il Sud Tirol, che quindi non ha mai dovuto abbandonare il proprio campo. Quanto ha inciso sui tempi di realizzazione?
"Chiaramente se avessimo potuto chiudere lo stadio e lavorare sulle due tribune ed il campo contemporaneamente avremmo risparmiato qualcosa, sia a livello di tempo che di denaro. Invece abbiamo rivisto innanzitutto la tribuna Canazza, che ora ha 2.816 posti a sedere di cui 625 per i tifosi ospiti. E dopo averla riaperta siamo passati alla Zanvettor, installando i servizi che venivano a mancare - spogliatoi, locali dell'antidoping, sala stampa, locali per il Gos etc. - in una serie di container temporanei. La stima iniziale era di 720 giorni naturali consecutivi di lavori".

E chiudendo invece lo stadio?
"Forse in un anno avremmo potuto fare tutto. Questo al netto delle due varianti in corso d'opera che sono state necessarie e dello stop forzato di due mesi e mezzo a causa della pandemia. Ad oggi il numero di squadre di operai che si possono utilizzare è limitato per ragioni di sicurezza. E poi qualche imprevisto è sempre possibile e, se si può, andrebbe anticipato".

Ci può fare un esempio?
"Noi abbiamo per conto nostro svolto un'indagine preliminare sulla presenza di eventuali residuati bellici, visto che la zona dello stadio non è lontana dalla stazione ferroviaria, un obiettivo sensibile nella Seconda Guerra Mondiale. Se avessimo dovuto scoprire in corso d'opera una bomba, ci sarebbero volute settimane e forse mesi per coinvolgere il Genio militare e poi progettare e mettere in opera tutta la procedura di bonifica. Rilevando noi in anticipo un basso rischio, abbiamo risparmiato parecchio tempo".

Tra le assonanze tra le due tribune, quella del Druso e quella del Picco, la presenza dei pali di sostegno della copertura
"Furono eliminati già negli anni anni Novanta con un primo significativo intervento di ristrutturazione. Ai tempi si vedevano i tifosi seduti proprio tra un pilastro e l'altro per non avere zone cieche della visuale. In accordo con la Soprindentenza si era creato un sistema di cavi d'acciaio ancorati al terreno alle spalle della tribuna per sorreggere la copertura".

Il risultato è quello di un impianto pronto per espansioni future, visto che le curve non ci sono ad oggi
"Il Druso sarà... non voglio dire a cinque stelle, ma sicuramente in totale rispetto delle normativa. E poi con un piglio architettonico e una scelta di materiali di una certa valenza. Dotiamo la città di uno stadio con tribune più capienti, comode e funzionali. In più si valorizza la parte storica come richiesto dalla Soprintendenza".

Conosce il Picco per caso?
"Sono venuto in vacanza nel vostro splendido golfo la scorsa estate e mi è capitato di passarci vicino. Si notano i suoi anni, non lo nego. E poi sono interista, e come potrà capire ultimamente il Picco non ci è passato inosservato...".

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