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Costa e Grazzini non mollano, Peracchini e i totiani ci pensano

Il rimpasto di giunta non è ancora concluso: sia i Popolari di Costa che gli azzurri guidati dal neo commissario Grazzini puntano a una rappresentanza tra gli assessori. Altrimenti valuteranno di volta in volta l'appoggio alla maggioranza.

Grandi manovre
Pierluigi Peracchini

La Spezia - Manca poco più di un anno alle amministrative che potrebbero confermare l'egemonia del centrodestra in città oppure riconsegnare il capoluogo al centrosinistra. Un appuntamento che, gioco forza, inasprisce i rapporti all'interno di una maggioranza che si è trovata la tavola apparecchiata nel 2017 dal decadimento del Pd e dei suoi alleati e che poi nel corso degli ultimi anni ha visto susseguirsi l'ascesa locale del governatore Giovanni Toti e poi l'esplosione della Lega salviniana, che non è mai davvero passata all'incasso a livello di nomine. Ma i regolamenti di conti tra il carroccio e gli arancioni ai quali si è assistito all'indomani delle politiche del 2018 difficilmente avrebbero fatto pensare a quello che sta accadendo oggi. A tre anni di distanza c'è un centrodestra variegato che, insieme a Pd e M5S, sostiene un governo di legislatura guidato da Mario Draghi, il tecnico-politico per eccellenza, individuato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al culmine di una crisi di governo che mostra ogni giorno che passa ragioni di interesse nazionale sempre meno evidenti.

Dopo un breve periodo di confronto all'indomani delle regionali, però, le diatribe tra Toti e la Lega si sono sopite. Non si può dire lo stesso delle discussioni tra gli arancioni e gli altri esponenti del mondo moderato. Un testa a testa che, col senno di poi, sembra esser stato alimentato in primo luogo proprio dalla campagna acquisti che Toti e compagnia hanno messo in atto col trascorrere del tempo. Acquisita la leadership del centrodestra ligure, infatti, Toti ha provato a esportare il modello genovese a livello nazionale, senza ottenere il successo sperato. I gruppi parlamentari sono stati costituiti, ma oltre alla prassi delle consultazioni non ci sono state soddisfazioni per Cambiamo nel governo Draghi. Anzi: al posto di un arancione, almeno secondo le agenzie di stampa delle prime ore, è stato nominato Andrea Costa, leader ligure dei popolari e oggi spina nel fianco della giunta spezzina. E dire che nel frattempo il gruppo di tre consiglieri aveva perso Umberto Costantini e Marco Tarabugi, passati rispettivamente a Fratelli d'Italia e ai totiani.
Nel frattempo, però, la galassia arancione spezzina assorbiva uno dopo l'altro l'assessore Kristopher Casati e i consiglieri Andrea Biagi, Marco Frascatore, Enzo Ceragioli, Oscar Teja (ex Forza Italia) e lo stesso Tarabugi. Toti sempre più forte, nonostante il risultato così così ottenuto alle Regionali, e Forza Italia e Liguria popolare sempre più deboli. Peccato che a livello nazionale dopo il Conte bis le cose siano cambiate in maniera importante.

Dopo aver corso insieme alle elezioni di settembre, Liguria popolare e Forza Italia, si sono infatti trovate rappresentate in parlamento e al governo, ma poco, se non per niente nella politica locale: i consiglieri Fabio Cenerini e Giacomo Peserico da una parte e il solo Costa dall'altra. Nessun assessore (con l'addio di Casati al movimento) per due forze politiche che forniscono un apporto fondamentale nella coalizione di centrodestra (nel caso di Forza Italia) e che esprimono il sottosegretario alla Salute in piena pandemia (ed è il caso di Costa e Liguria popolare, partito federato con Noi con l'Italia, di Maurizio Lupi).

Proprio grazie alle novità introdotte dal nuovo assetto nazionale sia i popolari di Costa sia la nuova Forza Italia guidata dal commissario provinciale Giovanni Grazzini sono ritornate con vigore all'attacco. Entrambe alla ricerca di una rappresentatività in giunta. La linea è condivisa, come la lista delle ultime regionali, e la posizione è granitica: sia La Spezia popolare che Forza Italia meritano di esprimere un assessore a testa in giunta, dopo aver contribuito in maniera fattiva all'elezione del sindaco Peracchini. Nelle ultime settimane gli incontri si sono susseguiti senza un esito condiviso, tanto da portare Costa e Grazzini a dichiarare l'intenzione di valutare di volta in volta l'appoggio alla maggioranza.
Entrambi i partiti, infatti, rivendicano un posto al sole.
"E' questione di dignità. Abbiamo dato un contributo importante all'elezione del sindaco Peracchini. Rappresentiamo il 6 per cento degli elettori spezzini, oltre 2mila persone, e dunque meritiamo di poter dare il nostro contributo in una maniera funzionale dal punto di vista amministrativo. Casati ha deciso in maniera del tutto lecita di cambiare casacca - spiega a CDS il sottosegretario Costa - e nel rapporto di lealtà reciproca e nei confronti degli elettori, La Spezia popolare dovrebbe poter contribuire all'azione di governo in maniera concreta, esprimendo un assessore. Una figura che non deve essere confusa con quella richiesta da Forza Italia, nonostante il rapporto che è nato negli ultimi tempi, anche in considerazione delle radici comuni che abbiamo, e quello privilegiato che esiste con il nuovo commissario provinciale: noi vogliamo un rappresentante in giunta e Cambiamo non può raccogliere per tutti, con cinque consiglieri, quattro assessori e un sindaco".
Sulla stessa lunghezza d'onda Grazzini, commercialista ed ex presidente dello Spezia calcio, tra le altre cose, che ha in pochi giorni rivoluzionato l'atmosfera all'interno del centrodestra spezzino. Uomo dall'agenda praticamente infinita ha infatti calamitato l'attenzione sulla sua figura, che non pochi danno come possibile candidato sindaco nell'alveo del centrodestra. Se in contrapposizione o al posto di Peracchini lo diranno solamente gli eventi dei prossimi mesi.
"Forza Italia è stata fondamentale per vincere le elezioni alla Spezia - ribadisce - e per questo chiediamo la possibilità di essere presenti in giunta. Per un principio di democrazia riteniamo che si debba considerare l'apporto fornito nel 2017, così come è stato fatto a Roma, per esempio nella nomina dei sottosegretari, prendendo in considerazione le forze politiche presenti al momento delle politiche del 2018. E' questo che abbiamo chiesto al sindaco Peracchini. Se questo non accadrà non siamo noi ad andare via, non ci interessano le poltrone, vorrà dire che il primo cittadino ha deciso di poter fare a meno di noi e ci esclude dalla squadra di governo. A quel punto valuteremo il da farsi, di volta in volta".

La frattura c'è e a pochi mesi dalle prossime amministrative non può che essere un pessimo segnale. Se il centrodestra saprà ricompattarsi sotto la spinta del rischio di perdere il Comune della Spezia la partita sarà sul nome su cui puntare. Se invece le storiche contrapposizioni alle amministrative tra Carroccio e moderati e, ancora di più, le divisioni tra ex Dc la faranno da padrona, ci sarà spazio per un ritorno del centrosinistra.
Ma è proprio delle ultime ore l'impressione che tra Genova e Palazzo civico siano sorte interlocuzioni che aprono la strada a una soluzione che smorzi i pericolosi toni raggiunti dal confronto. Il binomio Costa-Grazzini, però, si mostra solidissimo e non basterà un posto in giunta per accontentare gli appetiti politici delle due fazioni: La Spezia popolare rivuole il rappresentante perso con l'addio di Casati e Forza Italia attende ancora quello che ne legittimerebbe il ruolo politico.
I riflettori sono puntati sul centrodestra, saranno 12 mesi di sorprese. E c'è tutta una città (per non dire una provincia) che spera che non siano brutte.

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