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Quei Dc spezzini nel segno di Donat Cattin

Intervento di Paolo Bufano, ex segretario provinciale Partito Popolare Italiano, a trent'anni dalla scomparsa dell'ex ministro e leader di Forze Nuove.

"Una comunità coesa"
Carlo Donat Cattin

La Spezia - Esattamente trenta anni fa, il 17 marzo 1991, moriva prematuramente Carlo Donat Cattin. Fu un giorno di lutto, in particolare nella nostra provincia. Figlio del fondatore torinese del Partito Popolare di Sturzo e di una nobildonna di Finale Ligure, cattolico rigoroso innanzitutto con se stesso, rude di carattere, membro del Cln piemontese, sindacalista della CISL e poi leader indiscusso di  Forze Nuove, la corrente democristiana più attenta alla dottrina sociale della Chiesa e ai temi del lavoro, nonostante la sua storica ed argomentata alternatività rispetto all'ideologia comunista definì "un capolavoro" il discorso con cui Moro - nel febbraio del 1978 - diede il via libera  alla 'solidarieta' nazionale'.
Da Ministro del Lavoro varo' lo Statuto dei Lavoratori, da Ministro della Sanità sollevò lo 'scandalo delle fustelle' (speculazioni in campo farmaceutico che coinvolgevano organizzazioni criminali nel Mezzogiorno).
Nel suo nome si raccolse nello Spezzino un gruppo di Democristiani attenti a quei valori che hanno segnato (e in parte ancora segnano) la vita politica della nostra provincia. Da Luciano Faraguti, parlamentare, sottosegretario, protagonista indiscusso della vigorosa espansione della portualità cittadina, a Egidio Banti, consigliere e assessore regionale e poi parlamentare della Repubblica, ad alcuni fra i più valenti sindaci del nostro territorio (Luigi Guida a Portovenere, Eraldo Scapazzoni a Bolano, Tarcisio Andreani a Ortonovo, Massimo Bertoni a Vezzano Ligure) ma anche altri amministratori apprezzati (Avena, Peroni, Ambrosini, Bottiglioni, Camaiora, Capetta, Bocchia...), per non parlare di Luigi Merlo, ma anche degli storici dirigenti di partito anch'essi espressi da Forze Nuove(i compianti Giampaolo Paita, Beppe Ricciardi e Gianfranco Matera).
Una comunità coesa, un sodalizio umano prima che politico, sorretto dalla condivisione di valori (l'ispirazione cristiana, l'attenzione al mondo del lavoro, l'impegno sociale, il rigore morale) che trovavano nel riferimento a Carlo Donat Cattin una sintesi efficace e che ancora oggi caratterizzano i 'forzanovisti'  di allora, ovunque collocati ma certamente tutti alieni da qualunque intolleranza, egoismo sociale, indulgenza verso gli oltranzismi o tentazione autoritaria.

Paolo Bufano, ex segretario provinciale Partito Popolare Italiano

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