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Due anni di lavoro, ora La Piazza Comune è pronta a dire la sua

L'associazione culturale mette in fila una serie di buoni propositi e di idee per la città dei prossimi dieci anni. Presenti gli ex sindaci Pagano e Federici: "Serve una nuova classe dirigente, che non si crea dentro le oligarchie, ma dal basso".

ecco il manifesto
Due anni di lavoro, ora La Piazza Comune è pronta a dire la sua

La Spezia - Una nuova classe dirigente che guardi al futuro della città non nel breve ma nel medio-lungo periodo: un vero e proprio manifesto per sognare concretamente un programma per il territorio dopo due anni di lavoro. La Piazza Comune esce dal guscio preparatorio e si offre alla platea pubblica, seppur virtualmente costretti dalle obbligatorie ristrettezze dell'emergenza sanitaria. Filippo Lubrano e Milo Campagni, president e past president dell'associazione, insieme agli altri preziosi attivisti della realtà associativa, offrono alla città il risultato del percorso partecipativo organizzato tramite i tavoli tematici capace di coinvolgere un centinaio di liberi cittadini della Spezia. Un Manifesto per abilitare un Piano di rigenerazione urbana e umana per la città della Spezia e il Golfo dei Poeti, una città da guardare con occhi nuovi: "E' proprio questo il momento migliore per osare: proprio oggi in cui tutto quello che prima ci sembrava scontato, abbiamo ben capito che non lo è. Le metropoli tremono, si torna alla provincia e alle campagne" - spiega durante l'introduzione al Manifesto dello stesso Lubrano. "Abbiamo usato i tavoli tematici, ma anche le urne: più di cinquecento lettere, non solo di spezzini ma anche da parte dei turisti che hanno lasciato le loro considerazioni anonime che sono spunti importantissimi per iniziare a lavorare. Siamo partiti dalle radici, "con i piedi nel passato ma lo sguardo dritto e aperto nel futuro", come cantava Pierangelo Bertoli".
Una città che fu paesino, diventò grande per poi veder diminuire a visto d'occhio i residenti negli ultimi 40 anni, compensati soltanto parzialmente dall'ingresso degli stranieri che oggi rappresentano il 15% del totale. Molti se ne sono andati e sono tornati, la maggior parte però è rimasto fuori, chi all'estero chi nelle metropoli italiane, Milano su tutte. La bellezza dei luoghi, pacifica da accordare, ma anche l'economicità della vita di provincia, da opporre alla selettività di una metropoli suggerisce la prima vera proposta de La Piazza Comune: lo spart working, cioè il co-working alla Spezia: "Con la chiusura di Talent Garden a Sarzana al momento in provincia non ci sono questi spazi che possono essere un ottimo modo per lavorare senza frontiere stando qui" - spiega Lubrano. Il Polo universitario e il campus da poco nato negli ex locali dell'ospedale militare Falcomatà è l'altro tema toccato, anche in considerazione del fatto che già esiste ed è vettore già importante: la nautica e più in generale l'economia del mare "che possono dare più".

E poi il mare balneabile, l'utopia da perseguire "basti pensare che diversi crocieristi che ci hanno lasciato i loro pensieri pensavano una volta scesi di poter fare il bagno nelle acque della città", la mobilità dolce e quattro aree d'intervento: Arsenale, ex area Enel, waterfront e, come detto, l'università. Particolare interesse nei confronti della base navale e della grande area di Vallegrande "Negli anni '60 dentro gli spazi dell'Arsenale c'erano ventimila dipendenti, oggi sono decisamente meno di duemila e l'area è rimasta identica. L'Arsenale ha una sua storia e può essere volano turistico, con la sua architettura industriale, senza dimenticare i servizi accessori alla nautica e alla cantieristica, così come un incubatore di imprese del mare e magari un seabus all'interno. Per quanto riguarda Enel, diciamo un chiaro no ai fotovoltaici a terra, così come ai containers, sì alla possibilità di installare un polo di ricerca, legato alla blu economy". E poi si torna al mare balneabile: "Sessant'anni fa gli spezzini facevano il bagno a Fossamastra, crediamo che gradualmente si possano recuperare piccoli spazi secondo una politica da fare per gradi ma con perseveranza. Abbattere la zona centrale della diga foranea? Fu un proposito del 2004 mai portato avanti, pensato per ottenere un'acqua più pulita. E poi una serie di luoghi e nodi cruciali da rivalorizzare: dal centro Kennedy agli gli ingressi in città via treno, auto o nave, passando per il recupero del magazzino ferrovie di Valdellora, la colonia Parodi, la Vecchia Beghi, l'Anfiteatro Viale Alpi, Porta Castellazzo, Ex teatro Trianon e l'immensa palazzina della caserma Duca degli Abruzzi.
Lubrano parla di "urbanismo tattico": "Si tratta di interventi low-cost che si basano sull'uso di vernici coinvolgendo artisti locali per cambiare la fisonomia degli spazi". E poi il cosiddetta Guerrila gardening, cioè la possibilità di fare giardinaggio in zona complicate con flash mob "che speriamo di tornare a porter fare al più presto". Fra le slide passate in rassegna si scorgono altre piccole proposte: giornate car-free, un festival delle culture, un'attività di riqualificazione urbana, azioni per la diffusione di una cultura d'impresa, sensibilizzazione contro l'odio on-line, coinvolgimento dei bambini e una egnaletica urbana artigianale". Recuperare la Festa della Marineria, pensare ad organizzare un Ted Talk, cioè testimonianze di esperti, format che già esistono in diversi capoluogo di provincia. Infine Open House, un'idea secondo la quale si può andare "ad aprire una volta all'anno spazi privati normalmente non visitabili del pubblico come studi privati, backstage, retrobottega".

Al tavolo virtuale anche gli ex sindaci Giorgio Pagano e Massimo Federici. Il primo a parlare è proprio Pagano che vede nella sosteniblità, declinata in giustizia sociale e ambientale, la stella polare di chi cerca di cambiare l'inerzia: "Sono d'accordo quando si parla della necessità di avere visione ma anche concretezza: sguardo ampio e capacità di essere pragmatici, anche al di là del proprio Comune. Se facessimo una metropolitana leggera da Sestri Levante alla Versilia, saremo al centro di un'area vasta, così se si completerà il raddoppio della Pontremolese. Il quadro attuale è preoccupante, anche a causa della pandemia: siamo tutti chini sull'oggi, la dimensione del futuro era già sparita da anni e la politica è impotente perchè ridotta ad essere amministrazione. Solo i cittadini possono cambiare le cose e ricostruire la politica. Spezia ha un drammatico bisogno di una classe dirigente: su Enel, aree militari, l'ospedale siamo fermi da anni. Sono questioni complesse e costose ma fondamentalmente non vanno avanti perché c'è una drammatica assenza della classe dirigente. Che non si crea dentro le oligarchie, ma dal basso". Tocca poi a Federici, che richiama il lavoro portato avanti dalla Camera del Lavoro con progettualità che potranno trovare terreno di discussione proprio con la realtà de La Piazza Comune: "Dispiace che sindaco e assessori non abbiano trovato il tempo di partecipare: sinceramente non riesco a capire come si faccia a perdere un'opportunità così importante di confronto in un lungo periodo in cui sono mancate le circostanze per eventi organizzati. Il riferimento che avete fatto al Piano Strategico di Giorgio Pagano è stato uno dei momenti più alti della politica cittadina, ancora peraltro fortuosa: da lì sono nate idee, ancora molto vive. A proposito dell'Arsenale va aggiunto qualcosa che ha una sua importanza: questa città nasce con la violenza irruzione dello Stato e c'è il rischio di andare a sbattere la testa se lo si affronta nel modo sbagliato. Mi sono fatto l'idea che non ci sia la possibilità di liberare nel medio termine gli spazi della base mentre è forse possibile pensare ad un luogo più permeabile, più condiviso: questo mi pare un obiettivo ragionevole ma serve un progetto forte. Il fatto originario della città moderna è ancora fruttuoso: la Spezia delle competenze è ancora lì, l'Arsenale va visto come una grandissima palestra di conoscenza, una scuola di massima eccellenza, anche per la formazione, dalle maestranze all'università".

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