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Stop carbone entro 2021, la sottosegretaria: "Prospettiva appare positiva"

La risposta alla deputata spezzina Manuela Gagliardi (Cambiamo). Strategica l'attivazione di impianti a gas nel resto del nord.

ENEL

La Spezia - “Si rappresenta comunque che la prospettiva futura appare positiva, dal momento che recentemente sono state adottate dal Ministero della Transizione ecologica decisioni di Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) favorevoli per alcuni nuovi impianti di generazione a gas nella zona Nord, che consentiranno di giungere in tempi brevi alla loro autorizzazione da parte dello stesso ministero, previa intesa della regione interessata, e quindi all'avvio dei lavori di costruzione. Fra gli obiettivi del Governo, inoltre, è contemplata la semplificazione di tutte le procedure di autorizzazione per le opere e le infrastrutture necessarie per il Pniec (Piano energia e clima, ndr), a partire dagli impianti a energia rinnovabile. Pertanto, in questo quadro modificato, sono in corso ulteriori riflessioni e valutazioni tecniche, al fine di consentire di rivalutare l'istanza di chiusura della centrale di La Spezia entro l'anno, senza pregiudicare la sicurezza del sistema”. Questa la conclusione della risposta fornita in Commissione ambiente all'interrogazione dell'onorevole spezzina Manuela Gagliardi (Cambiamo), non soddisfatta delle informazioni ricevute. La risposta, fornita dalla sottosegretaria al Ministero della transizione ecologica, Vannia Gavia.

La sottosegretaria, esponente Lega, ha ricordato che “Enel ha comunicato la volontà di chiudere l'impianto (a carbone, ndr) in anticipo, entro il 31 dicembre 2021 e, nonostante i rilievi formulati da Terna a tale tempistica, il Ministero ha comunque prescritto la messa fuori servizio della centrale entro il 2021, prevedendo che la chiusura sia prevista fermo restando il pronunciamento del Ministero dello sviluppo economico in merito alla sicurezza ed affidabilità del funzionamento del sistema elettrico nazionale”. Ricordando che il gestore di rete, Terna, “a seguito delle analisi di impatto effettuate, ha affermato che la messa fuori servizio della centrale di La Spezia poteva avvenire solo a seguito del raggiungimento nell'area nord del Paese, incluso lo stesso sito di La Spezia, di un saldo netto tra aumenti di capacità e dismissioni pari ad almeno 500 MW”. Ma, appunto, la prospettiva, come riportato in apertura, è “positiva”, visto che potrebbero essere autorizzati in questi mesi nuovi impianti in grado di colmare il decremento dovuto allo spegnimento spezzino.

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